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Filippo Timi di scena a teatro con Skianto

L’attore porta in scena una pièce con testo proprio che si sviluppa fra disabilità che e ricordi ’80.

Filippo Timi ai suoi massimi livelli. L’attore perugino recupera un testo, quello di Skianto, nato da una costola del Don Giovanni per donarsi completamente al pubblico in un racconto senza fronzoli. Nel suo libro “Tuttalpiù muoio” Timi si è era esposto tirando fuori tutto ciò che aveva dentro di sé in un gesto liberatorio, dal momento che il testo ruota attorno al protagonista Filo (Filippo) ed è in parte autobiografico. Al compimento dei quarant’anni Timi volta pagina.

Skianto racconta la storia di un bambino, ed è trasposizione della triste storia della cugina di Timi nata con l’handicap della scatola cranica sigillata. Nella pièce questo bambino di nome Filippo vive un’esistenza misteriosa e parallela in un mondo tutto suo, rinchiuso in casa dalla vergogna dei familiari per la sua condizione. Sogna di fare il ballerino affascinato da Heather Parisi, di cantare come Renato Rascel, ma una vita ‘normale’ la scorge solo quando è con il nonno simile a lui.

Chiuso nella sua cameretta senza finestre con il suo pigiama con le stampe dei manga anni ‘80, il piccolo Filippo sospeso a mezz’aria compie delle piroette sulla sua cyclette ispirandosi alle evoluzioni di Jury Chechi e inizia a raccontarci la sua storia. Inizia così Skianto, struggente monologo scritto e interpretato da Filippo Timi, in scena al Teatro Morlacchi di Perugia.

Skianto, con la “k” come succedeva negli anni ’80, è una storia fatta di parole mai dette e soltanto pensate, di sentimenti inespressi e grandi sogni destinati a rimanere tali. Tutto questo non ferma la fervida immaginazione di Filippo, il quale vive dentro di sé molteplici avventure riscoprendosi cantante, ballerino e persino pattinatore.

La pièce è divisa in tre atti, intervallati da due intermezzi in cui vengono proiettati dei videoclip. Incorniciata da una scenografia che gioca sapientemente con le luci di Gigi Saccomandi, oltre alle paillettes e alle sgargianti criniere da Mio Mini Pony la rappresentazione offre un ritratto ruvido e al tempo stesso tenero della vita vissuta idealmente con tutti i sensi da una persona disabile. Accompagnato dalla chitarra e dalla voce del musicista Andrea Di Donna, che spazia da brani di sua produzione a famose hit, Timi mette in scena una singolare versione della favola di Pinocchio in chiave pop, stile che ha reso l’artista unico nel suo genere.

Dello spettacolo Filippo Timi ha parlato durante l’incontro con il pubblico che si è svolto al Teatro Morlacchi nei giorni in cui lo spettacolo è stato rappresentato. L’attore è apparso vestito a metà fra scena e quotidiano indossando sopra i jeans, ma sotto il maglioncino, un vestito con gonnellino facente parte degli abiti di scena. Inizialmente con gli occhi chiusi e concentrato Timi si è ‘acceso’ e ha trovato energia dal dialogo con il pubblico. L’attore che non vive più a Ponte San Giovanni frazione di Perugia come un tempo, nel tornare nella propria città e nel “teatrone” come egli lo definisce, è chiamato a essere presente in varie iniziative e a contatto con i numerosi ammiratori che gli chiedono autografi e foto, di cui sembra stanco, ma di cui ha dichiarato non poter fare a meno.

Timi non si è sottratto dal rispondere alle domande più disparate, fra queste alcune curiose e di interesse. Della presenza con il gonnellino ha dichiarato essere ‘politica’ come di vedere di politico molto del suo approccio con il teatro. E’ stato fatta notare a Timi la sua condizione di privilegiato in quanto attore che vive in una parentesi storica difficile. In particolare a lui che lascerà documenti importanti su questo periodo è stato domandato come questa epoca sarà ricordata. Filippo Timi in forma provocatoria ha detto che questa epoca è fra le più belle: “siamo vivi (punto)” ha aggiunto. A tal proposito ha improvvisato un ipotetico dialogo a due con suo nonno Giubbino il quale spesso affermava “si stava meglio prima” a cui ha idealmente risposto “avevi quarant’anni”. Il nonno ha continuato: “si mangiava meglio prima” a cui Filippo ha risposto “eri tu che avevi più appetito e ti gustavi di più le cose”. Chiosando ha concluso dicendo “il tempo è quello che ci meritiamo”.

Marco Zuccaccia




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