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Oscar 2018: per l’Italia gioie e dolori. Guadagnino ci porta in alto

Tutta l”italianicity’ della 90esima edizione  

L’Italia è stata protagonista della serata degli Oscar portando a casa gioie e delusioni. Discorsi di ringraziamento in lingua italiana, registi del Bel Paese ringraziati per la loro sensibilità e scenografe che perdono la statuetta. L’importante è esserci, partecipare e rimanere sulla bocca e nella memoria di tutti il giorno successivo. L’Italia ce l’ha fatta.

E’ scritto e diretto da Glen Keane e Kobe Bryant Dear Basket, il cortrometraggio animato che vince la statuetta. Entrambi salgono sul palco e il premio viene ritirato dal giocatore di basket che, raggiante nel suo smoking nero elegantissimo, ringrazia in un piccolo discorso che mischia inglese e italiano. La dedica è alla figlia Gianna e alla moglie: “Gianna, ti amo con tutto il cuore”, dice Kobe visibilmente emozionato.

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Kobe Bryant e Glen Keane

Kobe Bryant e Glen Keane
Foto: AMPAS

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Un altro traguardo importante per l’Italia è stato raggiunto grazie alle quattro nomination targate Chiamami col tuo nome, del regista Luca Guadagnino. Il premio Oscar arriva grazie a James Ivory, sceneggiatore 89enne che è riuscito ad adattare perfettamente il romanzo di André Aciman. Durante il suo discorso, Ivory, ha speso qualche parola per il collega italiano: “Ringrazio Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista”.

Alessandra Querzola
Foto: AMPAS

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Dopo le gioie, il Bel Paese è stato protagonista anche di qualche scivolone. La prima delusione infatti, arriva con la perdita della statuetta per la miglior scenografia. L’italiana Alessandra Querzola, scenografa di Blade Runner 2049, viene surclassata dai colleghi che hanno lavorato a La Forma dell’acqua.

Federica Domenighini

Foto: AMPAS




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