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Julianne Moore al Giffoni Festival: “Volevo essere come Meryl Streep”

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L’attrice svela il suo modello e parla del ruolo in “Still Alice”

Julianne Moore è stata un’invitata speciale al Giffoni Film Festival. L’attrice ha percorso il blue carpet con un sofisticato abito bianco tra gli applausi e il calore del pubblico. Si è diretta con disinvoltura verso i ragazzi lì presenti e ha dedicato loro qualche minuto per fare dei selfie. Bellissima accoglienza per la Moore, che durante la giornata ha ricevuto per il suo ruolo da protagonista nel film “Still Alice” il premio Truffaut, dopo essere stata premiata al tempo anche con l’ambitissimo Oscar. Una carriera di tutto rispetto per l’attrice, che ambisce a diventare come Meryl Streep.

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Nel corso della cerimonia, Julianne Moore ha raccontato infatti le tappe principali della sua carriera, iniziata negli anni ’70 grazie ad un insegnante del liceo, e ha rivelato il nome di colei che è da sempre il suo punto di riferimento nel panorama cinematografico, Meryl Streep, dedicandole parole speciali: “Un giorno sulla copertina di Time Magazine ho visto Meryl Streep, che era l’attrice emergente del momento. E’ diventata il mio modello, volevo fare quello che fatto lei”. L’aver preso ispirazione da un’artista di tale calibro l’ha sicuramente spronata a migliorarsi sempre di più, tanto che è riuscita a vincere diversi premi importanti.

Foto: Getty Images/Stefania M. D’Alessandro

I giovani giudici del Giffoni Film Festival hanno deciso infatti di omaggiarla per i suoi film “Magnolia”, “Still Alice”, “The Hours”, “Hunger Games” con uno dei riconoscimenti più importanti dell’evento, il Truffaut (dal nome di un importante regista, sceneggiatore, attore, critico e produttore cinematografico francese). I ragazzi presenti hanno ritenuto opportuno premiare soprattutto l’impegno che la Moore ha messo nell’interpretazione di una donna malata di Alzheimer in “Still Alice”, ruolo per cui si è documentata in modo scrupoloso e che l’ha segnata profondamente.

Gallery: Julianne Moore al Giffoni Film Festival | GUARDA

L’attrice si è infatti commossa di fronte alla storia di un ragazzo del Pakistan che ha raccontato del nonno affetto dalla terribile malattia e gli ha spiegato come sia stato difficile immedesimarsi in un’esperienza del genere. “Ho telefonato ad alcune persone colpite dalla malattia e ne ho incontrate altre per dare un’interpretazione quanto più veritiera possibile del loro vissuto.”, ha detto Julianne Moore, ribadendo che voleva mostrare al pubblico una rappresentazione fedele alla realtà: “Chi pensa che il pubblico non si accorga quando fingi di saper interpretare qualcosa che non conosci si sbaglia”.

La partecipazione dei ragazzi è stata altissima di fronte all’attrice che si è intrattenuta a parlare per un’ora con parole che rivelavano il suo profondo senso materno. Sul suo ruolo di madre dei suoi due figli, Caleb e Liv, avuti dal marito regista Bart Freundlich, la 56enne ha infatti dichiarato: “Essere genitore è una cosa che ho cercato, è stato un grandissimo regalo, e ai miei figli come ai ragazzi qui a Giffoni voglio soprattutto dire di non sottovalutare quanto sia importante seguire le proprie passioni. Attraverso quelle potete arrivare a capire quello che veramente volete fare nella vita”.

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Il suo ruolo di mamma l’ha resa anche più severa nei confronti di un tema delicato come quello dell’uso delle armi negli Usa: “Il mio è un Paese dove il diritto ad avere un’arma è garantito dal secondo emendamento, quindi io preferisco parlare di sicurezza che di controllo sulle armi. Bisogna convincere le persone che come sono servite regole per far sì che le auto non fossero strumenti mortali, così bisogna fare per le armi”. Non sono mancati riferimenti anche all’argomento “immigrazione”, di cui l’attrice ha detto: “Gli Usa sono stati fatti grandi e devono la loro identità all’immigrazione”, ponendosi quindi contro le politiche di Trump.

Arianna Migliazza

Foto: Getty Images/Stefania M. D’Alessandro

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