Ariston e politica

Pucci lascia Sanremo e accende la miccia politica: Meloni parla di “deriva illiberale”, La Russa lo chiama

Dal ritiro del comico dal Festival alle reazioni del governo e dell’opposizione: Sanremo 2026 diventa un caso politico che va ben oltre il palco dell’Ariston

di Filippo Piervittori | 8 Febbraio 2026
Foto: ufficio stampa

La rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione della terza serata del Festival di Sanremo ha innescato una reazione a catena che, in poche ore, ha travalicato lo spettacolo per entrare nel pieno del dibattito politico. Accuse di censura, libertà di espressione, pressioni ideologiche: Sanremo 2026 si ritrova al centro di uno scontro che divide maggioranza e opposizione.

La rinuncia di Pucci a Sanremo 2026: “Insulti e minacce inaccettabili”

Ad annunciare il passo indietro è stato lo stesso Pucci, con una nota diffusa dall’Ansa. Il comico parla di un’“onda mediatica negativa” che avrebbe rotto “il patto fondamentale” con il pubblico. “Gli insulti, le minacce, gli epiteti ricevuti da me e dalla mia famiglia sono incomprensibili e inaccettabili”, ha spiegato, ringraziando il direttore artistico Carlo Conti e la Rai per la fiducia.

Pucci ha anche respinto le accuse di omofobia e razzismo: “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più. Omofobia e razzismo sono parole che indicano odio, e io non ho mai odiato nessuno”.

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Meloni attacca la sinistra: “Una deriva illiberale spaventosa”

La presa di posizione più netta arriva dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che commenta il ritiro parlando apertamente di clima intimidatorio. “Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro”, scrive sui social, esprimendo solidarietà a Pucci.

Poi l’affondo politico: “È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi a spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco. La sinistra invoca la censura quando non condivide le idee altrui. La sua deriva illiberale in Italia sta diventando spaventosa”.

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Foto: ufficio stampa

La solidarietà della maggioranza e la telefonata di La Russa ad Andrea Pucci

Alla premier si uniscono altri esponenti del governo. Antonio Tajani definisce Pucci “l’ultima vittima del politicamente corretto”, mentre Matteo Salvini scrive: “Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso”.

Il gesto più personale arriva dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che racconta di aver telefonato al comico per esprimergli vicinanza e “invitarlo a ripensarci”.

La Rai: “Rammarico e preoccupazione”

Anche la Rai interviene ufficialmente. In una nota parla di “grande rammarico” per la decisione di Pucci e di “preoccupazione per il clima di intolleranza e violenza verbale” che avrebbe colpito un artista noto per una comicità non conforme.

Secondo l’azienda, “questa forma di censura attraverso la diffusione di odio e pregiudizio dovrebbe preoccupare chiunque lavori nello spettacolo”, ribadendo il rispetto per una scelta maturata a tutela della persona e della famiglia.

M5S e Pd all’attacco: “Il governo pensa a Sanremo”

Manco a dirlo arriva la replica delle opposizioni, poco centrata sul tema, a dirla tutta, e un po’ qualunquistica. Il leader del M5S Giuseppe Conte accusa Meloni di distrarre l’opinione pubblica: “I problemi sono sanità, salari e bollette. Ma il governo parla dei comici a Sanremo”. I parlamentari pentastellati in Vigilanza Rai ironizzano: “Forse a Sanremo dovrebbe andare Meloni a fare la comica”.

Dal Pd, Stefano Graziano parla di un esecutivo più concentrato sulla scaletta del Festival che sulle emergenze sociali. “Non c’è alcuna deriva illiberale della sinistra – sostiene – ma una grave inadeguatezza culturale della destra al governo”, che detto da un partito che da sempre ha basato il suo consenso, anche quando è stato al governo, sul dibattito pseudo culturale dei suoi centri sociali e delle sue feste estive, lascia un po’ perplessi.

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Renzi: “Un Paese in mano a due influencer”

A chiudere il fronte delle critiche è Matteo Renzi, che definisce surreale il dibattito: “Abbiamo un’Italia con la povertà in aumento e la produzione industriale in calo, e la premier interviene su Sanremo. Sembra un Paese in mano a due influencer”.

Da caso artistico a scontro politico

Nata come polemica su una scelta artistica, la rinuncia di Andrea Pucci si è trasformata in un caso simbolo: libertà di espressione contro accuse di discriminazione, spettacolo contro politica, Sanremo contro Palazzo Chigi.

Il palco dell’Ariston, ancora una volta, non ha nemmeno bisogno di accendersi per diventare il centro del dibattito nazionale. E a mesi dal Festival, la vera sfida sembra già giocarsi lontano dalle luci della scena.

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