La lista delle auto che andranno obbligatoriamente sostituite entro la fine del 2026

L’attenzione verso la mobilità sostenibile continua a intensificarsi in Italia, con normative sempre più rigide che mirano a ridurre l’inquinamento.

di Roberto Arciola | 21 Gennaio 2026
Le restrizioni per i veicoli diesel e l’impatto sulla circolazione nel Bacino Padano (rumors.it)

Il biennio 2025-2026 rappresenta una fase decisiva per milioni di automobilisti italiani, chiamati a sostituire i veicoli più obsoleti e inquinanti, in particolare quelli diesel appartenenti alle classi Euro 0 fino a Euro 5. Le misure restrittive, accompagnate da incentivi regionali, spingono verso una transizione verso modelli più ecologici, in linea con gli standard Euro 6 e successivi.

Dal primo ottobre 2025 entreranno in vigore in diverse regioni del Bacino Padano – tra cui Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte – nuove limitazioni alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5. Questi mezzi saranno vietati nei comuni con più di 10.000 abitanti, soprattutto nelle fasce orarie diurne e nei periodi critici di elevata concentrazione di inquinanti. La scelta delle regioni del Bacino Padano non è casuale: si tratta di un’area densamente popolata e industrializzata, che rappresenta un punto caldo per la qualità dell’aria in Italia.

Le limitazioni riguardano anche veicoli più datati, appartenenti alle classi Euro 0, 1, 2, 3 e 4, già sottoposti a restrizioni in molte città italiane. Inoltre, per il 2026 è previsto un aumento del bollo auto per i veicoli più inquinanti, con incrementi fino al 15% per i diesel Euro 0 ed Euro 1, mentre alcune regioni potrebbero estendere tali aumenti ai veicoli Euro 2 e 3, aggravando la pressione sui proprietari di auto datate.

L’insieme di queste misure obbliga gli automobilisti a una scelta rapida e ponderata, per evitare costi di gestione sempre più elevati e per conformarsi alle nuove normative ambientali.

Incentivi regionali e strategie per il rinnovo del parco auto

Nonostante l’assenza di incentivi statali strutturali previsti per il 2025, molte regioni italiane si sono mosse autonomamente per agevolare la sostituzione dei veicoli più vecchi con modelli più ecologici. La Regione Lombardia, la più popolosa d’Italia con oltre 10 milioni di abitanti, ha stanziato fondi fino a 3.500 euro per l’acquisto di veicoli elettrici o a idrogeno, e fino a 3.000 euro per veicoli a benzina, Gpl, metano o ibridi con emissioni di CO2 inferiori a 60 g/km, a condizione che venga rottamato un veicolo inquinante.

Anche altre realtà regionali, come la Valle d’Aosta e la Sicilia, hanno adottato misure di sostegno. La Valle d’Aosta offre contributi pari al 50% del prezzo di acquisto per auto elettriche o ibride, con massimali variabili in base all’età del beneficiario e alla classe ambientale del veicolo da rottamare. In Sicilia, invece, sono disponibili fino a 5.000 euro per auto elettriche e 2.500 euro per ibride Euro 6, senza obbligo di rottamazione, favorendo l’accesso alla mobilità sostenibile anche per chi non possiede un veicolo vecchio.

Per ottimizzare la spesa, è fondamentale che gli automobilisti si informino sulle opportunità disponibili nella propria regione, verificando i requisiti ambientali e le scadenze per la presentazione delle domande. A questo si sommano le offerte promozionali di molti concessionari, che spesso si sommano agli incentivi regionali, rendendo più accessibile l’acquisto di vetture a basse emissioni.

Un’alternativa valida è rappresentata dall’acquisto di veicoli usati recenti, conformi almeno alla normativa Euro 6. Questi modelli, più economici rispetto alle auto nuove, rispettano le limitazioni di circolazione e presentano tecnologie avanzate in termini di efficienza e sicurezza.

Lo standard Euro 6, in vigore dal 2015, definisce limiti severi alle emissioni inquinanti dei veicoli, in particolare agli ossidi di azoto (NOx) per i motori diesel, ridotti da 180 mg/km a 80 mg/km rispetto al precedente Euro 5. Dal 2014 a oggi lo standard ha subito diverse revisioni (Euro 6a, 6b, 6c, 6d-TEMP, 6d, 6e), introducendo test più stringenti come il ciclo RDE (Real Driving Emissions) e il metodo WLTP per la misurazione dei consumi e delle emissioni in condizioni reali di guida.

Tuttavia, a partire dal luglio 2023, in Germania sono stati introdotti protocolli ancora più rigorosi per la revisione dei veicoli diesel Euro 6, che includono controlli elettronici attraverso la presa OBD (On-Board Diagnostics). Questi test permettono di verificare il corretto funzionamento dei sistemi antiparticolato (FAP) e di ricircolo dei gas di scarico (EGR), prevenendo le manomissioni e il malfunzionamento che fino a oggi potevano sfuggire ai controlli tradizionali.

I primi dati tedeschi, relativi a circa 950.000 veicoli testati tra luglio e ottobre 2023, hanno evidenziato che quasi il 3% dei diesel Euro 6 non ha superato i limiti di emissione, con percentuali più alte per veicoli con oltre 160.000 chilometri. Nonostante ciò, solo lo 0,72% dei veicoli presentava malfunzionamenti rilevati nell’unità di controllo, segnalando la pratica ancora diffusa e illegale della rimozione o disattivazione dei sistemi antiparticolato e EGR. Il fenomeno riguarda anche modelli diffusi in Italia, con un’attenzione particolare a casi segnalati su alcune auto Ford.

Queste novità impongono ai proprietari di diesel Euro 6 di effettuare controlli accurati e, se necessario, interventi di manutenzione per evitare il rischio di non superare la revisione. Le ore per chi utilizza motori manomessi o con sistemi antiparticolato rimossi sembrano ormai contate, con sanzioni e divieti sempre più severi.

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