
A pochi giorni dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, in programma il 6 febbraio a San Siro, esplode la polemica attorno alla presenza di Ghali sul palco inaugurale dei Giochi. Una scelta che ha immediatamente acceso il dibattito politico, trasformando un evento simbolo di unità e sport in un nuovo terreno di scontro ideologico.
L’attacco della Lega: “Un fanatico proPal sul palco dei Giochi”
A guidare le critiche è la Lega, che parla senza mezzi termini di una “notizia sconcertante”. Secondo fonti del Carroccio, la presenza di Ghali alla cerimonia sarebbe “incredibile”, accusando l’artista di essere un “odiatore di Israele e del centrodestra” e di essersi già reso protagonista di “scene imbarazzanti e volgari”.
Il riferimento è a Sanremo 2024, quando Ghali aveva pronunciato sul palco la frase “stop al genocidio” riferendosi a Gaza, scatenando un’ondata di reazioni e dividendo l’opinione pubblica. Per la Lega, l’Italia e i Giochi “meritano un artista, non un fanatico proPal”.

Abodi frena: “Nessuna libera interpretazione sul palco”
A intervenire è stato il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che ha cercato di raffreddare i toni. «Le caratteristiche della cerimonia di apertura sono centrate sul rispetto», ha chiarito, sottolineando che questo “azzera i rischi di libera interpretazione”.
Abodi ha precisato che la scelta degli artisti è strettamente legata alle performance previste e che, su quel palco, “al di là del vissuto di ogni artista, non ci saranno equivoci sull’indirizzo ideale, culturale ed etico”. E ha aggiunto: «Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali, ma un Paese deve saper reggere all’urto di un artista che ha espresso un’idea che non condividiamo, e che non sarà espressa su quel palco».
Ucei prudente: “Speriamo abbia ricevuto linee guida”
Sulla vicenda è intervenuta anche Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, per voce della presidente Noemi Di Segni. «Spero che Ghali abbia ricevuto indicazioni e linee guida sul ruolo che deve svolgere», ha dichiarato, auspicando che l’artista “capisca cosa deve fare in quel contesto e in quel momento”.
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M5S all’attacco: “È censura preventiva”
Di tutt’altro tono la reazione del Movimento 5 Stelle, che accusa apertamente il governo di voler limitare la libertà artistica. Secondo gli esponenti M5S in commissione Cultura, le parole di Abodi configurerebbero una “vergognosa censura preventiva”.
«Quando un ministro dice che un artista non esprimerà il suo pensiero sul palco, non sta parlando di rispetto, ma di censura», attaccano. E rincarano: «L’arte non nasce per essere neutra o addomesticata. Chi non è in grado di reggerla, non regge la democrazia».

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Olimpiadi tra sport, arte e politica
La presenza di Ghali alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina diventa così un simbolo più grande del singolo artista: il confine sottile tra espressione personale, contesto istituzionale e libertà culturale.
In questo contesto, la presenza di Ghali finisce per inserirsi in un quadro più ampio: Milano Cortina è ormai diventato, volente o nolente, un palco politico. Dalle polemiche legate alla morte sul lavoro nei cantieri olimpici, che hanno acceso i riflettori sulle condizioni di sicurezza, fino alle indiscrezioni sulla possibile presenza di ICE, il perimetro dei Giochi si è progressivamente spostato oltre lo sport e lo spettacolo.
La cerimonia inaugurale non è più solo un momento simbolico, ma uno spazio carico di tensioni, messaggi impliciti e letture politiche inevitabili. E allora la domanda cambia prospettiva: non è tanto se un artista possa essere “divisivo”, ma se Milano Cortina possa ancora permettersi di non esserlo.
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