
In concorso al festival di Cannes 2025, Due procuratori di Sergei Loznitsa arriva finalmente in sala a partire dal 12 febbraio. Il film, un potente dramma politico ambientato nell’Unione Sovietica ai tempi delle purghe staliniane, è un faccia a faccia spietato tra legge ed etica, giustizia e corruzione, consapevolezza e accettazione. Un’opera che si innesta in una stagione di grandi film storici che puntano lo sguardo sul secolo lungo: da Norimberga di James Vanderbilt a Il mago del Cremlino di Olivier Assayas, fino aDue procuratori di Loznitsa, il cinema continua a guardare al Novecento attraverso la lente di una ricerca della verità che pare sempre più fuggevole, inarrivabile, costruita. Avvertite qualche assonanza con i nostri tempi moderni?
Due procuratori di Sergei Loznitsa: di cosa parla?
URSS, 1937: tra la popolazione prostrata dalle purghe staliniane, si leva la voce di un giovane procuratore chiamato Korneev, che combatte per la libertà di un suo ex professore, un bolscevico della prima ora che si ritrova imprigionato e posto sotto tortura. La sua ricerca di giustizia lo porta dinnanzi al procuratore generale dell’URSS, Vyshinsky. Loznitsa mette insomma a sistema prossimità e distanza, spostando un tema quanto mai attuale – quello legato a una società che non è più corpo, ma congegno pensato per istruire gli individui a convivere con una paura costante – in uno dei periodi di terrore più conosciuti della storia dell’umanità.
E per fare ciò, Loznitsa lavora sui gesti ordinari: il rinvenimento di una lettera, l’incontro con un burocrate, una telefonata. Eventi «caldi» , nodi narrativi che vengono mano a mano raffreddati con il dilungarsi della narrazione, a dipingere la condizione sorda e cieca del sistema burocratico staliniano.
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Morale, immorale, amorale: Due procuratori di Sergei Loznitsa, cosa aspettarsi
Fin dal trailer, Due procuratori si impone come un film fatto di soglie, porte, corridoi, di passaggi che promettono movimento ma non lo concedono mai davvero. Ogni spazio sembra aprirsi solo per richiudersi subito dopo, come se l’attraversamento fosse un’illusione concessa allo spettatore più che ai personaggi. Non si va mai fino in fondo: c’è sempre un muro, un limite, un ostacolo visivo che interrompe l’orizzonte e congela l’azione.
E poi ci sono le sale d’attesa, i corridoi interminabili, gli orologi che scandiscono un tempo inutile, quasi deriso. Appuntamenti rimandati, attese che si dilatano, momenti sospesi: laddove lo spazio è finito, il tempo diventa infinito. Prolisso. Estenuante. Tanto da rendere antiquato, se non ridicolo, l’atto stesso di misurarlo. Il tempo non accompagna l’azione, la soffoca.

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La biografia di un Autore: Sergei Loznitsa, dagli inizi fino ad arrivare a Cannes
Forse ve lo ricorderete per la vittoria nella categoria Un Certain Regard a Cannes 71 con Donbass, ma la carriera del regista ucraino Sergei Loznitsa inizia da molto prima, all’interno di un percorso che lo ha consolidato quale una delle voci del cinema dell’Europa centro-orientale più potenti di oggi. Con Due Procuratori, Loznitsa prosegue il suo percorso nel cinema di finzione, che mostra comunque un grande debito verso il cinema documentario, genere cui il regista si è dedicato con passione dal 1996, arrivando a realizzare ben undici film documentari.
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