Cinema italiano

Risate, padri e cammini: Checco Zalone cambia strada in Buen Camino

Tra risate in sala e riflessioni profonde, Buen Camino conferma la forza della coppia Zalone-Nunziante: una commedia che diverte e interroga il presente

di Ariel Conta | 23 Dicembre 2025
Foto: Medusa Film

“Di cosa ridiamo quando guardiamo una commedia di Checco Zalone?” si domandava Gianni Canova nel suo Quo Chi?, saggio edito da Sagoma che attraversa il cinema del comico pugliese per trarne una vera e propria radiografia della risata. Ognuno può darsi la risposta che preferisce, certo è che il riso di fronte a un film della coppia Zalone-Nunziante arriva con precisione matematica, seguendo un ritmo della comicità preciso come un orologio. Buen Camino, l’attesissimo ritorno sul grande schermo della coppia artistica più prolifica del cinema italiano attuale, non è da meno: durante la proiezione stampa la sala era un continuo scoppio di risa, una cascata di suoni che sono penetrati anche nello spazio successivo della conferenza stampa. Non solo ilarità: durante l’incontro, Nunziante e Zalone si sono immersi fino ai gomiti nella materia viva del loro cinema, andando a vivisezionare un’arte della risata che continua a portare masse di spettatori in sala. 

Buen Camino: la precisione matematica della risata

Buen Camino è una deviazione rispetto al personaggio di Checco che siamo soliti vedere sullo schermo: in primis, questo Checco è ricco sfondato. In secondo luogo, sebbene come al solito troviamo il “viaggio dell’eroe” verso mete altre, a questo giro il percorso intrapreso da Checco è in realtà un inseguimento alle calcagna della figlia sparita. Cambiamenti di percorso (o, meglio, di cammino) astutamente studiati, e messi in pratica secondo un disegno ben preciso:  “La prima cosa che facciamo io e Luca [Medici, ndr] è chiederci chi è Checco oggi. Solitamente per chi è ricco i soldi si sostituiscono a Dio: quando abbiamo immaginato un Checco ricco abbiamo pensato che il cammino di Santiago potesse essere l’elemento stridente rispetto al suo personaggio.” ha spiegato Nunziante.

Una constatazione che ha portato con sé altre domande: “uno ricco come può essere messo in discussione?”, si è interrogato Nunziante, per poi rispondersi: “quando tua figlia ti dice che quello che possiedi non serve a nulla. Quando non riesci più a comprendere cosa ha spinto quella persona a fare qualcos’altro. È lì il nodo: Checco va in tilt totale, deve mettersi a piedi, questo è l’elemento portante del film”.

Foto: Medusa Film

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Un Checco diverso: ricco, spaesato, padre

Al centro di Buen Camino c’è il rapporto padre-figlia: per la prima volta vediamo Checco alle prese con una figlia adolescente che per di più lo odia, e della quale non sa nemmeno il giorno di nascita. Una scelta che fa evolvere ulteriormente il personaggio di Checco al di là dei confini tracciati dai film precedenti, che lo vedevano padre sì, ma spesso di bambini di età scolare: “abbiamo messo al centro una ragazza dai valori autentici, per quanto mi riguarda posso dire che ho preso molto dalla mia vita per fare questo film: io ho due bambine, una di 13 anni e l’altra di 10, penso [ride]. E con quella grande si sta instaurando quel conflitto che troviamo nel film” ha commentato Zalone, seguito a ruota da Nunziante: “la commedia è un’indagine: indaga su dove va certa volgarità, da dove vengono certi usi e costumi. Da un pezzo la nostra è una società senza padri, e ciò è dovuto al fatto che non sappiamo più cos’è l’uomo. Il personaggio di Checco in questo film è un padre che non sa di esserlo, e alla fine del film prosegue il viaggio come un padre consapevole del suo ruolo”.

Foto: Medusa Film

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Nunziante e Zalone: politicamente scorretti, ma consapevoli

Eppure, al di là dei buoni sentimenti (o forse proprio per la presenza di questi buoni sentimenti), spazio è riservato anche a battute taglienti a sfondo sociale (senza fare spoiler, tenete bene aperte le orecchie per riferimenti alla Palestina e a Israele) dal gusto politicamente scorretto. Alla domanda sul perché tenerle in sceneggiatura, Nunziante è partito dalla fine: “Buen Camino è un romanzo di formazione, e i romanzi di formazione partono da un presupposto: bisogna andare ai finali. Nella commedia italiana la differenza è tutta lì. Quelle battute appartengono a un certo tipo umano: un inconsapevole, un cretino che non sa che i continenti sono cinque, e fa quelle battute perché permesse dal suo status. Poi c’è una rigenerazione. I nostri film vanno incontro all’uomo, nella sua miseria. La vita ti fa affrontare la consapevolezza, e alla fine del film il personaggio torna rigenerato. È questo il lavoro del cinema”. Risposta echeggiata da Zalone, che ribatte pragmaticamente: “Invece che lamentarsi del politicamente corretto, bisogna essere scorretti, intelligentemente scorretti. Personalmente non avverto questo problema del politically correct e lo avete visto”.

Foto: Medusa Film

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Buen Camino arriva a Natale: cosa aspettarsi

Il film, in uscita la notte di Natale in tutte le sale del circuito The Space Cinema,  promette di raccogliere già migliaia di spettatori in trepidante attesa. In vista dell’uscita, vi lasciamo con la battuta conclusiva di Zalone, per sapere cosa aspettarsi quando si aspetta: “Un aggettivo per definire il mio film? È un film familiare… Medusa ci tiene, alla famiglia [ride]”.

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