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La Confessione: Corona sorprende tutti in una puntata speciale

Ritorna il programma di Peter Gomez “Venerdì sera partiamo con la nuova Confessione” – racconta Peter Gomez ai microfoni di Rumors.it – “Partiamo con una Confessione speciale che avrà una durata maggiore del solito: 50 minuti perché facciamo un’intervista a Fabrizio Corona penso molto ma molto diversa da quelle che avete visto. Parleremo poco dei suoi […]

di Redazione di Rumors.it | 5 Ottobre 2018
Foto: Giulia Natalia Comito

Ritorna il programma di Peter Gomez

“Venerdì sera partiamo con la nuova Confessione” – racconta Peter Gomez ai microfoni di Rumors.it – “Partiamo con una Confessione speciale che avrà una durata maggiore del solito: 50 minuti perché facciamo un’intervista a Fabrizio Corona penso molto ma molto diversa da quelle che avete visto. Parleremo poco dei suoi processi che l’hanno portato a 15 anni di condanne e di carcere per reati di ogni tipo: l’estorsione, la corruzione, la detenzione e lo spaccio di soldi falsi, questioni fiscali, detenzione di armi eccetera eccetera e parleremo con lui invece molto di etica di morale e di cosa abbia rappresentato Fabrizio Corona negli anni del berlusconismo. Lo ricorderete quel fantastico documentario Videocracy che raccontava non solo lui ma un mondo, il mondo che ci ha portato in questi anni. Ve lo anticipo: Fabrizio Corona non è pentito di nulla. O forse se lo è non è abbastanza coraggioso per ammetterlo. C’è una confessione finale, che è tutta da vedere che a me ha lasciato totalmente sorpreso.”

Una partenza col botto per La Confessione (venerdì 5 ottobre alle 23 su Nove) per questo programma che ha visto aumentare le proprie puntate in modo esponenziale: “Nel corso degli anni il numero delle puntate è cresciuto, perché ho scoperto non solo che al pubblico la cosa piaceva e piaceva anche a me, perché per la prima volta ho cercato di indagare sul lato oscuro del successo non solo di politici, di criminali ma anche di persone, magari anche dello spettacolo eccetera, che nascondono sempre qualcosa, come tutti noi nascondiamo qualcosa, ma certe volte nascondono qualcosa di veramente imprevisto. Ma il numero crescente è dovuto anche dal fatto che spesso ci sono persone che chiedono di confessarsi, e io non sono un prete, tutt’altro, sono un peccatore.”

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Foto: Ufficio Stampa

Tra le tante ‘confessioni’ che si sono susseguite nelle scorse edizioni secondo Peter Gomez quella più interessante è stata quella di Malena perchè “ha dimostrato cosa sta accadendo. Da una parte come sta cambiando la società italiana. Il fatto che non un attore, ma un’attrice porno possa finire per essere accettata anche dalla sua comunità è qualcosa di non usuale. Come non è usuale il fatto che una persona che è passata dalla militanza politica (era un funzionario, aveva un ruolo all’interno del partito democratico ndr) al porno lo possa rivendicare non solo per una questione economica ma anche per una scelta di vita e una scelta di libertà. Fa riflettere sul rapporto che tutti noi abbiamo col sesso e al di là di ogni ipocrisia ci dice anche perché tanti italiani e italiane ogni giorno frequentino siti porno. Insomma, la confessione serve per parlare di quello di cui di solito non osiamo parlare.”

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Le domandi di Peter Gomez sono ficcanti, colpiscono il bersaglio, come con Vittorio Sgarbi, che ha affrontate con serenità anche argomenti spinosi: “Siamo riusciti a parlare della sua condanna per truffa ai danni dello stato a causa del suo assenteismo in una soprintendenza ai beni culturali, siamo riusciti a parlare anche di quanto lo pagava Berlusconi all’epoca di Sgarbi quotidiani: un milione al minuto. Siamo riusciti a parlarne tranquillamente perché le mie interviste non sono accuse, sono richieste di spiegazioni, non torturo nessuno, chi si siede di fronte a me sa che riceverà con garbo tutte le domande anche più antipatiche sulla sua vita pubblica e una volta che è disposto a sedersi accetta il gioco. Devo dire che io stesso, che sono stato a suo tempo insultato da Sgarbi ho potuto apprezzare al di là del personaggio, che è criticabile per centomila motivi, la franchezza con cui ha parlato della sua vita. La gente è rimasta entusiasta dell’intervista di Sgarbi, altri invece hanno trovato conferma di quello che pensavano, però il mio compito come giornalista è esporre la persona, il pensiero, i fatti che riguardano l’intervistato. Il commento nella confessione non esiste, è pura cronaca.”

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“Il personaggio più ostico, paradossalmente, tra quelli che ho intervistato, l’ho sentito io e molto meno i telespettatori, perché mi sono accorto che poi quando si vedeva l’intervista in tv la cosa non appariva, è Ilona Staller. Perché io avevo montato tutta l’intervista per cercare di ricostruire gli anni in cui lei era stata una spia comunista, cosa che molti pochi sapevano, al servizio del suo paese. C’era anche una storia piuttosto pesante che riguardava quegli anni che tocca un senatore americano, mi pare repubblicano, che viene portato a letto da Ilona Staller con la moglie e dopo qualche tempo questo uomo politico americano si suicida. Questa parte devo dire che l’abbiamo tagliata nell’intervista perché non siamo riusciti ad approfondirla. Lei immediatamente si è messa sulla difensiva, ha anticipato subito il fatto dicendo:  “Ma io non facevo più la spia nel momento in cui sono stata eletta in parlamento con il partito radicale”. A me sembrava che non fosse più la solita confessione in cui io parlavo di fatti che per il pubblico non sono noti, ma che per chi fa il giornalista e riesce a fare una buona ricerca d’archivio eccetera sono fatti già pubblicati in gran parte. Pensavo che l’intervista non fosse venuta bene, in realtà è stata più una mia sensazione che il risultato finale.”

Tanti personaggi si sono seduti davanti alla scrivania di Peter Gomez, ma ce n’è uno in particolare che il giornalista vorrebbe intervistare: ” Spero di riuscire a intervistare Marcello Dell’Utri, con lui non vorrei parlare di processi ma di rapporto tra la borghesia palermitana e non solo ed esponenti e boss di Cosa Nostra. Questo è un pezzo importante della storia del nostro paese, un pezzo che spesso non viene indagato a sufficienza perché non viene capita una cosa e Marcello Dell’Utri potrebbe rendere chiaro quello che a molti chiaro non è: in alcuni anni, forse adesso un po’ meno in Sicilia ma certamente ancora in Calabria, i rapporti tra i boss mafiosi e la società civile sono dei rapporti che rientrano nella totale normalità delle cose.”

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