
In arrivo il Festival dei Popoli 2025, tra memoria, arte ribelle e musica cult: dal 1° al 9 novembre Firenze diventa capitale del documentario. Ad aprire le danze sarà Kamal Aljafari con “With Hasan in Gaza”, lunedì 3 novembre al cinema La Compagnia.
Festival dei Popoli Firenze 2025: apertura, ospiti e date

La 66ª edizione porta a Firenze 90 film e un parterre di ospiti internazionali. Accanto all’attualità ucraina (“Paleontology Lesson” di Sergei Loznitsa e “Checkpoint Zoo”), il cartellone svela il dietro le quinte dell’arte dissidente con “Ai Weiwei’s Turandot” e celebra la scena fiorentina con “Uscivamo molto la notte”. In Let the Music Play: l’intimo “Piero Pelù. Rumore dentro” e “It’s Never Over, Jeff Buckley” di Amy Berg. In programma anche Ai Weiwei, Jeff Buckley, Piero Pelù, gli anni ’80 fiorentini, e un focus su AI, immagini manipolate e fake news. Spazio ai più piccoli con Popoli Kids & Teens (1–2 novembre) e due omaggi da non perdere: Sarah Maldoror e Marie Losier.
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Kamal Aljafari e la memoria di Gaza

L’inaugurazione è affidata a Kamal Aljafari, che con “With Hasan in Gaza” torna su tre nastri MiniDV riemersi dal 2001 per raccontare memoria, assenza e tempo: “Una Gaza popolata di fantasmi che oggi non esiste più”. L’autore incontrerà il pubblico martedì 4 novembre al Cinema Astra. Il regista palestinese inaugura il festival con un viaggio personale dal nord al sud della Striscia al fianco di Hasan: frammenti di quotidiano, ricordi che resistono e una geografia ormai mutata. Un opening potente che promette emozione e dibattito.
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Festival dei Popoli 2025: arte ribelle, anni ’80 e rock fiorentino

Dall’Opera di Roma con Ai Weiwei alla Firenze new wave: tra Diaframma, Litfiba e notti infinite, “Uscivamo molto la notte” ripercorre l’energia creativa degli Ottanta. Con Piero Pelù, il “rumore dentro” diventa occasione di rinascita artistica.
AI, fake news e omaggi al femminile
“Post Truth” (interamente generato con AI) interroga immagini e verità. Due tributi preziosi: Sarah Maldoror, pioniera femminista e anticoloniale, e Marie Losier, regista cult che ritrae outsider della musica e dell’arte.
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