Hollywood, serie Netflix: Ryan Murphy rende umana la Mecca del Cinema

Il finale della serie è stato immaginato per “sistemare” il passato del cinema ATTENZIONE SPOILER La serie ideata da Ryan Murphy racconta di un’utopica Hollywood degli anni ’40 seguendo un gruppo eterogeneo di aspiranti attori e registi nella loro lotta al patriarcato di Tinseltown. Il colpo di scena sta nel fatto che effettivamente ci riescono. […]

di Redazione di Rumors.it | 5 Maggio 2020
foto: Netflix

Il finale della serie è stato immaginato per “sistemare” il passato del cinema

ATTENZIONE SPOILER

La serie ideata da Ryan Murphy racconta di un’utopica Hollywood degli anni ’40 seguendo un gruppo eterogeneo di aspiranti attori e registi nella loro lotta al patriarcato di Tinseltown. Il colpo di scena sta nel fatto che effettivamente ci riescono. Il film, infatti, prodotto nella serie da uno studio gestito da donne e scritto da uno sceneggiatore gay di colore, diretto da un regista asiatico con una protagonista afroamericana, riesce a sfondare al botteghino e a conquistare numerosi record, fino a vincere l’Oscar nel 1948.

Murphy ha rivisitato le storie di tre attori reali, dando loro il finale che meritavano, ovvero Rock Hudson che riesce a fare coming out, la star ai margini Anna May Wong che diventa la prima artista di origini cinesi a vincere un Oscar e Hattie McDaniel, la prima donna di colore ad essere premiata, che viene invitata a prendere parte allo show dopo essere stata segregata nell’anno della sua vittoria.

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Foto: Netflix

Ryan Murphy ha raccontato di aver impiegato molto tempo per scrivere la storia di Hollywood, tra personaggi reali a cui voleva dare il finale che si meritavano e personaggi fittizi che contribuiscono a dare una visione d’insieme a questa rivoluzione. Hudson, McDaniel e Wong sono tutti scomparsi da tempo, per cui ogni ricostruzione sulle loro vicende e dettaglio sulle loro personalità sono stati attentamente vagliati e documentati.

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Hollywood serie Netflix: Ryan Murphy rende umana la Mecca del Cinema

Nella serie è stato trattato anche il personaggio di Henry Wilson, definito l’ “Harvey Weinstein gay”, uno dei grandi mostri di Hollywood, che era solito chiedere ai giovani attori favori sessuali in cambio di una parte. “Ciò che ha fatto è orribile e abbiamo voluto documentarlo e penso che una storia #MeToo sia una storia #MeToo. Non importa di quale sesso si tratti, non importa di quale genere si tratti. È una violenza in quel senso e quello che ha fatto era assolutamente eccessivo”,  ha dichiarato Murphy.

Foto: Roberta Danisi

Riguardo al finale della serie e agli Oscar nella vera Hollywood Murphy ha affermato: “C’è sempre questa discussione ogni volta che c’è una premiazione e penso che sia giusta e accurata: Dove è la rappresentatività? Dove sono tutte le persone gay? Dove sono tutte le persone di colore? Quello che abbiamo visto quest’anno con Parasite è quello che succede quando riesci a fare breccia, non puoi crederci perché questo è un mondo che è stato controllato da uomini bianchi ed etero per molto tempo”. Il messaggio che la serie vuole lanciare è proprio quello che si può essere ciò che si vuole, che si può essere vincenti nel cercare di seguire e realizzare i propri sogni.

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