
Il Festival di Venezia 2025 incorona Kim Novak con il Leone d’Oro alla carriera, un riconoscimento che rende omaggio a una delle attrici più enigmatiche e anticonformiste di Hollywood. A 92 anni, la star di Vertigo torna al Lido avvolta da un’aura di mistero intatta, capace di riportare il pubblico al fascino sospeso del capolavoro di Alfred Hitchcock.
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Non solo celebrazioni: fuori concorso è stato presentato anche Kim Novak’s Vertigo, un film-ritratto che intreccia cinema, vita e memorie intime, svelando un lato inedito della diva che “visse molte volte”.
Una carriera segnata da coraggio e anticonformismo
Nata a Chicago come Marilyn Pauline Novak, la futura diva ha attraversato difficoltà personali e professionali, trasformandole in forza. Dagli esordi a Hollywood sotto contratto con la Columbia fino alla consacrazione con Hitchcock, Novak ha sempre scelto di tenere testa all’industria: non accettò di cambiare cognome, impose la propria identità e rifiutò ruoli stereotipati che Hollywood voleva cucirle addosso.
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Negli anni Cinquanta e Sessanta la sua immagine fu simbolo di sensualità e mistero, ma la sua vita privata scosse le convenzioni: dalla relazione con Sammy Davis Jr., osteggiata in piena segregazione razziale, al rifiuto di piegarsi agli standard delle grandi case di produzione.
I segreti di Vertigo e l’omaggio al Lido
Con Vertigo Novak interpretò le due facce di una donna enigmatica, Madeleine e Judy. Anni dopo avrebbe ammesso di aver faticato a reggere il peso di quel ruolo, ma proprio da lì nacque la sua leggenda. Oggi, Kim Novak’s Vertigo riporta quelle immagini in vita, attraverso i ricordi della stessa attrice: costumi, sceneggiature e memorie diventano il filo conduttore di un racconto personale e universale. Il regista Alexandre O. Philippe ha spiegato: “La voce di Kim ci ha guidati con onestà, ironia e coraggio. Ho scoperto che è molto più di una star: è una donna che ha sempre scelto di essere sé stessa”.
Kim Novak oggi: oltre il cinema, un’anima libera
Oltre la diva, emerge la donna: pittrice, poetessa, sopravvissuta a traumi e malattie, Novak si è sempre raccontata senza filtri. Dopo il ritiro dalle scene si è dedicata all’arte visiva, trovando nella pittura un rifugio per convivere con il disturbo bipolare e una nuova forma di espressione. Oggi, premiata a Venezia, è ricordata non solo come icona di Hitchcock, ma come una donna che ha scelto di vivere a modo suo, indipendente, ribelle e autentica. Un messaggio che attraversa generazioni e che il Leone d’Oro alla carriera suggella definitivamente.
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