
È bastata una frase, pronunciata in aula, per chiudere uno dei capitoli più delicati della carriera pubblica di Chiara Ferragni. Il giudice della terza sezione penale di Milano ha dichiarato il caso “non doversi procedere per estinzione del reato”, mettendo fine al processo legato al cosiddetto Pandorogate. Un procedimento che, per l’influencer, ha rappresentato — parole sue — “un incubo durato due anni”. La decisione arriva dopo la revoca della querela presentata dal Codacons, avvenuta a seguito di un accordo che ha chiuso il fronte giudiziario. Il reato, riqualificato in truffa semplice dopo l’esclusione dell’aggravante della minorata difesa, è stato così dichiarato estinto.
La sentenza e la reazione in aula: il caso Pandorogate si chiude
All’uscita dall’aula, visibilmente commossa, Ferragni ha parlato ai cronisti: “È andata bene. Ringrazio i miei avvocati e i miei follower. Finalmente posso riappropriarmi della mia vita”, ha detto, asciugandosi le lacrime davanti alle telecamere.
Il processo, celebrato con rito abbreviato, riguardava le campagne promozionali del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua, incriminate— secondo l’ipotesi iniziale dell’accusa — per aver veicolato messaggi ingannevoli legati a iniziative benefiche. Un’accusa che non ha retto proprio per la mancanza dell’aggravante.
Pandorogate, Chiara Ferragni prosciolta: cade l’accusa di truffa aggravata
“Ho sempre avuto fiducia nella giustizia”: le parole di Ferragni
Chiara Ferragni ha spiegato di aver scelto il silenzio per tutto il procedimento: “Sono passati due anni in cui non ho mai detto niente per rispetto delle istituzioni e di questo procedimento”. Una strategia che, a suo dire, è stata dolorosa ma necessaria, in un momento in cui ogni parola avrebbe potuto trasformarsi in un boomerang mediatico.
Il legale Giuseppe Iannaccone ha parlato di un comportamento “ammirevole e rispettoso”, sottolineando come l’imprenditrice abbia affrontato prima l’autorità garante e poi quella giudiziaria “con trasparenza”. Una linea difensiva che, secondo gli avvocati, ha portato al risultato finale.

Le parole al Corriere della Sera: “Sembrava una scena da film”
Dopo la sentenza, Chiara Ferragni ha scelto di raccontarsi in modo più personale in un’intervista al Corriere della Sera, offrendo uno sguardo inedito su ciò che ha vissuto lontano dai social.
“Appena ho sentito l‘articolo 531 ho abbracciato il mio avvocato, mi sono messa a piangere. Sembrava una scena da film”, ha raccontato, facendo riferimento all’articolo del codice penale che regola l’estinzione di reato. Parole che però non cancellano i segni del peso portato in questi ultimi anni, a proposito dei quali ha chiarito: “Tutte le cose che potevano andare male sono andate male. Ma ho sempre pensato che non ci fosse alcun elemento per parlare di una truffa”.
Nessuna truffa, secondo Ferragni e collaboratori, ma comunicazione ingannevole sì. Ferragni, infatti, ha ammesso una certa ingenuità nella gestione dell’operazione: “Abbiamo fatto errori, ma in buona fede. Il problema è stato non capire che anche una questione del genere potesse avere dei rischi se non gestita bene”.
E alla domanda “Se potesse tornare indietro, cosa farebbe?”, Ferragni ha risposto con sincerità: “Mi circonderei di persone con più esperienza. Non avrei mai pensato che una piccola operazione benefica potesse trasformarsi in un caso giudiziario”. Con il senno di poi, Chiara Ferragni si è detta consapevole degli errori fatti, ma convinta che, al di là delle difficoltà, la verità sarebbe emersa.
Tra esposizione mediatica e vita privata: il caso Ferragnez
Nel corso dell’intervista, l’influencer ha toccato anche il lato più umano della vicenda, parlando del peso dell’esposizione mediatica sulla sua famiglia e della separazione da Fedez avvenuta proprio nel periodo più difficile: “C’è stata una separazione pubblica nel mio unico momento di bisogno. Mi sono sentita completamente abbandonata”, ha confessato.
Non solo Fedez: col Pandorogate, racconta, molte persone sono sparite dalla sua vita, mentre altre le hanno dato forza: “Quando vinci tutti vogliono salire sul tuo carro, quando hai bisogno tante persone spariscono”.
Nonostante tutto, Ferragni rivendica di non aver mai perso la fiducia nella giustizia: “Avevo paura che qualsiasi cosa dicessi potesse essere usata contro di me. È stata una delle cose più difficili della mia vita”.
Una nuova fase per Chiara Ferragni, lontana dall’aura di perfezione
Alla domanda se oggi esista una Chiara Ferragni diversa, la risposta è netta: “Sì, molto. La persona tutta perfezione non esiste più. Ora sono più consapevole, più vera”.
E a proposito di verità, Ferragni non nega i suoi propositi una volta uscita dal Tribunale di Milano: “Festeggerò con i miei amici. Ora ricomincio a vivere”.
Con le motivazioni attese entro 90 giorni, il Pandorogate si chiude formalmente qui. Ma l’impatto mediatico, personale e professionale di questi due anni resta un capitolo che continuerà a far discutere.















