
Rocco Siffredi si racconta come mai prima d’ora nel nuovo episodio del podcast “One More Time”, condotto da Luca Casadei, disponibile da venerdì 18 ottobre, su tutte le principali piattaforme di streaming. In un’intervista lunga e toccante, il celebre attore del cinema per adulti si spoglia, non del personaggio che lo ha reso famoso, ma della sua anima, condividendo i momenti più profondi della sua vita. Il dolore per la perdita del fratello, la complessa relazione con la madre, il peso della dipendenza e, soprattutto, l’amore incondizionato per sua moglie Rosa, che gli è rimasta accanto anche nei momenti più bui.
“Il giorno in cui ho perso mio fratello”: Rocco Siffredi intervista sul trauma della perdita
Uno dei temi più toccanti dell’intervista è il racconto della tragica morte del fratello Claudio, avvenuta quando Rocco aveva solo sei anni. Un ricordo che ha segnato profondamente la sua infanzia e ha cambiato per sempre la sua vita. “Ricordo ancora perfettamente quel giorno. Tornavo dall’asilo e quando sono arrivato a casa ho visto mia madre alla finestra che urlava, mio padre in lacrime, e mio fratello sdraiato sul letto. Da quel momento la mia infanzia è finita lì, tra i palloncini di un compleanno recente che scoppiavo dalla rabbia”, racconta Rocco. “Claudio aveva attacchi epilettici e non c’era nulla da fare all’epoca. Quel giorno, tutto è cambiato”.
Da quel momento, il rapporto con sua madre si incrina. “Mia madre era distrutta. Per un anno intero metteva il piatto a tavola anche per mio fratello, come se dovesse tornare. Era arrabbiata con la vita, non con me. Non l’ho mai vista come una cattiva madre, ma come una persona consumata dal dolore. La sua sofferenza mi ha insegnato molto“.
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“Rocco è diventato famoso, ma da bambino mi prendevano in giro”
Siffredi svela anche le curiose origini del suo nome, una storia che pochi conoscono. “Mi chiamavo Tano Antonio, ma dopo la morte di mio zio Rocco, mia madre decise di cambiare il mio nome in suo onore. Da bambino, però, mi prendevano in giro. Mi chiamavano ‘Rocc la marrocc’, che significa ‘la pannocchia’. Mi arrabbiavo da morire“, racconta sorridendo. “Oggi è divertente pensare che quel nome, che odiavo, sia diventato così famoso. Addirittura, mi dicono che alcuni genitori chiamano i loro figli Rocco pensando a me. Chi l’avrebbe mai detto?”.
Rocco Siffredi intervista: “A 12 anni sapevo che volevo fare l’attore”
Nonostante un’infanzia segnata dalla sofferenza, Rocco Siffredi si afferma come uno dei personaggi più controversi del cinema per adulti. Ma la sua vocazione non è stata casuale. “Avevo 12 anni quando ho capito cosa volevo fare. Volevo diventare una porno star, era un pensiero fisso. Mentre i miei amici leggevano fumetti, io ero affascinato dai giornaletti come ‘Supersex’. Quando sono andato a Parigi a 20 anni, chiedevo alle persone che incontravo nei locali per scambisti: ‘Dove si fanno i film porno?’. Dopo qualche mese, sono riuscito a fare il mio primo casting. Da lì, è iniziato tutto”.
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“Tarantino mi ha riconosciuto a Cannes: mi sono sentito una star”
Tra gli aneddoti che Siffredi condivide, spicca l’incontro con Quentin Tarantino durante il Festival di Cannes. “In quegli anni, gli Oscar del porno si svolgevano in concomitanza con il festival. Avevo appena vinto il premio come miglior attore e camminavo per le strade di Cannes. A un certo punto, Tarantino si è avvicinato e mi ha detto: ‘You are the Italian in Chamelons’. Non potevo crederci. Gli ho chiesto se guardava film porno, e lui, ridendo, mi ha risposto: ‘Ehy, come on’. In quel momento, mi sono sentito davvero una star”.
L’amore di Rosa: “Mi ha salvato più volte”
Al centro della vita di Rocco, però, non ci sono solo i riflettori e i set cinematografici, ma Rosa, la donna che ha scelto di condividere la sua vita con lui, nonostante gli errori e le cadute. “Quando ci siamo conosciuti, Rosa non sapeva chi fossi. Lei è sempre stata una persona pura, e anche quando mi ha beccato in flagrante, non mi ha mai giudicato. Mi ha detto: ‘Hai bisogno di aiuto’. Rosa è il mio angelo. Non so come abbia fatto a perdonarmi così tante volte, ma so che senza di lei non sarei la persona che sono oggi”.
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“La dipendenza dal sesso mi stava distruggendo”
Uno dei momenti più difficili della vita di Rocco è stato il periodo di dipendenza dal sesso, che ha rischiato di distruggere la sua famiglia. “Giocavo con i miei figli, e poi uscivo di casa per fare il giro delle sette chiese. Non cercavo prostitute specifiche, cercavo solo di sfogare una dipendenza che mi stava consumando. Tornavo a casa e mi sentivo sporco, non degno di stare accanto a quei ‘piccoli angeli’ che dormivano tranquilli con la loro mamma”. Rocco ricorda il momento in cui ha capito che doveva fermarsi: “Un giorno mio figlio mi ha chiesto: ‘Papà, ma tu lo fai solo con mamma, vero?’. Quella domanda mi ha colpito come un pugno allo stomaco. Ho deciso di smettere”.
Il palco del TAM: “Racconterò la mia vita senza filtri”
Dopo anni sul set, Rocco Siffredi è pronto a portare la sua vita in teatro. Il 29 ottobre, sarà sul palco del TAM Teatro Arcimboldi di Milano con lo spettacolo “Siffredi racconta Rocco”, in cui svelerà i retroscena della sua vita, tra momenti di leggerezza e confessioni intime. “Sarò me stesso, come sempre. Racconterò tutto: la mia infanzia, gli alti e bassi della carriera, il mio amore per Rosa. Sarà un viaggio tra luci e ombre, ma sempre con sincerità”. Rosa sarà con lui sul palco, pronta a raccontare cosa significa essere la moglie di Rocco Siffredi: “È una donna incredibile, e senza di lei, la mia storia sarebbe stata molto diversa”.










