Punto di vista

“Altro che clamoroso”: Parpiglia racconta dall’interno a Rumors.it il caso Signorini esploso dopo Corona

Gabriele Parpiglia spiega nel dettaglio la sua versione sul caso Signorini, dopo le rivelazioni di Fabrizio Corona: un racconto che nasce da dentro il sistema e non dal rumore dei social

di Filippo Piervittori | 21 Dicembre 2025
Foto: AI generated by Rumors.it

Negli ultimi giorni il nome di Alfonso Signorini è tornato al centro di una tempesta mediatica che ha superato i confini del gossip tradizionale. Le rivelazioni di Fabrizio Corona hanno acceso i riflettori su dinamiche che, improvvisamente, sembrano nuove solo perché sono diventate virali. In questo contesto, a Rumors.it Gabriele Parpiglia racconta una vicenda che, nelle sue parole, non nasce oggi e non nasce per inseguire il clamore.

“Ho letto alcuni titoli come ‘clamoroso’, come se fosse stata la scoperta dell’acqua calda. In realtà io lavoravo da dentro e senza mai rinnegare nulla di quello che ho fatto, perché comunque in primis dovevo arrivare a fine mese. Questa era la cosa principale”. Una premessa che chiarisce subito il punto: ciò che oggi viene raccontato come rivelazione, per anni è stato vissuto come normalità da chi lavorava all’interno di quel sistema.

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“Si diceva ‘siamo una famiglia’, ma era un sistema alfonsocentrico”

Il rapporto professionale con Signorini, spiega Parpiglia, è durato oltre quindici anni ed era costruito attorno a una narrazione precisa. “Parliamo comunque di un rapporto di oltre quindici anni, dove c’era al centro la parola ‘siamo una famiglia’ e io mi sono sempre adoperato, mi sono sempre immolato per la causa, come se pensassi davvero di partecipare a una famiglia”.

Col tempo, però, quella definizione ha iniziato a mostrare un’altra faccia. “Ho raccontato nella mia newsletter esattamente come funzionava il sistema di lavoro di Alfonso Signorini. Era un sistema alfonsocentrico, dove lui aveva il controllo su tutto”.

“Io, per esempio, non potevo assolutamente comunicare direttamente con altri autori o con i capiprogetto. Le mie proposte, i personaggi che incontravo, le idee dovevano passare solo da lui. Poi lui le comunicava agli altri autori e io venivo chiamato da aziende, produttori o capiprogetto che mi dicevano: ‘Ma allora hai sentito questo?’. E io eseguivo, perché comunque era il mio capo, era il mio direttore, e io non potevo dire o fare in modo diverso”. Un meccanismo che oggi, alla luce delle polemiche, appare molto più rigido e verticale di quanto sia stato raccontato per anni.

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alfonso signorini grande fratello
Foto: Ufficio Stampa Endemol Shine Italy

Gabriele Parpiglia: “Quando mi sono ritrovato senza contratto”

Il passaggio più delicato riguarda i rapporti contrattuali. “Quando mi sono reso conto che mi sono ritrovato per due anni senza contratto, nonostante le sue promesse… coglione io, apro e chiudo parentesi, scrivilo, che mi sono fidato”.

Un’ammissione che Parpiglia non edulcora e che lega direttamente alla paura di restare fuori dal sistema. “Quando ho iniziato ad affermarmi, mi sono accorto che non sono stato pagato, per esempio, per Casa Chi, dove facevo l’autore, trovavo gli ospiti, seguivo le condivisioni sui social. E anche lì non sono mai stato pagato, sempre con la promessa che sarei stato pagato”. Parole che raccontano una dinamica nota a molti addetti ai lavori, ma raramente detta con questa chiarezza.

“Quando ho iniziato a dire no, è esplosa la vendetta”

Secondo Parpiglia, il punto di rottura arriva quando cambia atteggiamento. “Quando ho iniziato ad affermarmi e quando ho iniziato a dire no, lì è esplosa la vendetta. La vendetta di chi ti diceva ‘siamo una famiglia’”.

La data è precisa. “L’8 agosto 2024 ho dato le dimissioni da Chi. L’ho fatto mandando una PEC e poi ho interrotto il rapporto di collaborazione. Dopo l’ho comunicato pubblicamente sui social”. Un passaggio che segna la fine di un rapporto e l’inizio di un percorso legale.

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Il “caso” Signorini: “Io ho denunciato per primo, non è una battaglia di sputtanamento”

Parpiglia tiene a chiarire un punto centrale del dibattito di questi giorni. “Io ho denunciato per primo. Sono stato il primo che, nel settembre del 2024, è partito con i legali. Per questo dico che ho denunciato per primo”.

E aggiunge: “A me di questa battaglia dedita allo sputtanamento non me ne frega un cazzo. Questa per me è una cosa seria. Vedere la piega che sta prendendo fa ancora più tristezza, perché il web si ferma al titolo, al like, al meme. Ma dall’altra parte ci sono persone che per queste vicende hanno sofferto”.

Foto: da Instagram

Fabrizio Corona e il confine tra racconto e violenza

Sul ruolo di Fabrizio Corona, Parpiglia distingue nettamente i piani. “Corona ha la sua impostazione narrativa, fa uscire le cose a seconda dei tempi e con le sue modalità, cercando di costruire il suo racconto, fatto di clamori”.

Ma il limite, per lui, è chiaro. “Pubblicare contenuti che violano totalmente la privacy è illegale. Io lo faccio con il carteggio legale. Anche io potrei pubblicare le chat e dire ‘guardate quello che mi è successo’, ma non lo faccio. Aspetto i termini della legge e seguo quello che mi dice il mio legale”. “Così stai facendo solo un atto di estrema violenza, rivendicando un diritto di cronaca che non hai, perché non sei giornalista” aggiunge Parpiglia.

“Se tutto diventa meme, l’informazione va a puttane”

Il discorso si allarga poi allo stato dei media italiani. “C’è una debolezza insita nel mondo della comunicazione e dei media italiani. Viviamo le vicende in modo leggero quando non lo sono”, ci spiega Gabriele Parpiglia.

“Ci portiamo dietro una mentalità che fa parte della cultura italiana, quella delle lobby. Il giornale amico ti difende, il giornale nemico trova una scorciatoia per diventare amico e magari non ne parla. E l’italiota che rivendica ‘stop alla censura’ è il primo che si autocensura”. La conclusione è netta: “Se tutto diventa viralità, hype, meme, significa che l’informazione sta andando a puttane”.

Gabriele Parpiglia, oltre il caso Signorini-Corona: un messaggio ai giovani

Alla domanda finale sul futuro per chi cerca visibilità, Parpiglia evita semplificazioni. “Non vuol dire che tutto sia marcio. Ci sono programmi, come MasterChef o X Factor di quest’anno, dove il talento viene valorizzato. Fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato”. Ma il consiglio resta amaro. “Se mi rifai la domanda, a un giovane che cerca fortuna io direi di andarsene all’estero. Oggi ancora di più”.

E forse è proprio questo il punto più scomodo che emerge dal caso Signorini, dalle rivelazioni di Corona e dal racconto di Parpiglia: non lo scandalo, ma il fatto che nessuno sembri davvero sorpreso. Quando il gossip smette di far ridere, resta il sistema. E il sistema, a quanto pare, era visibile da tempo.

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