Non solo numeri, ma storie

Costner: “Horizon non è un film da weekend”. Oggi c’è troppa attenzione al botteghino?

Kevin Costner ha presentato al Magna Grecia Film Festival il suo film “Horizon: An American Saga”, commentando gli scarsi risultati al botteghino e invitando a una riflessione sullo stato dell’industria

di Sara Radegonda | 30 Luglio 2024
Foto di Instagram @kevincostner

“Sono molto orgoglioso di Horizon, un viaggio in America che racconta di lotte e combattimenti perché andare verso il west ha sì realizzato sogni di chi è arrivato, ma ha portato lo schiacciamento dei popoli che vivevano là. Il secondo e il terzo film sono ancora più duri del primo”. Così Kevin Costner, ospite al al Magna Graecia Film Festival in Calabria, ha presentato il suo Horizon: An American Saga – Capitolo 2 (la prima parte è uscita nelle sale italiane a inizio luglio), il secondo film, da lui scritto, diretto e interpretato, della saga epica dedicata al racconto del west.

Nonostante il grande hype generato dall’opera omnia dell’attore, il primo capitolo della saga non ha entusiasmato né il pubblico né la critica: al botteghino ha infatti guadagnato 11 milioni di dollari a fronte di un investimento complessivo di 98 milioni. Considerato il flop al box office della prima parte, in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano in occasione dell’arrivo nelle sale del secondo capitolo previsto per il 15 agosto, l’attore ha condiviso una riflessione sullo stato attuale dell’industria e della massiccia attenzione nei confronti del botteghino.

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Kevin Costner presenta il suo Horizon al Magna Graecia Film Festival

“Viviamo in un’epoca in cui un film viene giudicato dal risultato del botteghino nel primo weekend. Credo invece che il modo corretto per giudicare un film sia la sua durata nel tempoHorizon non è un film da weekend, il mio obiettivo è che entri nel vostro cuore, che vi commuova e vi faccia versare delle lacrime. [..] Un film se funziona resterà per sempre, si ricorderà per tutta la vita“ ha detto Kevin Costner che poi ha sottolineato come i suoi lavori siano più apprezzati fuori dai confini americani: “Horizon negli Usa non è stato accolto molto bene nelle sale, ma era successo anche con Fandango. I miei film sono apprezzati prima in Europa poi dagli americani. È accaduto anche con Balla coi lupi. Horizon ha successo in streaming, ma il secondo uscirà nelle sale al 100%. I finanziatori europei ci hanno creduto subito mentre per il resto ci ho dovuto mettere i soldi di tasca mia. Quello che voglio è scegliere un progetto in cui credo affinché la mia vita si espanda. Ma il mio sogno è compreso più all’estero che in America”.

Attenzione eccessiva verso il botteghino?

Le parole di Kevin Costner a Il Fatto Quotidiano Magazine hanno aperto una profonda – e doverosa – riflessione sulla massiccia attenzione che, negli ultimi anni, è riservata al risultato dei film al box office. Di fatto, a seguito della pandemia e della crisi delle sale cinematografiche (dovute anche all’avvento delle piattaforme streaming), le prestazioni dei film in sala sono stati la cartina tornasole per misurare l’interesse del pubblico nei confronti della sala. Inoltre è doveroso ricordare che il cinema è sì un’arte, ma anche un’industria e, come tale, necessita di numeri per tenere traccia del proprio andamento – che determina poi le operazioni e investimenti futuri -. Tuttavia le parole di Kevin Costner fanno emergere non soltanto l’amore per il mestiere, ma soprattutto celano un monito, rivolto al pubblico, che intende porre l’attenzione sull’essenza della settima arte, fatta di storie che hanno bisogno della lentezza – oggi sempre più rara – per rivelare la propria grandezza, la propria meraviglia.

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