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Ketty Passa, Fata Turchina della musica urban: “Sperimento tante parti di me”

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La cantante si racconta, ospite di Rumors a Milano

Concetta Passaretta, in arte Ketty Passa è la cantante che con le sue note street-urban ha stregato tutta Milano. La cantante l’8 aprile è stata al Wishlist di Roma e si è esibita dopo Bez Yorke, in collaborazione con Radio Rock e il 23 giugno al Tube di Milano.

Molto impegnata la cantautrice che è appena stata a Mosca insieme ai Rezophonic, progetto di cui fa parte da 7 anni, con la Nazionale Cantanti, per il festival art football 2017! Definita la “Fata Turchina”, Rumors ha deciso di intervistarla per saperne di più, prima del 26 agosto quando sarà a Cassine all’INDIEpendenza festival.

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I: Parlaci de tuo percorso musicale

K: Ho studiato musica da piccolina, ma non ho mai avuto il canto come mio primo obiettivo. La vita poi mi ha portata a staccarmi un po’ dalla musica, ho studiato, mi sono laureata e ho fatto degli stage. All’interno dei quali ho trovato poi la ricongiunzione alla musica. Ho iniziato a presentare in tv e nel frattempo, all’università, ho conosciuto una band con cui per caso ho iniziato a cantare.

Il canto è nato per gioco ma ora lo faccio in maniera professionale. La cosa più professionale di tutte è stato il progetto Rezophonic e con Mario Riso ho trovato la mia dimensione da presentatrice. Poi ho iniziato a operare anche come cantante, e, ad oggi, ho scritto anche qualcosa in maniera cantautorale per l’ultimo disco che uscirà in autunno, Rezophonic 4. Come Ketty Passa ho lavorato con i Toxic Tuna, che è stata una band con cui ho cantato per molti anni ma in cui non trovavo una dimensione musicale che mi soddisfasse in pieno. Lì ho allenato la mia scrittura, lo stare sul palco, l’aspetto comunicativo. Piano piano da Toxic Tuna sono arrivata a Ketty Passa e ho scritto il mio disco da solista che è uscito nel 2017 e si chiama “Era Ora”.

I: Come definisci il tuo genere di musica?

K: Faccio musica pop con un atteggiamento più “street” di quella che è la musica pop italiana, io lo definisco “urban”. Scrivo in metrica per cui mi diverto a usare la voce in vari modi, a volte parlando, a volte cantando in modo melodico, come una cantante quindi, non come una rapper.

I: Quali sono le maggiori differenze tra l’album vecchio e il nuovo?

K: “Era ora” è il mio disco da solista, “#CantaKettyPassa” è il disco che ho fatto con i Toxic Tuna. “#CantaKettyPassa” era un disco molto più classico, molto più beat anni ’60 in cui anche i testi erano un po’ più ermetici. In “Era ora” ho sperimentato una scrittura più leggera, diretta. Mi piace sperimentare tante parti di me, perché sono partita tardi a scrivere e quindi non ho niente da perdere nel tentare tutti i tipi di scrittura possibile.

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I: Come è nata l’idea per BeviMi?

K: Una sera mi è venuta l’idea per un programma in cui io parlo di musica mentre bevo qualcosa con degli artisti, l’ho chiamato “BeviMi” perché trattava il meaning più grosso di Milano, l’aperitivo, che nel 2007 era appena diventato “reale notizia”. In quel momento stavo facendo uno stage a Milano SAT, questo canale su Sky che trattava solo contenuti su Milano, all’editore è piaciuto ed ha deciso di farmi trattare tutto. Ho iniziato a scrivere il programma, mi sono messa a contattare le case discografiche per avere i BETA e per avere i videoclip da alternare all’intervista. E’ stata l’esperienza più completa della mia vita. In quell’occasione contattai “Rezophonic” e conobbi Mario Riso che mi disse di volermi portare su Rock tv. Sono andata l’anno successivo e sono rimasta per due anni e mezzo. BeviMi è stata una delle mie più grandi soddisfazioni perché mi è stato dato il modo di dimostrare che sapevo fare un sacco di cose.

I: Che ci dici di “Criminal Bar”?

K: “Criminal Bar” è stata un’esperienza fantastica in cui serviva una “Pulp Girl” che presentasse su un programma di Crime per Mediaset Premium dei piccoli pezzi di serie sul crimine. Io dovevo fare un riassunto delle puntate precedenti.

I: Tra canto, radio e tv quale metti prima?

K: Prima di tutto metto il canto sul palco e la possibilità di parlare alle persone tramite le canzoni, poi il canto in studio perché mi è piaciuto imparare a produrre e a scrivere. La radio, perché parlare in radio è come leggere un libro, ti fa sognare e fa sognare anche chi ti ascolta e, in ultimo, la televisione. In questo momento sono consulente musicale per “Nemo nessuno escluso” su rai 2 in cui seleziono la musica.

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I: Per sfondare nel campo della musica non hai mai pensato a qualche talent?

K: Ho pensato di partecipare a qualche talent, ma non ho il carattere giusto per farlo. Quando ho rifiutato l’idea non è stato per fare la “figa”, ma semplicemente perché sono un persona molto autocritica, cosa che mi ha portato ad appesantirmi la vita.

I: Sembri essere una ragazza forte, ci sono episodi particolari della tua vita che ti hanno resa così?

K: Ho una forte personalità, ma non sono così forte. Ho avuto una brutta malattia a 18 anni che mi ha portato ad apprezzare il senso della vita. Se non avessi avuto quell’esperienza non avrei fatto le scelte che ho fatto oggi. Ho superato quella malattia in maniera quasi aliena, sembrava non devessi uscirne. Sono molto fiera del mio subconscio e della mia forza spirituale. Sono combattiva, ma sono anche una grande pasticciona. Quell’esperienza mi ha aiutato a capire che nella vita bisogna fare quello che ci rende felice, avendo sempre rispetto di chi ci sta intorno.

Anna Laganà

Arianna Migliazza

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