Euforia: Scamarcio e Mastandrea, così lontani, così vicini

I due attori impegnati in una film molto intenso Matteo (Riccardo Scamarcio) è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore (Valerio Mastandrea) vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre […]

di Ruggero Biamonti | 28 Ottobre 2018
Foto: Ufficio Stampa

I due attori impegnati in una film molto intenso

Matteo (Riccardo Scamarcio) è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore (Valerio Mastandrea) vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell’ombra. Sono due persone all’apparenza lontanissime. La vita però li obbliga a riavvicinarsi e una situazione difficile diventa per i due fratelli l’occasione per conoscersi e scoprirsi, in un vortice di fragilità ed euforia.

Euforia è quella sensazione bella e pericolosa che coglie i subacquei a grandi profondità: sentirsi pienamente felici e totalmente liberi. È la sensazione a cui deve seguire l’immediata decisione della risalita prima che sia troppo tardi, prima di perdersi per sempre in profondità. Matteo ed Ettore, sono due uomini che hanno deciso in qualche modo di perdersi. Matteo guarda il mondo dall’alto del suo attico. È un narcisista che coltiva la distrazione e lo fa con il denaro, la droga, il sesso, il successo e il culto del corpo.

Linus a Peter Gomez: “Non leggo i libri di Fabio Volo” |LEGGI

 

Ettore, invece, nasconde i propri fallimenti personali, la propria insoddisfazione, la mancanza di coraggio dietro una maschera di disillusione e sarcasmo. Le loro reciproche certezze entrano in crisi quando Matteo scopre che il fratello è malato e decide di nascondergli la verità. Mentre Ettore sceglie di lasciarsi andare, di farsi guidare, di credere al fratello e alla sua hybris che lo spinge a pensare di poter controllare, vincere ogni cosa. Ispirandomi a fatti accaduti a persone a me care, mi sono avvicinata, insieme alle sceneggiatrici Francesca Marciano, Valia Santella e con la collaborazione di Walter Siti, a questa storia come ad un oggetto fragile e prezioso, nel tentativo di tratteggiare, insieme ai protagonisti, anche la nostra contemporaneità.

Corona-Blasi: vecchie ruggini e colpi bassi per una lite memorabile |LEGGI

Foto: Ufficio Stampa

Un presente che sembra negare, rimuovere costantemente la transitorietà e irrazionalità proprie della condizione
umana, spingendoci illusoriamente a credere di avere il controllo assoluto sulle nostre vite, sui nostri corpi, di poter vincere il tempo, fuggire il dolore. La malattia è, invece, proprio il luogo della fragilità, della caducità, ci mette di fronte ai limiti della nostra esperienza umana ma anche a quanto di più profondo e prezioso essa custodisce. E in questo senso porta i protagonisti a fare i conti con le proprie ipocrisie e a riconoscersi. Ettore e Matteo scelgono di non rimandare più il momento della consapevolezza, scelgono di tornare in superficie. 

Nina Moric: “I tempi passati mi perseguitano ancora” |LEGGI

Euforia è il titolo del secondo film diretto da Valeria Golino presentato con successo a maggio del 2018 al Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard” così come era avvenuto cinque anni fa alla sua opera prima Miele. Che cosa le stava a cuore esprimere questa volta? L’idea è nata da fatti accaduti a persone a me care, in particolare da alcuni racconti di un amico che viveva una situazione personale molto difficile a causa di una grave malattia che aveva colpito suo fratello. A quella vicenda privata si è aggiunta poi una serie di spunti di realtà che mi hanno portato a rielaborare con le sceneggiatrici Francesca Marciano, Valia Santella e la collaborazione di Walter Siti, una storia intima di una famiglia simile a quella del mio amico, ma diversa e romanzata. Prima di iniziare a scrivere abbiamo conversato a lungo iniziando a rivelarci le esperienze di ognuno di noi, dirette o indirette, relative all’argomento, e abbiamo costruito una storia che è diventata quella dei nostri personaggi.

Foto: Ufficio Stampa

Change privacy settings
×