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Questione di karma, De Luigi e Germano nel “gioco” della reincarnazione

Arriva al cinema il 9 marzo il nuovo film di Edoardo Falcone

Il protagonista di Questione di Karma è Giacomo, lo stravagante erede di una dinastia di industriali, ma più che interessarsi all’azienda, preferisce occuparsi delle sue mille passioni. La sua vita è stata segnata, infatti, dalla scomparsa del padre quando era molto piccolo.

L’incontro con un eccentrico esoterista francese gli cambia la vita: lo studioso, infatti, afferma di aver individuato l’attuale reincarnazione del padre di Giacomo. Trattasi di tal Mario Pitagora, un uomo tutt’altro che spirituale, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza città. Questo incontro apparentemente assurdo cambierà la vita di entrambi.

Questione di Karma, la nuova commedia di Edoardo Falcone, è tutta incentrata sul rapporto simbiotico tra i due protagonisti, Giacomo (Fabio De Luigi) un ricco quarantenne un po’ fuori dagli schemi e Mario (Elio Germano), legati da uno strano destino che per motivi “sovrannaturali” li fa avvicinare sempre di più.

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Foto: Claudio Iannone

Ecco allora i nostri due protagonisti: un uomo che non vuole crescere, orfano da quando era bambino, che pur di recuperare il rapporto con quel padre che non c’è più, si affida ad un’antica credenza indiana. E un simpatico cialtrone, pieno di debiti e belle speranze, che, suo malgrado, si ritrova ad essere la “reincarnazione” di quel padre. Un’anima pura e un opportunista – due mondi totalmente opposti – che, grazie a quello strano incontro, avranno forse la possibilità di rinascere e diventare persone migliori.

In conferenza stampa Fabio De Luigi lascia spiegare la circolarità della vita al collega Elio Germano, che lui stima tantissimo, il quale sembra abbastanza pratico con i concetti orientali della reincarnazione e delle religioni che affrontano concetti simili. Germano sottolinea: “Noi attori abbiamo sempre di fronte una sorta di gioco della reincarnazione per cui ci trasformiamo ogni volta, nelle situazioni più disparate, in qualcuno diverso da noi. In questo film io e Fabio indossiamo entrambi panni per noi poco comuni, è come se ci fossimo reincarnati in due personaggi opposti dai nostri soliti, lontani dalla nostra immagine abituale, ammesso che ce ne sia una”.

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Foto: Claudio Iannone

I brillanti attori, affiancati da una svampita Stefania Sandrelli, oltre che da Isabella Ragonese, Daniela Virgilio ed Eros Pagani tessono le lodi del regista Edoardo Falcone, il quale ha svelato che dall’America gli è arrivata una proposta importante: fare un remake del suo film precedente “Se Dio vuole”. Una bella soddisfazione…

Racconta Falcone: “L’obiettivo era fare una commedia rigorosa e sganciata dai cliché, che cercasse spazio e verità per personaggi e situazioni. Volevo divertire il pubblico, ma anche di offrire spunti di riflessione. La scommessa è stata quella di realizzare una storia divertente che avesse una sua profondità dove i personaggi fossero reali e non soltanto macchiette e maschere finalizzate a strappare una risata. Credo molto nell’importanza della sceneggiatura e nella direzione degli attori e questa volta ho cercato una regia più curata, una pulizia e una verità, sia pure restando nell’assurdo della commedia e del suo spunto iniziale”.

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Foto: Claudio Iannone

In generale tutto il cast di Questione di Karma è brillante e la storia regge bene dall’inizio alla fine, a tratti sentimentale, a tratti divertente, a tratti surreale. Il ritmo è serrato e i dialoghi intelligenti. La pellicola vanta anche la partecipazione di uno straordinario Philippe Leroy.Elio Germano spiega del suo personaggio: “Ho ritrovato in lui le caratteristiche di certi personaggi interpretati da Alberto Sordi, Gigi Proietti e Carlo Verdone. C’è un connotato innegabile del romano cialtrone, che si finge uomo di mondo e di affari ma che – in realtà – vive di espedienti sfruttando gli altri. Per me è una maschera eterna della commedia dell’arte, un carattere che si aggancia evidentemente a quel genere nobile della nostra commedia degli anni 60 e 70″.

La parola passa a Fabio De Luigi: “Nella fase iniziale del film abbiamo lavorato molto sulla credibilità, era infatti necessario dare solidità a un uomo che poteva sembrare un sempliciotto e che, invece, si rivela come una persona di grande spessore che non ha sviluppato la parte emotiva della vita e non si è ancora mai confrontato adeguatamente con gli altri. È un tipo solitario, non ha amici, e quando crede di riconoscere suo padre reincarnato in quel fanfarone di Mario, scopre stupito che si possono avere delle frequentazioni amichevoli anche al di fuori della propria famiglia. Al cinema mi hanno sempre intrigato molto le storie di incontri tra persone e il racconto di grandi amicizie”.

Roberta Mazzacane



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