
Con la quarantena, la Rete è stata presa d’assalto. Reggerà il boom di utilizzo?
Causa emergenza Coronavirus, Netflix e Youtube si trovano costretti a dover abbassare la qualità dei propri contenuti. La misura è stata presa con l’obiettivo di alleggerire il carico di dati sulla Rete. La riduzione della qualità nello streaming aiuterà a ridurre la congestione di traffico che si sta verificando in questi giorni.
La decisione è stata presa dalla compagna di Reed Hastings e da Google, proprietaria di YouTube, che si sono accordati con il Commissario dell’Unione Europea per il digitale. Il provvedimento mira ad evitare il collasso delle reti Internet, dato che tutti, per lavoro, scuola o svago, sono costantemente collegati. La salvaguardia del funzionamento della rete è importante, in quanto è l’unico mezzo che abbiamo per dare una sembianza di normalità alle nostre giornate durante l’emergenza Coronavirus.
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Netflix ridurrà la qualità del 25%, anche se la compagnia ha da sempre un server proprio che aiuta ad evitare il sovraccarico di dati, in modo da rendere lo streaming il piu piacevole ed efficiente possibile per i propri abbonati. Per quanto riguarda YouTube invece, la risoluzione massima dei video è ancora disponibile, ma probabilmente sarà limitata nelle prossime ore.
Il problema naturalmente non riguarda solo le piattaforme di streaming e contenuti video, ma anche tutti quei social network che permettono chiamate e videoconferenze. Tra queste anche Whatsapp, Facebook e l’app Houseparty, che a causa del sovraccarico di utenti hanno riscontrato non pochi problemi tenici. Il vero problemi è che tutti utilizzano le stesse app e gli stessi server nello stesso momento, provocando un boom di accessi mai visto prima.
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Chi lavora nel settore delle telecomunicazioni racconta di una mole di traffico aumentata in modo abnorme da un giorno all’altro, del 50% su rete fissa e del 30% su quella mobile in Italia. Le reti sono stracariche e tutti gli operatori sono corsi a potenziare le proprie capacità anche con rifornimenti lampo dall’estero, per gli hardware necessari per il grande boom di dati.










