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Alfonso Signorini… direttore con la penna rossa

E’ un opinionista, un direttore e un uomo certamente arguto. Alfonso Signorini si racconta.


In tv a commentare reality o personaggi è un “must have”. Qualcuno di cui non si può fare a meno. Certo, ad Alfonso Signorini le parole non mancano, nemmeno l’arguzia e il “bon ton” per criticare il proprio interlocutore, qualche volta, senza lasciargli il diritto di troppe repliche.

Ma Signorini, almeno, lo ammette di avere un carattere forte e accentratore e forse questa è proprio la sua fortuna. Così lui che dirige due settimanali “Chi” e “Tv Sorrisi e Canzoni” trova spazio per raccontare se stesso e le sue piccole manie a “Grazia” il magazine diretto, invece, da Vera Montanari.

“Sono un direttore presente ed egocentrico, scelgo le foto, impagino, mi piace fare i miei due ‘bambini’ (i suoi giornali n.d.r.)  con le mie manine. E poi ho la sindrome della maestrina dalla penna rossa (sono stato un professore): correggo le didascalie, sottolineo i refusi”.

Ebbene sì! Ce lo vediamo eccome a correggere bozze con un sorriso malcelato mentre sottolinea erroracci e guarda con l’aria da maestro in cattedra i suoi redattori. Ma Signorini è così e per quello fa spettacolo. Non a caso durante i reality show, spesso e volentieri il momento clou è proprio quando interviene lui.

Nell’intervista a Grazia, all’indomani del Festival di Cannes Signorini dice la sua anche sui due film ispirati alla vita di Coco Chanel, da esperto, dato che è anche autore della biografia Chanel. Una vita da favola (Mondadori): “Il mio primo approccio verso Chanel è stato di antipatia. Era una donna fredda e respingente.”

E, nel corso dell’articolo, Signorini non si tira indietro e risponde senza esitazioni alle domande di un pericoloso “gioco della torre”: Chi salverebbe tra Paola Perego e Silvia Toffanin?“Toffanin, tutta la vita”. Tra Daria Bignardi e Lilli Gruber? “Bignardi”. Simona Ventura o Alessia Marcuzzi? “Marcuzzi: meno costruita, più sincera”. Fiorello o Chiambretti? “Sono due fuoriclasse, mi butto giù io piuttosto!”.




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