Dall'eleganza stradale ai 550 CV delle gare Superproduction

Peugeot 505: dalla strada alle vittorie in pista

Scopri la storia della Peugeot 505: l’ultima iconica berlina a trazione posteriore capace di trasformarsi da elegante ammiraglia a mostro della pista da 550 CV.

di Francesco Ippolito | 8 Aprile 2026

Peugeot 505: L’ultima “Leonessa” a trazione posteriore

Ci sono auto che segnano la fine di un’epoca e l’inizio di una leggenda. La Peugeot 505, lanciata nel lontano 1979, è esattamente questo: il capitolo finale delle grandi berline del Leone a trazione posteriore. Ma non fatevi ingannare dalle sue linee eleganti e dalla sua natura di ammiraglia borghese; sotto quella pelle d’acciaio batteva un cuore da combattente che ha saputo imporsi dai deserti africani ai circuiti più veloci d’Europa.

Un successo senza confini: dall’Europa alla Cina

Mentre il mercato europeo ne apprezzava la robustezza e lo stile senza tempo, la 505 diventava una vera cittadina del mondo. È stata una delle poche auto francesi capace di rompere i confini, trovando una seconda giovinezza e un successo clamoroso in mercati difficili come gli Stati Uniti e la Cina. Era la sintesi perfetta tra il comfort di una berlina di lusso e la proverbiale affidabilità della Casa del Leone, tipica Peugeot, un’eredità raccolta dalla leggendaria 504 e portata a un nuovo livello di maturità tecnica.

L’anima racing: dai Rally al Tour d’Europe

Sebbene la trazione posteriore richiami subito il piacere di guida stradale, è nelle competizioni che la 505 ha costruito il suo mito. Il debutto non fu morbido: il Rally dell’Acropoli del 1980 mise subito alla prova la meccanica della vettura. Tra le auto da competizione di quell’epoca, Peugeot si distinse proprio in questa gara. Ma il vero trionfo arrivò nel 1981, quando la 505 STi conquistò il Tour d’Europe Rally. Fu un’impresa storica: ancora oggi rimane l’unica auto francese ad aver mai vinto questa durissima competizione riservata ai modelli di serie.

L’era Turbo e il tocco di Porsche

La vera svolta arrivò nel 1983 con la 505 Turbo Injection. Non era solo marketing: il marchio Peugeot collaborò con Porsche per sviluppare la versione turbo del motore da 2,2 litri. Con la sua livrea bicolore e i cerchi in lega TRX, la 505 Turbo non era solo bella da vedere, ma terribilmente efficace. Grazie ai kit sviluppati da Danielson e PTS, la potenza poteva schizzare dai 150 CV di serie fino alla soglia psicologica dei 200 CV, rendendola una vera “bruciasemafori” dell’epoca.

Il mostro da 550 CV: la Superproduction

Ma il punto più alto della parabola sportiva fu toccato nei campionati di velocità francesi. Qui, piloti del calibro di Jean-Pierre Beltoise e Jean-Pierre Jabouille portarono in pista la versione Superproduction. Quella che esternamente sembrava una 505 palestrata, sotto il cofano nascondeva un’ingegneria estrema: la pressione del turbo KKK, portata a 1,7 bar, permetteva al motore di erogare oltre 550 CV. Non a caso, Peugeot fu protagonista assoluta tra i motori da corsa francesi in quegli anni.

Tra il 1984 e il 1987, questa belva a trazione posteriore divenne l’incubo dei concorrenti, collezionando otto vittorie assolute. Pur non vincendo il titolo nazionale, la 505 Superproduction entrò nel cuore dei tifosi per la sua estetica muscolare e la capacità di trasformarsi da pacifica berlina familiare a mostro da pista.

La fine di un’era

Con il 505 Trophy, il monomarca nato nel 1985, si chiuse idealmente il cerchio. Fu l’ultima volta che gli appassionati poterono vedere una berlina Peugeot protagonista a trazione posteriore sfidarsi ufficialmente in pista. Oggi, guardando indietro, la 505 non è solo un pezzo da collezione, ma il simbolo di un’ingegneria coraggiosa che non aveva paura di sporcarsi le ruote di fango o di gomma bruciata.

Francesco Ippolito

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