
Chiara Ferragni torna al centro dell’attenzione giudiziaria. Al tribunale di Milano si è tenuta oggi, a porte chiuse, l’udienza dedicata alla difesa dell’imprenditrice digitale, imputata nel processo abbreviato per truffa aggravata legata ai casi del Pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. La sentenza è attesa per il 14 gennaio.
Il giorno della difesa di Chiara Ferragni
Durante l’udienza, a prendere la parola sono stati i suoi legali, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, che hanno ribadito con forza la posizione dell’influencer: “Non c’è stato alcun dolo, non ci sono truffati”. Secondo la difesa, nella vicenda mancherebbero gli elementi fondamentali della truffa aggravata, ovvero artifici e raggiri, e al massimo si potrebbe parlare di pubblicità ingannevole, già sanzionata e risarcita nelle sedi competenti.
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“Nessun reato, Chiara Ferragni è innocente”: parla la difesa
“Chiara è innocente da qualunque punto di vista”, hanno dichiarato gli avvocati ai cronisti al termine dell’udienza. Un punto centrale dell’arringa riguarda anche l’aggravante della “minorata difesa” degli utenti online: termine, questo, che fa riferimento a una circostanza aggravante del diritto penale italiano, che subentra nel momento in cui l’imputato si approfitta di “condizioni di tempo, luogo o persona che ostacolano concretamente la difesa pubblica o privata della vittima”. Se questa aggravante dovesse cadere, potrebbe aprire la strada a proscioglimenti per mancanza di querele. Da parte sua, l’imprenditrice milanese si è detta fiduciosa nell’operato dei suoi avvocati, come ha dichiarato ai microfoni di Il Mattino.
Chi è Fabio Maria Damato e perché è coinvolto nel Pandoro-gate insieme a Chiara Ferragni
La posizione della Procura e le accuse sul Pandoro-gate
Di segno opposto la ricostruzione dei pubblici ministeri, secondo cui Ferragni e l’ex collaboratore e braccio destro Fabio Maria Damato avrebbero avuto un “ruolo preminente” nelle campagne commerciali, sfruttando la fiducia dei circa 30 milioni di follower. Per l’accusa, il prezzo maggiorato dei prodotti – come il pandoro Pink venduto a 9,37 euro invece dei 3,68 euro del tradizionale – avrebbe indotto i consumatori a credere che parte del ricavato fosse destinata in beneficenza, cosa che non sarebbe avvenuta come comunicato.
I proventi ottenuti da Ferragni dal cosiddetto Pandoro-gate sarebbe ammontabile a 2,2 milioni di euro, una cifra raggiunta tra il 2021 e il 2022: così riporta il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf. Da parte sua, la Ferragni avrebbe effettuato risarcimenti e donazioni per 3,4 milioni di euro, come riporta ANSA, chiudendo così il fronte amministrativo. A proposito di ciò, lo scorso 25 novembre già aveva affermato: “Nessuno di noi ha lucrato, abbiamo agito in buona fede. Al massimo ci sono stati errori di comunicazione”.
La prossima udienza è fissata per il 14 gennaio, intanto i pubblici ministeri hanno chiesto una condanna a un anno e 8 mesi senza attenuanti: dovremo aspettare l’inizio del 2026 perché la camera di consiglio esprima una sentenza definitiva.














