
Fabrizio Corona torna sotto i riflettori, questa volta non per una provocazione social ma per un passaggio giudiziario cruciale. Il 23 dicembre 2025 Corona si è presentato al Palazzo di Giustizia di Milano per l’interrogatorio per l’inchiesta che lo vede indagato per revenge porn, dopo la denuncia sporta da Alfonso Signorini. Un caso complesso, che intreccia accuse pesanti, contenuti online, sequestri e una strategia comunicativa che – come spesso accade con Corona – corre in parallelo all’iter giudiziario. L’arrivo in tribunale non è passato inosservato. Davanti ai cronisti, Corona ha annunciato l’ennesima mossa destinata a far discutere: “Vi racconterò tutto, anche dell’interrogatorio. Farò una conferenza stampa”. Una dichiarazione che riassume perfettamente il clima che circonda la vicenda: giustizia, spettacolo e informazione che si sovrappongono.
Il cuore dell’inchiesta: la denuncia di Alfonso Signorini a Corona
Al centro della vicenda c’è la denuncia presentata da Alfonso Signorini, giornalista e conduttore Mediaset, in seguito alle accuse mosse da Corona nel suo format online Falsissimo. Secondo quanto emerso, Corona avrebbe parlato di un presunto “sistema” di favori sessuali legati al Grande Fratello, coinvolgendo aspiranti concorrenti e facendo riferimento anche a materiali sensibili. La Procura di Milano ha quindi aperto un fascicolo per revenge porn, ipotesi di reato che riguarda la diffusione illecita di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito. Un’accusa grave, che ha portato a perquisizioni e sequestri a carico di Corona, comprese foto e video non ancora pubblicati.
Fabrizio Corona indagato per revenge porn: lo scontro con Signorini
L’interrogatorio chiesto da Corona e la strategia difensiva
Un elemento chiave della vicenda è che è stato lo stesso Corona a chiedere di essere interrogato. Assistito dagli avvocati Cristina Morrone e Ivano Chiesa, l’imprenditore avrebbe scelto questa strada per chiarire la propria posizione e, soprattutto, tentare di riottenere il materiale sequestrato. Secondo quanto riportato dalle agenzie, la strategia difensiva di Corona sarebbe quella di ribaltare la prospettiva dell’indagine, cercando di trasformare il procedimento per revenge porn in un’inchiesta su quello che lui definisce il “metodo Signorini”. Una mossa che conferma la volontà di giocare la partita non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello mediatico.

Nuovi sequestri e contenuti inediti
Nel frattempo, l’indagine si è arricchita di nuovi elementi. Le perquisizioni del 20 dicembre, condotte da Polizia e Polizia Postale e coordinate dall’aggiunta Letizia Mannella e dal pm Alessandro Gobbis, hanno portato al sequestro di ulteriori foto e video, alcuni dei quali non ancora pubblicati sul canale YouTube di Corona. Materiale che potrebbe rivelarsi decisivo per chiarire se vi sia stata o meno una diffusione illecita e se le accuse contestate trovino riscontro nei fatti. Corona ha raccontato la sua versione dei fatti nell’ultima puntata di Falsissimo, descrivendo un blitz all’alba, la presenza di numerosi agenti e ore trascorse in questura. Una narrazione drammatica, come spesso accade nel suo stile, ma che ora dovrà confrontarsi con gli atti ufficiali dell’indagine.

La conferenza stampa promessa da Corona
All’uscita dal tribunale, Fabrizio Corona ha ribadito la promessa di una conferenza stampa “fiume”, annunciata come il luogo in cui dirà tutto, interrogatorio compreso. Una scelta che riapre una domanda centrale: dove finisce il diritto di raccontarsi e dove inizia il rischio di spettacolarizzare un’indagine ancora in corso?
Il caso Corona-Signorini mette ancora una volta sotto i riflettori il confine sottile tra libertà di espressione, tutela della privacy e responsabilità mediatica. Mentre la magistratura prosegue il suo lavoro, il processo mediatico è già in pieno svolgimento. E, come spesso accade quando c’è di mezzo Fabrizio Corona, la sensazione è che questa storia sia tutt’altro che arrivata al suo ultimo capitolo.
Il caso Signorini: quando il gossip smette di far ridere e il sistema si scopre fragile
















