“Se me ne vado so sempre dove tornare”
Matilde Lojacono, ma conosciuta con il cognome della madre, Gioli, nasce a Milano da padre pugliese e madre toscana. Laureata in Filosofia presso l’Università Statale di Milano, diventa famosa per la sua parte nel film Il capitale umano, diretto da Paolo Virzì, grazie al quale vince numerosi premi, tra cui il Premio Guglielmo Biraghi durante i Nastri d’argento 2014 e il Premio Alida Valli durante il Bari International Film Festival e viene candidata anche per il Ciak d’oro come miglior attrice non protagonista. Nello stesso anno esordisce anche sul piccolo schermo, recitando in un episodio di Gomorra La serie.
Matilde Gioli ha posato per Grazia e alla vigilia dell’uscita del film di Giovanni Veronesi ‘I moschettieri del Re’ in cui interpreta l’ancella della regina, racconta al magazine diretto da Silvia Grilli la forza con cui ha lottato per la sua famiglia, la disciplina da atleta con cui affronta il cinema e la felicità di avere accanto un compagno che non si sente intimidito dal suo successo.
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“Il cinema può essere una fuga dalla realtà, ma io non mi fido di quello che mi sfugge. Esperienze dolorose come la morte di mio padre mi hanno insegnato che devi essere sempre presente, pronta. Volare via è da egoisti, non mi appartiene. Se me ne vado, so sempre dove tornare” ha dichiarato l’attrice, dimostrando una amurità non comune.
Da un paio d’anni l’attrice ha trovato la stabilità sentimentale accanto a Federico, osteopata: “Stare insieme non significa solo amarsi, bisogna condividere anche lo stile di vita. Sarebbe bello vivere con lui anche se non fosse il mio fidanzato”. E a Grazia confessa: “La mia relazione funziona benissimo su basi di parità. Anche se mi riconosco in un concetto di coppia un po’ ancestrale in cui il maschio, pur senza imbracciare la clava, non perde la sua identità”.
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Donna dalle idee chiare anche per quanto riguarda le nuove battaglie femministe e il movimento antimolestie Me Too, Matilde dice: “Tutto quello che è successo dopo le denunce degli abusi sessuali è positivo, perché porterà più rispetto nei luoghi di lavoro. Io sono dalla parte delle donne, ma non posso fare a meno di esprimere solidarietà agli uomini che spesso, precipitosamente, sono stati additati come dei violentatori. L’eccitazione di questo momento va filtrata. Sono contro le gogne mediatiche. Questo non mi ha impedito di percepire il ricatto sessuale sottinteso che c’è nel mio ambiente, come in altri ambiti professionali”.



