
C’è una forza silenziosa, lucida e profondamente umana nelle parole di Enrica Bonaccorti, che a 76 anni affronta uno dei momenti più delicati della sua vita senza retorica, senza vittimismo, ma con una consapevolezza che colpisce dritto al cuore. In una lunga intervista rilasciata a Vanity Fair, la conduttrice e scrittrice ha aggiornato il pubblico sulla sua battaglia contro il cancro al pancreas, rivelando con estrema sincerità: “A metà gennaio avremo i risultati di questa terapia”. Un’attesa carica di tensione, di speranza e di paura, vissuta però con quella dignità che ha sempre contraddistinto il suo modo di stare al mondo.
La scelta di raccontare la malattia
Enrica Bonaccorti ha deciso di rendere pubblica la diagnosi lo scorso settembre, dopo un percorso interiore tutt’altro che semplice. “All’inizio non sapevo se parlarne”, confessa. Poi, però, è arrivata una presa di coscienza profonda: “Siamo in tantissimi in questa situazione e va normalizzata”. Per Enrica, raccontare la malattia non significa identificarsi con essa, ma al contrario restituirle la giusta dimensione. “Non sono la mia malattia”, ribadisce con fermezza. Un messaggio potente, soprattutto in un’epoca in cui il racconto della fragilità rischia spesso di diventare spettacolo.

Il rapporto con la figlia Verdiana
Accanto a lei, in questo momento così complesso, c’è la figlia Verdiana, 51 anni, presenza discreta ma fondamentale. Il loro è un legame fatto di pudore emotivo e rispetto reciproco. “Non abbiamo mai parlato tantissimo, e neanche ora parliamo molto di ‘quello’”, racconta Enrica. Quando la malattia entra nelle conversazioni, lo fa quasi sempre attraverso l’ironia, come uno scudo per proteggere chi ama. “Ci scherzo sopra, dico cose iperboliche”, ammette. Un modo per allentare la tensione e non lasciare che la paura prenda il sopravvento.
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La scrittura come rifugio e verità
In libreria è appena uscito Nove novelle senza lieti fine, un libro intenso e personale che rappresenta una sorta di specchio della sua interiorità. Ma non è l’unico progetto che la tiene impegnata. Enrica ha iniziato anche a scrivere la sua autobiografia, richiesta da tempo dagli editori, ma rimandata per anni. “È un lavoro faticosissimo, durissimo”, racconta. Un esercizio di introspezione che non sempre le piace, ma che sente necessario, soprattutto per sua figlia. “Vorrei lasciare qualcosa che parli davvero di me, senza balle, senza infingimenti”, spiega, sottolineando il desiderio di preservare comunque una parte di privacy.
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L’attesa, la paura e il Natale
Nel 2023 Enrica ha già affrontato una prova durissima: un intervento al cuore di otto ore, con l’impianto di quattro bypass. Allora non aveva avuto paura. “Era un discorso meccanico”, dice. Oggi è diverso. “Questa roba qui… bisogna vedere cosa succede”. L’attesa dei risultati della terapia è ciò che la mette più alla prova. Non sapere, restare sospesi, è la parte più difficile. Eppure il Natale non la rende malinconica. Lo trascorrerà con la figlia, il nipote Teo, alcuni amici e con l’affetto costante di Renato Zero, che in questo periodo le è particolarmente vicino. Una presenza che, come lei stessa ammette, “le scalda il cuore”.

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Una filosofia di vita senza sconti
Enrica Bonaccorti conclude con una riflessione che è quasi un manifesto esistenziale: “O nuoti o affoghi. Fare il morto a galla non vale la pena”. È questa la cifra del suo racconto: affrontare la vita così com’è, senza edulcorarla, cercando di darle comunque un senso. Con coraggio, ironia e una verità disarmante che oggi, più che mai, arriva dritta a chi la ascolta.
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