Le rivelazioni

L’ex socio di Chiara Ferragni rompe il silenzio: “Pensava solo a fare soldi, ci ha spinto fino al Pandoro Gate”

Pasquale Morgese, imprenditore pugliese ed ex socio di Fenice Srl, racconta a FarWest i retroscena del rapporto con l’influencer e l’escalation che ha portato allo scandalo

di Filippo Piervittori | 7 Dicembre 2025
Foto: instagram @chiaraferragni

Un racconto durissimo, senza sconti. Pasquale Morgese, ex socio di Chiara Ferragni in Fenice Srl, ha scelto di parlare pubblicamente per la prima volta e lo ha fatto davanti alle telecamere di FarWest, il programma di Rai Tre condotto da Salvo Sottile. Le sue parole pesano come macigni: “Pensavano solo all’accrescimento economico, a discapito di tutto. Hanno spinto fino al Pandoro Gate”. Un’accusa che riporta sotto i riflettori la vicenda giudiziaria che vede l’imprenditrice digitale coinvolta nel processo per truffa aggravata, per il quale la Procura di Milano ha chiesto un anno e otto mesi di condanna anche per l’ex manager Fabio Maria Damato.

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Intervista all’ex socio di Chiara Ferragni. Chi è Pasquale Morgese e quale ruolo aveva nell’impero Ferragni?

Imprenditore nel settore calzaturiero, titolare di un’azienda attiva da oltre sessant’anni, Morgese è stato a lungo uno dei pilastri silenziosi dell’universo Ferragni. Fino allo scorso anno deteneva il 27,5% delle quote di Fenice Srl, la holding che gestisce le attività dell’influencer. Un rapporto nato molti anni fa, quando Chiara Ferragni era ancora lontana dall’attuale status di icona globale. “Ero orgoglioso, come un padre che vede crescere un figlio”, ha raccontato nell’intervista.

Chiara Ferragni e i suoi soci. Lo strappo del 2018 e la richiesta sulle quote societarie

Secondo la versione di Morgese, tutto cambia nel 2018, con l’uscita di scena di Riccardo Pozzoli, cofondatore dei progetti imprenditoriali della Ferragni. A quel punto l’influencer chiede a Morgese di rilevarne le quote, richiesta che viene accettata. Ma poco dopo arriva il momento che segna la rottura: Ferragni avrebbe chiesto al socio di cederle gratuitamente quelle stesse quote.

“Lei si mette a piangere. Dice che pensava gliele avrei regalate”, racconta Morgese. Lui si rifiuta, chiede almeno la stessa cifra investita. Da lì, il clima si ghiaccia. “Il rapporto si è rotto come un vetro sottile”, emerge dal racconto anticipato anche nella newsletter di Salvo Sottile.

Milano , Chiara Ferragni in Tribunale per il Processo Pandoro e le Uova di Pasqua – Maurizio Maule / fotogramma / IPA

L’ascesa di Damato e la trasformazione dell’azienda di Chiara Ferragni

Dopo quel momento, secondo Morgese, Fenice cambia completamente pelle. L’imprenditore parla di verifiche interne, riunioni fredde, pressioni e progressivo isolamento dal consiglio di amministrazione: “Schivavo le bombe con l’elmetto in testa”.

Diventa centrale il ruolo di Fabio Maria Damato, definito pubblicamente da Ferragni “il mio braccio destro e sinistro”. Per Morgese, Damato voleva imporsi come super manager, cambiando la filosofia dell’azienda: “Il brand non era più un bambino da far crescere, ma una macchina per generare ricavi”.

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L’accusa più pesante: “Chiara pensava solo ai soldi”

Il passaggio più duro dell’intervista è quello legato alle motivazioni che, secondo l’ex socio, avrebbero guidato le scelte dell’imprenditrice negli ultimi anni: “Chiara pensava solo a far soldi. Il valore non era più il prodotto, l’identità del marchio, l’emozione del cliente. Il valore era l’incasso. Punto”.

Una visione che, sempre secondo Morgese, avrebbe portato a forzare ogni limite, fino ad arrivare allo scandalo che ha travolto l’immagine pubblica dell’influencer.

Chiara Ferragni e il Pandoro Gate e la presunta pubblicità ingannevole

Il riferimento è al caso del Pandoro Pink Christmas, per cui la Guardia di Finanza ipotizza una presunta pubblicità ingannevole tra il 2021 e il 2022. Secondo le ricostruzioni, a fronte di oltre un milione di euro di incassi, la donazione reale a favore di un ospedale sarebbe stata di circa 50mila euro.

Quando la vicenda esplode, Morgese ricorda il suo primo pensiero: “Siamo fritti, hanno sbagliato tutto”. A suo dire, non fu tanto il mancato guadagno a pesare, quanto l’aver voluto dimostrare a tutti di essere buoni a ogni costo, con un’operazione che ha poi distrutto credibilità e reputazione.

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La battaglia legale e il bilancio 2023 contestato

Nel giugno scorso, Morgese ha impugnato anche il bilancio 2023 di Fenice Srl, aprendo un nuovo fronte giudiziario che potrebbe avere ripercussioni concrete sul futuro della società. I rapporti con Ferragni oggi sono inesistenti.

Nel frattempo entra in scena Claudio Calabi, manager esperto in ristrutturazioni aziendali. “Lavorava per l’azienda, sì, ma sembrava lavorare soprattutto per Chiara”, afferma Morgese. È sotto la sua gestione che Fenice delibera un aumento di capitale da 6 milioni di euro, sottoscritto esclusivamente da Chiara Ferragni. Morgese e altri soci scelgono di non partecipare: “Eravamo già stati danneggiati. Chi sbaglia paga”.

Una testimonianza che riscrive gli anni d’oro dell’impero Ferragni

Le parole di Pasquale Morgese offrono uno spaccato inedito e durissimo degli anni dell’espansione dell’impero Ferragni, raccontando la trasformazione da progetto creativo a macchina industriale focalizzata esclusivamente sui profitti. Un racconto che arriva nel momento più delicato per l’influencer, tra processo, crisi reputazionale e ridimensionamento del brand. E mentre il procedimento giudiziario continua a Milano, la sensazione è che questa testimonianza sia solo l’ennesimo tassello di una storia destinata ancora a far discutere a lungo.

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