Hammamet, Amelio: “Senza Favino il film non sarebbe uscito”

Il regista Gianni Amelio elogia le qualità di Pierfrancesco Favino Il nuovo film di Gianni Amelio si intitola Hammamet e rappresenta una riflessione su un pezzo della nostra storia recente, ambientato vent’anni dopo la morte di uno dei leader più discussi del Novecento italiano Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano. Il nome del protagonista […]

di Roberta Mazzacane | 9 Gennaio 2020

Il regista Gianni Amelio elogia le qualità di Pierfrancesco Favino

Il nuovo film di Gianni Amelio si intitola Hammamet e rappresenta una riflessione su un pezzo della nostra storia recente, ambientato vent’anni dopo la morte di uno dei leader più discussi del Novecento italiano Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano. Il nome del protagonista non viene mai fatto, perché il regista non ama far chiamare i suoi personaggi per nome proprio. Si parla di lui solo come il Presidente…

L’idea di fare un film del genere, come ha raccontato il regista in conferenza stampa, è derivata da una proposta di Agostino Saccà che voleva realizzare un film sulla vita di Cavour ed in particolare sul suo rapporto con la figlia. Così in Amelio scatta la scintilla che gli fa pensare al particolare rapporto di Craxi con sua figlia Stefania, che nella pellicola si chiama Anita, in onore di Anita Garibaldi, poiché Craxi venerava moltissimo Garibaldi.

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Foto. Ufficio Stampa

Basato su testimonianze reali, il film non vuole essere una cronaca fedele né una presa di posizione politica, come spiegano bene il regista e il protagonista di Hammamet, che qui dà l’ennesima prova del suo talento attoriale e mimetico. Infatti, in molti dei suoi interventi Gianni Amelio ha elogiato Favino, fino a che, rispondendo ad una domanda, ha detto del suo pupillo: “Dio benedica Favino! Senza Favino questo film non sarebbe mai nato, non solo perché non l’avrei fatto io, ma perché sfido chiunque altro al mio posto a trovare un altro attore in Italia che potesse fare il personaggio del Presidente così come lo ha fatto Favino”.

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Sull’impressionante somiglianza di Pierfrancesco Favino con Bettino Craxi, l’attore ha detto: “Spesso è il trucco che ti dà la chiave per l’interpretazione. Insieme ai due truccatori del film abbiamo lavorato per tanto tempo, perché il trucco fosse la chiave attraverso la quale ci si può scordare del trucco. Solo quando si ha la possibilità di lavorare così seguiti, e ben seguiti vuol dire anche che la produzione si fida di questa cosa, per quanto dispendiosa sia, fino a che si era arrivati ad una trasformazione di circa cinque ore… il rituale si compiva quando mettevo le sopracciglia. Quando mettevo le sopracciglia e poi mettevo gli occhiali, quello era il momento in cui si attraversa il ponte verso l’oblio di sé”.

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Sulla preparazione del film in generale e del personaggio, più in particolare, ci sono voluti mesi di studio e di visione di materiali di repertorio. “Io conoscevo Craxi uomo politico e la vicenda giudiziaria, ma non conoscevo l’uomo, il suo privato, e dovendo fare lui ho cercato di comprendere il suo punto di vista – quello che mi si chiede di mestiere – per il resto non sono nè un politico nè un magistrato e non avrei nessun talento in questi campi”.

Roberta Mazzacane

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