
L’imprenditrice Martina Strazzer, fondatrice del brand di gioielli Amabile, è al centro di un acceso dibattito social e mediatico dopo la diffusione della storia di una sua ex dipendente, una contabile assunta mentre era incinta e poi non confermata al termine del contratto.
La vicenda, raccontata dalla giornalista Charlotte Matteini nella sua newsletter, ha sollevato domande sulla distanza tra le narrazioni promozionali sui social e la realtà aziendale.
Assunzione di una contabile incinta: come il caso Martina Strazzer è diventato virale sui social
Lo scorso novembre, Strazzer aveva annunciato con orgoglio su TikTok l’assunzione di una contabile al quarto mese di gravidanza, in un video che aveva raccolto commenti entusiasti e visibilità per il marchio. L’azienda, che conta oltre 40 dipendenti – il 90% donne – ha spesso reso protagoniste le proprie collaboratrici nei contenuti social.
Secondo il racconto della diretta interessata, identificata come Sara, prima di approdare in Amabile lavorava con un contratto a tempo indeterminato in un’altra azienda. La proposta di Strazzer prevedeva un contratto a tempo determinato, con promessa di trasformazione a tempo indeterminato alla prima scadenza.
@chamatteini Qualche mese fa Martina Strazzer raccontò di aver assunto una ragazza incinta al quarto mese. Che fine ha fatto Sara a distanza di 8 mesi da quell’annuncio così mediaticamente cavalcato da Martina? Ve lo racconto nella newsletter
♬ suono originale – Charlotte Matteini
Mancato rinnovo del contratto: la posizione legale e le dichiarazioni della dipendente
Alla scadenza del contratto, Amabile avrebbe deciso di non rinnovare, motivando internamente la scelta con presunti errori nel lavoro di Sara. Matteini, pur riportando la versione della dipendente, ha sottolineato che la decisione è stata del tutto legittima: in base alla normativa vigente, un datore di lavoro può non rinnovare un contratto a termine anche se la persona è in maternità, senza obbligo di giustificazione.
Sara, però, contesta il divario tra l’immagine pubblica dell’azienda e l’esito reale della sua esperienza: «Sui social si sono fatti parecchia pubblicità con la mia assunzione, ma nessuno conosce il vero finale della storia. Vorrei che le persone sapessero, per metterle in guardia da quanto spesso la realtà sia diversa da come appare online».

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Etica aziendale e comunicazione social: il dibattito dopo il caso Strazzer
Il caso ha alimentato il sospetto che l’assunzione possa essere stata funzionale alla visibilità mediatica più che a un reale investimento a lungo termine sulla risorsa. Un’ipotesi che Strazzer non ha commentato pubblicamente, ma che sta alimentando discussioni su etica aziendale, storytelling sui social e diritti dei lavoratori a termine.
Al di là della legittimità legale, la vicenda solleva interrogativi sul confine tra comunicazione d’impresa e realtà organizzativa, soprattutto quando la narrazione coinvolge temi sensibili come maternità e inclusione.
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