
Tutti fanno le pagelle. Noi no: facciamo le Super-Pagelle universitarie di Sanremo 2026, perché la prima serata del Festival è esattamente questo: un’aula magna con l’Ariston che ti guarda, l’orchestra che ti mette addosso la verità e la diretta che non perdona.
La 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana si è aperta con l’omaggio a Pippo Baudo e il ritorno sul palco di Olly, vincitore del 2025 con Balorda Nostalgia. Con Carlo Conti alla guida, Laura Pausini co-conduttrice e Can Yaman co-conduttore, la serata ha tenuto insieme emozione, gag, inciampi tecnici e momenti “da storia del Festival”. Superospite Tiziano Ferro, in festa per i 25 anni di Xdono.
E poi il dato che conta per la notte: la prima classifica provvisoria (Sala Stampa Tv e Web, senza ordine): Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez & Masini.
Sanremo 2026: il ritratto femminile della Kermesse, tra Elettra, Malika Ayane, Arisa e Levante

I momenti cult della prima serata del Festival di Sanremo 2026 che resteranno addosso
Sanremo è anche una collezione di scene che diventano subito racconto. E non potrebbe essere altrimenti. C’è stato il problema tecnico al microfono di Tredici Pietro: parte, ma non si sente, poi Carlo Conti si avvicina e riparte. Laura Pausini lo incoraggia con una frase che sembra già una superstizione ufficiale del Festival: i problemi tecnici “portano bene”.
C’è stata Serena Brancale che dopo Qui con me (dedicata alla mamma scomparsa) scoppia a piangere, e l’Ariston risponde come sa fare quando capisce che non è recita.
C’è stato Ermal Meta, con Stella stellina e il nome Amal cucito sulla camicia, dedicato alle bambine vittime innocenti di Gaza, e Carlo Conti che chiude con un pensiero netto sui bambini e le follie degli adulti.
C’è stato l’abbraccio “televisivo” tra i due Sandokan: Kabir Bedi e Can Yaman, con il gesto di rispetto (bacio alla mano) e il confronto tra le scene cult.
E poi, perché Sanremo è anche il regno dell’assurdo: la gaffe grafica “Repupplica” durante il momento sugli 80 anni della Repubblica, e l’irruzione dell’Intelligenza Artificiale con Papaveri e Papere che trasforma Carlo Conti e il pubblico in paperotti.

La top 5 provvisoria dopo la prima serata del Festival di Sanremo 2026 con i voti della Sala Stampa
Il messaggio della Sala Stampa, almeno per la prima notte, è chiaro: premiare interpretazione, scrittura, personalità e quella strana alchimia che fa dire “ok, questa cosa rimane”.
Arisa entra in cinquina con Magica favola, Fulminacci vola con Stupida sfortuna, Serena Brancale colpisce dritto con Qui con me, Ditonellapiaga apre e si prende spazio con Che fastidio!, Fedez & Masini tengono la scena con Male necessario. È una fotografia della prima serata, non la sentenza finale, ma intanto fa rumore.
Sanremo 2026 prima serata, pagelle “Universitarie” dei 30 Big
Qui il voto è un esame completo: canzone + esibizione + presenza + impatto in sala. E sì: vale anche la gestione del caos.
Ditonellapiaga – Che fastidio!: 104/110
Aprire Sanremo è come entrare in aula per primo: o tremi o domini. Lei non scappa, si prende lo spazio e imposta subito il tono della serata.
Michele Bravi – Prima o poi: 96/110
Ritorno “da esame orale”: controllo, intenzione e una fragilità misurata. Non urla per farsi notare: parla.
Sayf – Tu mi piaci tanto: 106/110
Ha un sorriso disarmante e un ritmo che arriva senza chiedere permesso. È uno di quelli che trasformano l’Ariston in un posto contemporaneo.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me: 100/110
Eleganza e atmosfera: la performance si muove su un binario preciso, con un’impostazione che sembra già pensata per rimanere.
Dargen D’Amico – Ai ai: 99/110
Quando mette il tema sul tavolo lo fa senza giri di parole. Ruvido, ironico, riconoscibile: firma presente.
Arisa – Magica favola: 102/110
Voce impeccabile e vibrazione “da musical” che divide, ma intanto la Sala Stampa la mette nella top 5. E questo, alla prima, pesa.
Luchè – Labirinto: 95/110
Momento dark che lavora più sull’atmosfera che sul colpo di teatro. Promosso: coerente, senza concessioni.
Tommaso Paradiso – I romantici: 93/110
Pop sentimentale e immagini semplici: non è rivoluzione, è riconoscibilità. E a Sanremo la riconoscibilità è un superpotere.
Elettra Lamborghini – Voilà: 88/110
Chiringuito all’Ariston: l’idea c’è, l’impatto pure. È più spettacolo che tesi, ma la sessione estiva potrebbe ringraziare.
Patty Pravo – Opera: 101/110
La lezione di presenza scenica: poche mosse, effetto pieno. La diva non si giustifica: si presenta.
Samurai Jay – Ossessione: 97/110
Vibe estiva dichiarata, energia da tormentone annunciato. Non convince tutti, ma si fa ricordare: e non è poco.
Raf – Ora e per sempre: 95/110
Rassicurante e lineare: esame superato senza inciampi. Non stravolge l’aula, ma resta in piedi con mestiere.
J-Ax – Italia Starter Pack: 99/110
Porta un’idea forte e un tono riconoscibile. È uno di quelli che trasformano la canzone in “momento”.
Fulminacci – Stupida sfortuna: 109/110
Qui si sente la differenza tra una canzone e una canzone che “sta in piedi da sola”. È nella top 5 e non per caso.
Levante – Sei tu: 103/110
Intensità senza artifici: canta come se stesse parlando a qualcuno, e infatti Conti la saluta ricordando Niscemi e la Sicilia colpita dalle alluvioni.
Fedez & Marco Masini – Male necessario: 101/110
Accoppiata che sembra chimica impossibile e invece regge il palco. Top 5, applausi e curiosità: promossi.
Ermal Meta – Stella stellina: 107/110
Il nome Amal cucito addosso è un gesto che pesa quanto una strofa. Performance che si porta dietro un silenzio diverso.
Serena Brancale – Qui con me: 110 e lode
Lacrime vere, applausi veri: quando la canzone diventa una dedica e il palco diventa casa, succede questo. Top 5 inevitabile.
Nayt – Prima che: 100/110
Riflessivo, preciso, con un’idea chiara: porta il suo mondo dentro l’Ariston senza cambiare pelle.
Malika Ayane – Animali notturni: 101/110
Voce e stile: ti accompagna, non ti aggredisce. E in mezzo a tanta tensione, è quasi un lusso.
Eddie Brock – Avvoltoi: 98/110
Ballad intensa, atmosfera densa: si prende il suo tempo e non lo perde. Promosso.
Sal Da Vinci – Per sempre sì: 99/110
Ritorno in festa, pubblico che canta, e la dedica a Vincenzo D’Agostino che cambia l’umore della sala: momento.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare: 97/110
Cantautorato che non fa il fenomeno, ma tiene. Esame passato con solidità.
Tredici Pietro – Uomo che cade: 100/110
Microfono che non funziona e ripartenza: la vera prova è la gestione dell’imprevisto. E qui la prova è superata.
Chiello – Ti penso sempre: 98/110
Un folletto scuro che si infila nelle crepe delle relazioni: esame “di atmosfera” riuscito.
Bambole di Pezza – Resta con me: 95/110
Quota rock in versione battesimo dell’Ariston: energia e identità, anche con qualche spigolo.
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta: 104/110
Una boccata d’aria dentro una serata piena di tensione emotiva: leggeri, ma non superficiali.
Leo Gassmann – Naturale: 92/110
Canzone “trasparente”: corretta, pulita, ma rischia di evaporare nel rumore del Festival. Rimandato al guizzo.
Francesco Renga – Il meglio di me: 96/110
Vocione e mestiere: non è sorpresa, è garanzia. Promosso senza discussioni.
LDA & Aka7even – Poesie clandestine: 97/110
Affiatamento e tenuta scenica: non spacca la serata, ma porta a casa il voto pieno.
Sanremo 2026, Giorgia Cardinaletti spiazza tutti: dal Tg1 alla finale con Conti e Pausini

Il verdetto dei “docenti” di Rumors.it dopo la prima notte
La prima serata di Sanremo 2026 ha già scritto una regola: chi trasforma l’esibizione in un momento parte avanti. La top 5 provvisoria della Sala Stampa mette in vetrina Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez & Masini: cinque modi diversi di “tenere” l’Ariston, cinque strade per arrivare in fondo.
















