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Milano: le palme di piazza Duomo. Dalla discordia al vandalismo

L’installazione provocatoria di palme e banani diventa un caso

Quella che doveva essere un’iniziativa un po’ eccentrica ma sicuramente interessante, di rendere più verde piazza Duomo a Milano con il rifacimento “creativo” delle aiuole presenti lungo la strada davanti alla piazza stessa sta certamente degenerando.

Il problema sta tutto nella scelta di un progetto ambizioso e un po’ stravagante: piantare palme e banani, installazione della durata di 3 anni sponsorizzata da Starbucks che sta per aprire il suo primo locale proprio nel capoluogo lombardo.

Lo stesso sindaco Beppe Sala ha espresso un giudizio interlocutorio, visto che i lavori sono a metà, e sono state posizionate solo palme, mentre devono essere collocate le altre piante previste dal progetto. 

“Non sono così entusiasta dell’idea delle palme ma c’è stato un bando e la sovrintendenza si è espressa in modo positivo. La mia opinione in questo momento vale tanto quanto quella di un cittadino milanese. Vediamo come reagiranno le persone e per il momento sospendo il giudizio” spiega Sala.

In realtà le palme erano presenti nella piazza alla fine dell’Ottocento, difficile pensare, però, che vi fossero anche i banani. E l’architetto che ha firmato il progetto, Marco Bay spiega che queste piante “vivono felici in città da più di cent’anni. Ma purtroppo, ogni volta che parliamo di alberi si litiga sempre, sia quando vengono piantati, sia quando vengono tagliati”.

Dopo le proteste di piazza e i servizi giornalistici in merito è arrivato anche il vandalismo e nella notte tra sabato e domenica qualcuno ha dato fuoco a tre palme, danneggiandone in particolar modo una, per fortuna senza gravi conseguenze.

L’assessore comunale Pierfrancesco Maran he definito l’azione “un gesto vile” e senza mezzi termini ha spiegato che “gli imbecilli però perdono sempre”. Maran spera anzi che queste proteste possano portare i milanesi, sempre molto aperti alla modernità e alla sperimentazione, ad affezionarsi  e ancora di più alle piante. E in una città così internazionale e aperta al “nuovo” come Milano atti del genere “suonano” ancora più paradossali.


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