Vittorio Vaccaro, un papà moderno ai fornelli: “Su Food Network porto la verità di una famiglia allargata”

Abbiamo intervistato Vittorio Vaccaro in vista dell’uscita della seconda stagione di “A casa cucina papà”, in onda su Food Network a partire da domenica 9 luglio

di Nadia Pieri | 2 Luglio 2023
Foto: Alex Alberton

Vittorio Vaccaro, attore, musicista, chef e conduttore, torna con i nuovi episodi di A casa cucina papà, disponibili su Food Network dal 9 luglio ogni domenica alle 17:40 e in streaming su discovery+. “L’ingrediente del successo di questo format? La verità. Non ho nulla di scritto, nasce tutto in quel momento, proprio come il jazz”, ci ha raccontato il conduttore nel corso dell’intervista. E in effetti è proprio così. Direttamente dalla cucina di casa sua, con una naturalezza disarmante, Vittorio racconta la passione per il cibo e la quotidianità di una famiglia allargata, la stessa in cui tanti telespettatori possono oggi rispecchiarsi.
Un format semplice ma soprattutto reale, in grado di ricordare quei valori che non bisognerebbe mai perdere: l’amore e l’autenticità.

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Vittorio Vaccaro A casa cucina papà: l’intervista

Ciao Vittorio, il 9 luglio torni su Food Network con la seconda stagione di A casa cucina papà. Cosa dobbiamo aspettarci dai nuovi episodi e soprattutto ci saranno delle novità rispetto alla prima stagione?

Sicuramente bisogna aspettarsi piatti buoni e belli da vedere, si tratta di ricette facili che tutti in casa possono replicare ma con un tocco estetico perché – come dico sempre – “il cibo si mangia anche con gli occhi”. Ci saranno anche nuovi aneddoti e racconti. Quest’anno abbiamo lavorato molto con l’autore nel raccontare alcuni aspetti della cucina italiana, da dove nascono alcuni piatti, quindi ci sono anche delle curiosità storiche trasmesse però sempre in modo leggere e simpatico perché voglio mantenere questo stile. Inoltre, in qualche puntata, faranno incursione anche le ragazze, proprio come succede spesso in famiglia: mentre tu cucini arriva una di loro per chiederti aiuto con un problema di geometria e magari assaggia un piatto. Si instaura quindi la dinamica del “io ti aiuto con i compiti, ma tu mi devi dare una mano in cucina”. 

Che riscontri hai ricevuto dal pubblico sino ad ora?

Bellissimi. La prima edizione di “A casa cucina papà” è stato un vero e proprio successo tanto che abbiamo deciso di farne una seconda. Mi hanno scritto molte persone facendomi i complimenti per il format, dicendo che si rivedevano in me. Ho ricevuto messaggi da tanti papà che mi hanno detto di aver replicato le mie ricette. I telespettatori, quindi, non si sono limitati a guardare le puntate ma hanno partecipato in modo attivo. 

Cosa pensi che distingua questo format da tutti gli altri programmi di cucina che abitualmente vediamo in tv?

Sicuramente la verità. Il programma racconta la famiglia e l’amore racchiuso nelle mura domestiche attraverso la figura di un papà moderno che si prende cura delle persone che ama con il cibo.
Registro nella mia cucina, entrano in gioco le mie figlie e preparo ricette che davvero replico a casa tutti i giorni accompagnandole con aneddoti e racconti di vita vera.

E invece come funziona la preparazione di una puntata? Come vengono scelte le ricette?

Si tratta sempre di ricette che mi appartengono, che ho già provato, che mi ricordano la mia infanzia e che magari ho rivisitato da grande. Io le propongo, vengono scritte le puntate e poi mi metto sempre in dialogo con l’autore che cerca il modo più giusto per narrare i piatti che vado a cucinare. Tra l’altro io non ho nulla di scritto, nasce tutto in quel momento, proprio come il jazz. Metto in campo tutte le competenze acquisite nel corso della mia carriera. L’improvvisazione me l’hanno regalata il teatro e la musica. Alla fine cucinare è un po’ come suonare uno strumento: hai quelle note, quegli ingredienti a disposizione e se sai come unirli tra loro può nascere una bella sinfonia. 

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Vittorio Vaccaro

Foto: Alex Alberton

Nei tuoi piatti non manca mai la semplicità, ma nemmeno la creatività. Quanto è importante per te saper sperimentare in cucina?

Personalmente lo trovo fondamentale. Quando in cucina si utilizzano dei prodotti di qualità bisogna sapere come trattarli e, a mio avviso, il modo più semplice è non sporcarli troppo. Allo stesso modo però si può essere creativi, per esempio nell’impiattamento. Penso infatti che il sapore venga esaltato anche dall’occhio: la ricerca sta nel riuscire a dare una forma estetica al piatto. 

A proposito di sperimentazione, hai dimostrato di essere una persona che non sperimenta solo in cucina ma anche nella vita professionale: ti abbiamo visto in questi anni in tanti ruoli diversi, da quello di attore a quello di opinionista, fino appunto a quello di conduttore di “A casa cucina papà”. Cosa ti ha spinto a metterti in gioco con un format tutto tuo? E soprattutto avevi dei timori prima di iniziare l’avventura su Food Network?

Sono fermamente convinto che puoi essere il più grande talento al mondo ma, se rimani a casa tua, non troverai mai la strada per riuscire a raccontare ciò che davvero sai fare. Ciò che mi ha spinto a intraprendere questa avventura, che poi fondamentalmente è ciò che mi spinge sempre a mettermi in gioco, è la necessità di esprimermi e di raccontarmi. Inizialmente il mio timore era quella di non essere credibile perché – come hai detto tu prima – oggi ci sono davvero tantissime persone che cucinano e non volevo cadere nella banalità. Invece questo problema non si è presentato perché non si tratta solo di cucina, ma anche di tutto ciò che c’è attorno: famiglia, amore, verità. Io sono un papà di una famiglia allargata e quale verità se non questa? Oggi sono tantissime le persone in Italia e nel mondo a vivere questa realtà. 

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Nell’intervista che abbiamo fatto qualche mese fa mi raccontavi che ti sarebbe piaciuto portare la tua cucina anche sui social e vedo che lo stai facendo sempre di più. Oggigiorno però con la crescita del fenomeno degli influencer un po’ tutti si improvvisano chef sul web, spesso dando anche consigli sbagliati. Secondo te come si fa a distinguere gli “pseudo-chef” che cucinano solo per accrescere il numero dei follower da chi invece lo fa con professionalità e passione?

Credo che questo non sia solo un problema del food. Oggi, forse, non è più richiesto il video per imparare a fare una ricetta, a dipingere o a suonare. Oggi il fruitore richiede solo compagnia e gli altri diventano per lui solo dei performer. Chi è davvero appassionato di cucina secondo me va piano piano a seguire le persone che fanno qualcosa che potrebbe essere più o meno vicina a una ricetta reale, il resto sono solo follower. Molti influencer, che si occupano anche di cucina, sono poi stati portati in tv ma non sono stati seguiti dalle persone che guardano la televisione perché è un codice totalmente diverso. Tu devi essere in grado di cucinare anche per mezz’ora e nel mentre tenere incollati gli spettatori, quindi non si tratta solo di saper cucinare ma anche di saper stare davanti allo schermo. Io Vittorio che sono appassionato di cucina seguo degli chef professionisti o persone che vendono dei prodotti particolari, mi sono creato la mia nicchia. Su Instagram non ho tantissimi follower ma coloro che mi seguono lo fanno per davvero. E poi la televisione mi dà moltissime soddisfazioni: lì non esiste il follower, ma la gente che accende la tv perché sa che a quell’ora ci sei tu. 

Prima di lasciarti ti chiedo di consigliare ai lettori di Rumors.it una ricetta semplice, fresca ma anche un po’ sfiziosa per l’estate, dato che con il caldo la voglia di accendere i fornelli scarseggia…

Direi uno spaghettino con aglio, olio, peperoncino, un po’ di menta, una scorza di limone e uno spruzzata di pecorino. Al posto dell’olio volendo si può mettere anche la colatura di alici che aggiunge un po’ di sapore in più. Il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino bianco. 

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