Le serie maledette

Stranger Things 5 e Euphoria 3: il lato oscuro delle serie cult

Gli otto episodi di Stranger Things 5, “che saranno lunghi come film”, non arriveranno prima del 2025. Intanto cresce l‘ansia da cult

di Sara Radegonda | 8 Luglio 2024
Foto: Ufficio Stampa Netflix

L’effetto hype e il buzz (passaparola) social sono ormai due elementi fondamentali, la cui influenza e potenza sui prodotti seriali non solo non sono più trascurabili, ma oggi stanno iniziando a mostrare anche il loro lato più “oscuro”. Dopo la fine dello sciopero degli sceneggiatori di Hollywood, le macchine produttive hanno riacceso i motori, cercando di far fronte agli onerosi ritardi. Tuttavia, nei mesi post-picchetti, gli occhi sono stati puntati principalmente verso quelle serie tv definite ormai cult, come Euphoria (di cui si attende la terza stagione) e la stagione finale di Stranger Things. Due prodotti seriali che hanno accolto l’eredità delle nuove serie culto – al tempo dei social -, inaugurata dall’intramontabile Game of Thrones.

Stranger Things 5: “Gli episodi saranno lunghi come film”

Ma di fronte a una macchina produttiva che ritrova la propria linfa vitale, si sono anche palesati i limiti che le serie tv di grande eco mediatico portano con sé, in un mix potenzialmente letale fatto di aspettative, standard altissimi e una sfera dell’intrattenimento che ormai correre troppo veloce. Tutte minacce che si palesano nelle nuove rivelazioni fatte da Maya Hawke – che in Stranger Things interpreta Robin Buckley – in merito ai nuovi episodi in arrivo…

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Foto: Ufficio Stampa Netflix

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Maya Hawke, ospite nel podcast Podcrushed, ha rivelato alcuni dettagli inediti in merito alla produzione della quinta e ultima stagione di Stranger Things, la serie sui ragazzi di Hawkings che ha lanciato la carriera di Millie Bobbie Brown. Secondo quanto rivelato dall’attrice, i nuovi episodi non arriveranno prima del 2025: infatti le riprese andranno avanti fino alla fine dell’anno; una stima che conferma quanto aveva detto già detto la Brown, a marzo 2024, che contava altri nove mesi di lavoro sul set. Inoltre, le tempistiche sarebbero da imputare alla durata “sopra la media” degli otto episodi che comporranno l’ultima stagione: “Fondamentalmente, stiamo girando otto film” ha rivelato Maya Hawke. Pare dunque che i Duffer Brothers abbiano voluto, per questo gran finale, perseguire il sentiero fatto di episodi-film, iniziato già nella precedente stagione.

Tali dichiarazioni fanno tremare il pubblico di appassionati: da un lato in senso positivo, visto l’hype per l’attesa della stagione finale; dall’altro i tempi di produzione sempre più dilatati fanno emergere la paura di un potenziale flop, considerando anche i problemi legati all’età degli attori protagonisti (che ormai sono adulti). Lo stesso ostacolo che sta vivendo Sam Levinson per la stagione di Euphoria, la cui scrittura – per i motivi di coerenza narrativa legati all’età dei personaggi – sta richiedendo molto più tempo del previsto.

Al di là dei ritardi dovuti allo sciopero, lo stato dell’arte delle due serie tv sopra citate porta alla mente una riflessione – che restituisce un quadro generale instabile relativo alla sfera dell’intrattenimento odierno. Oggi infatti le aspettative del pubblico – e le richieste – non sono mai state così ingombrati; inoltre, il grido di sdegno social (sembra ci sia una gara a chi demolisce prima le nuove stagioni delle serie) – che lascia il tempo che trova – ha preso il sopravvento sul sano e costruttivo confronto. Anche se, in linea generale, la volontà produttiva di perpetrare storie che avrebbero dovuto termine già da tempo ha creato una vera e propria sfiducia del pubblico nei confronti della qualità effettiva dei prodotti seriali. In generale poi, maggiore è l’eco mediatico della serie tv in questione, maggiore sarà l’indignazione qualora esso non fosse conforme alle aspettative.

Da qui emerge il paradosso dello spettatore: le società dilatano le storie perché il pubblico non riesce ad affrontare la fine delle storie; ma è lo stesso pubblico che poi è pronto a demolire quanto ha tanto atteso. Dunque, in un settore in continua evoluzione, l’unico auspicio è che il pubblico riesca a fare i conti con la fine. Solo così, forse, la qualità dei prodotti potrà tornare ai vecchi splendori.

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