
“Una porcheria totalmente infondata”. Con queste parole Fedez ha smentito duramente l’indiscrezione che lo voleva tra i possibili testimonial del comitato per il “Sì” al referendum sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. La notizia, rimbalzata in poche ore su diverse testate online, è stata liquidata dal rapper come “un racconto di fantasia travestito da giornalismo”.
Secondo quanto riportato inizialmente, il fronte favorevole alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati starebbe cercando volti noti per rendere più popolare una consultazione considerata tecnica e poco attrattiva per l’elettorato. In questo contesto sarebbe spuntato anche il nome di Fedez, ritenuto capace di muovere pubblico e social. Ma è stato lo stesso artista a smentire tutto in modo netto.
Fedez e il referendum sulla giustizia. La versione del rapper: “Se voglio parlare, lo faccio io”
Attraverso una serie di stories su Instagram, Federico Lucia ha ricostruito quanto accaduto nelle ore precedenti alla pubblicazione dell’articolo che lo coinvolgeva. Ha raccontato di essere stato contattato con insistenza da un giornalista che gli chiedeva una presa di posizione sul referendum. Una richiesta alla quale avrebbe risposto chiaramente: se avesse deciso di esprimersi sul tema, lo avrebbe fatto attraverso i propri canali ufficiali.
“Poche ore dopo mi ritrovo citato in un articolo che insinua un mio coinvolgimento nella campagna per il Sì. Senza alcuna prova, con un virgolettato che lascia intendere chissà cosa. Follia pura”, ha scritto il rapper, sottolineando come nel suo podcast abbia finora ospitato solo personalità schierate per il “No”, come Gherardo Colombo e Nicola Gratteri.
Referendum giustizia, Fedez smentisce: perché il suo nome è diventato politicamente “conteso”
Il nome di Fedez non è nuovo alle polemiche politiche. Negli ultimi anni il rapper è passato dall’essere percepito come voce vicina a certe battaglie progressiste a figura più difficile da collocare. Nel 2021 era stato protagonista del caso Ddl Zan al Concertone del Primo Maggio, con duri scontri mediatici con la Rai e con la Lega.
Negli ultimi tempi, però, alcuni suoi gesti hanno alimentato letture diverse. Dalla partecipazione al congresso dei giovani di Forza Italia, alle interviste con esponenti politici di area centrodestra nel suo podcast, fino alla famosa foto in barca con Ignazio La Russa e Daniela Santanchè della scorsa estate. Episodi che hanno contribuito a costruire l’idea di un possibile “riavvicinamento” al centrodestra, mai però confermato da una presa di posizione politica formale.
Proprio per questo, l’ipotesi di un suo coinvolgimento nella campagna referendaria ha fatto rapidamente il giro dei social, scatenando reazioni opposte tra chi lo vedeva ormai distante dalla sinistra e chi parlava invece di strumentalizzazione mediatica.
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Fedez e il referendum sulla giustizia: perché i comitati cercano volti pop
Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati è considerato da molti osservatori un tema difficile da comunicare al grande pubblico. Per questo, sia il fronte del “Sì” che quello del “No” starebbero puntando su testimonial del mondo della cultura, dello spettacolo e dei social per aumentare la partecipazione e la visibilità del voto.
Nel campo del “No” sono già scesi in campo magistrati, intellettuali e personaggi pubblici, mentre il comitato favorevole alla riforma punterebbe a una comunicazione più social oriented, cercando figure capaci di parlare ai giovani e ai non addetti ai lavori.
Ma, almeno per quanto riguarda Fedez, la risposta è stata chiara e pubblica: nessun accordo, nessun ruolo di testimonial, nessuna adesione alla campagna.
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“Racconti costruiti a tavolino”: la critica all’informazione
Oltre alla smentita politica, Fedez ha colto l’occasione per attaccare il sistema dell’informazione, parlando apertamente di notizie costruite su supposizioni e frasi decontestualizzate. Un tema che torna spesso nelle sue prese di posizione, soprattutto dopo le vicende giudiziarie e mediatiche che lo hanno coinvolto negli ultimi anni.
Secondo il rapper, il meccanismo sarebbe sempre lo stesso: si costruisce una narrazione suggestiva, si inserisce un nome forte, e la notizia rimbalza senza verifiche. “Così nascono certe storie che poi diventano verità per l’opinione pubblica”, ha fatto intendere, ribadendo che nessuno, al momento, può parlare a suo nome su questioni politiche.














