
Blake Lively ha accusato formalmente Justin Baldoni, regista e attore protagonista insieme a lei del film It Ends With Us, di molestie e di aver organizzato una campagna per rovinare la sua reputazione. Secondo quanto riportato dal New York Times – che ha avuto accesso agli atti -, l’attrice ha presentato un reclamo formale – l’azione legale che normalmente precede l’avvio di una causa – nei confronti del collega, a seguito della gogna mediatica di cui è stata vittima durante l’attività di promozione del film che, stando all’indagine, sarebbe stata il risultato di un piano strategico pensato da Baldoni.
Blake Lively è in crisi dopo “It Ends With Us”. Carriera giunta al capolinea?
Il piano diffamatorio di Justin Baldoni contro Blake Lively
Il New York Times ha riportato che durante le riprese di It ends with us – un film che parla di violenza domestica -, Blake Lively si era lamentata del fatto che gli uomini presenti sul set avessero ripetutamente violato i limiti fisici e fatto commenti sessuali e altri inappropriati nei suoi confronti. Di conseguenza lo studio Wayfarer aveva accettato di fornire un intimacy coordinator, di assumere un produttore esterno e di mettere in atto altre misure di salvaguardia sul set. In una lettera di accompagnamento al contratto della Lively, lo studio si era inoltre impegnato a non compiere ritorsioni nei confronti dell’attrice.

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Tuttavia Justin Baldoni e il produttore Jamey Heath, ad agosto, hanno iniziato a temere che Blake Lively rendesse pubblici tali avvenimenti, macchiando la loro reputazione; pertanto, al fine di evitare ciò, i due hanno deciso di assumere un esperto di relazioni pubbliche con lo scopo di mirare e screditare la reputazione dell’attrice, con la manipolazione dell’opinione pubblica sfruttando rubriche di gossip, tabloid e interviste strategiche. La denuncia fatta contro Baldoni, infatti, include estratti di migliaia di pagine di messaggi di testo e di e-mail in cui il team programmava la caduta definitiva di Blake Lively.
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“Blake Lively è destinata ad essere cancellata?”: il presagio della stampa
“Lui [Baldoni] vuole che lei [Lively] si senta come seppellita” ha scritto un pubblicitario che lavora con lo studio e con il signor Baldoni in un messaggio del 2 agosto all’esperta di gestione delle crisi, Melissa Nathan (che ha lavorato con Johnny Depp e Amber Heard). “Sai che possiamo seppellire chiunque”, ha scritto la Nathan. Di fatto nelle settimane di promozione e uscita del film l’esperta si è impegnata a fondo con la stampa, cercando di impedire che venissero pubblicati articoli sul comportamento di Baldoni e di rafforzare quelli negativi su Lively. Accuse che lo studio non solo ha negato, ma ha definito come l’ennesimo tentativo dell’attrice di salvare la sua reputazione.
Infatti proprio in quel periodo si è assistito al fallimento della carriera di Blake Lively, la quale è stata ampiamente critica per alcune risposte date durante un’intervista. Inoltre è stata etichettata come una persona difficile con cui lavorare e prepotente, tanto che le vendite del suo brand sono crollate – così come la sua reputazione -. Alcune tabloid hanno anche presagito la fine della carriera dell’attrice. Al contrario Justin Baldoni, invece, ne è uscito ampiamente indenne: questo mese è stato premiato in occasione di un evento stellare che celebra gli uomini che “elevano le donne, combattono la violenza di genere e promuovono l’uguaglianza di genere in tutto il mondo”.
Secondo quanto emerso dall’articolo del New York Times, pare dunque che la caduta di Blake Lively sia stata frutto di un piano escogitato da Justin Baldoni, che prevedeva la manipolazione della stampa e dei social al fine di creare una campagna diffamatoria disegnando l’attrice come prepotente e in mala fede. Tra le cause delle azioni dell’attore ci sarebbero le richieste fatte dall’attrice e la scelta da parte dei produttori di perseguire il taglio narrativo di Lively e non la proposta di Baldoni.










