
Scarlett Johansson torna sotto i riflettori, ma questa volta non per un ruolo da supereroina o per una nomination agli Oscar. L’attrice, simbolo di una Hollywood potente e in costante trasformazione, debutta alla regia con Eleanor the Great e lo fa portando con sé una storia personale fatta di successi, lotte e fragilità. In un’intervista a Vanity Fair con David Canfield, alla vigilia del Festival di Cannes, Scarlett Johansson racconta la sua carriera, il film che ha scritto e diretto, ma anche un passato di giovanissima star spesso oggettificata e inascoltata.
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L’adolescenza sotto gli occhi di tutti
“Passavano il tempo a fissarmi le labbra“, racconta Scarlett Johansson a David Canfield, ricordando con amarezza gli anni in cui, all’inizio della sua carriera, veniva trattata più come corpo da osservare che come attrice da valorizzare. “Dopo Lost in Translation, per anni tutti i ruoli che mi offrivano erano ‘la fidanzata’, ‘l’altra donna’, l’oggetto del desiderio sessuale: non riuscivo a interrompere quel circolo vizioso”, ha raccontato Scarlett Johansson a Vanity Fair, ricordando la solitudine di quel periodo. In quegli, l’attrice racconta di aver fatto fatica a riconoscere il proprio valore come professionista e di essersi sentita in trappola, senza aiuti: “Era come se la mia identità di attrice fosse ridotta a quello, e non potevo farci molto. I miei agenti non mi aiutavano, l’industria ha sempre funzionato così”, ha detto.
Poi, parlando dei giornalisti, ha detto: “Era come se stessero sempre descrivendo il mio corpo, e non mi aspettavo che quello fosse il punto“. L’attrice riesce a non empatizzare con Millie Bobby Brown, collega più giovane, che di recente ha denunciato sui social il disagio di sentirsi costantemente giudicata dai giornalisti per il suo aspetto: “A quanto pare continuano a farlo, non ci si può comportare così“, dice Johansson.
Il riscatto con la regia
Oggi, Scarlett Johansson ha deciso di cambiare prospettiva e di realizzare finalmente il suo sogno di dirigere una pellicola. Il suo primo film da regista, Eleanor the Great, è una commedia malinconica e poetica che segue la storia di una pensionata newyorkese alle prese con la solitudine e che cerca di reinventarsi. Una pellicola girata con pochi mezzi, ma tanto cuore. “Quando ho letto la sceneggiatura ho capito che era il momento giusto per mettermi dietro la macchina da presa“, spiega l’attrice, che ha scelto con cura ogni dettaglio e ogni location, dalla sua amata Manhattan fino a Coney Island.
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Dalla Marvel a Jurassic Park, ma con stile
Nel frattempo Johansson è anche protagonista di Jurassic World – La rinascita, un kolossal d’azione che segna un altro traguardo. Ma nonostante i blockbuster, non dimentica mai l’importanza del racconto intimo, personale. “Mi piace capire cosa funziona davvero nelle sale, senza dimenticare che questo è anche un business“, racconta a Vanity Fair. Due film, due anime, un solo obiettivo: raccontare storie che lascino il segno, sempre a modo suo.
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