Bagno di folla nel cuore di Trastevere per Robert De Niro, arrivato nella Capitale per celebrare i cinquant’anni di Novecento, il capolavoro diretto da Bernardo Bertolucci nel 1976. Tra ricordi dal set, aneddoti sul regista e un messaggio rivolto alle nuove generazioni, la star di Hollywood ha conquistato piazza San Cosimato durante la presentazione della versione restaurata del film.

Robert De Niro accolto da una folla nel cuore di Roma
Ci sono film che appartengono alla storia del cinema e altri che, con il passare degli anni, finiscono per entrare nella memoria collettiva di un Paese. Novecento di Bernardo Bertolucci riesce a essere entrambe le cose. A cinquant’anni dall’uscita nelle sale, il monumentale affresco diretto dal regista emiliano è tornato a vivere sotto il cielo di Roma, accompagnato da uno dei suoi protagonisti più celebri: Robert De Niro.
Lunedì 13 luglio l’attore è arrivato in piazza San Cosimato, nel cuore di Trastevere, per presentare la versione restaurata di Novecento – Atto I. Ad attenderlo ha trovato una piazza gremita, con il pubblico radunato già dal pomeriggio nella speranza di poter vedere da vicino una delle più grandi leggende di Hollywood. Un’accoglienza che ha sorpreso lo stesso De Niro, salito sul palco con il sorriso e con la convinzione di partecipare a un appuntamento decisamente più raccolto.
«Pensavo sarebbe stato un incontro intimo», ha ammesso davanti alla folla. La risposta di Roma, però, è stata tutt’altro che contenuta: applausi, cori e perfino una vera e propria ola hanno trasformato la proiezione organizzata dalla Fondazione Piccolo America in una festa popolare dedicata al cinema. A dialogare con l’attore sono stati lo scrittore e critico Antonio Monda e Valerio Carocci, presidente della Fondazione.

Il primo incontro con Bernardo Bertolucci
Nel corso della serata, Robert De Niro ha ripercorso l’inizio del suo rapporto con Bernardo Bertolucci. I due si conobbero a New York, durante un concerto di Bob Dylan al Madison Square Garden, quando Il Padrino – Parte II non era ancora arrivato nelle sale. Il regista gli propose il ruolo di Alfredo Berlinghieri, figlio di una famiglia di proprietari terrieri, e l’attore accettò senza troppe esitazioni.
Per De Niro, la possibilità di lavorare con Bertolucci rappresentava l’occasione di prendere parte a qualcosa di diverso, ambizioso e profondamente europeo. Le riprese lo portarono a trascorrere molti mesi in Italia, all’interno di un cast internazionale nel quale figuravano, tra gli altri, Gérard Depardieu, Stefania Sandrelli, Donald Sutherland, Burt Lancaster, Dominique Sanda, Sterling Hayden, Laura Betti e Romolo Valli.
Lingue, sensibilità e metodi di recitazione differenti convivevano su un set enorme, spesso caotico ma proprio per questo affascinante. De Niro ha ricordato Bertolucci come un poeta, un autore non sempre semplice da decifrare, ma capace di trascinare tutti dentro la propria visione. Lo ha definito più volte «very simpatico», raccontando anche il lato più conviviale della lavorazione: il regista amava portare attori e collaboratori nei migliori ristoranti, trasformando il soggiorno italiano in una delle esperienze gastronomiche più felici della carriera dell’interprete americano.
Gli aneddoti dal set di Novecento
Non sono mancati i ricordi più curiosi. De Niro ha raccontato che, durante il primo giorno di lavorazione, Bertolucci decise di girare una scena nella quale Alfredo appariva ormai anziano. Una scelta particolarmente complessa per un’opera destinata a seguire i protagonisti lungo diversi decenni e che, infatti, costrinse la troupe a tornare successivamente su quella sequenza.
Al centro del film c’è il rapporto tra Alfredo Berlinghieri e Olmo Dalcò, interpretato da Gérard Depardieu. I due nascono nello stesso giorno del 1900 e crescono nella stessa campagna emiliana, ma appartengono a mondi opposti. Alfredo è l’erede dei proprietari terrieri, mentre Olmo proviene da una famiglia di contadini. La loro amicizia attraversa la storia italiana, scontrandosi con differenze sociali, lotte di classe e con la violenta ascesa del fascismo.
Bertolucci costruì così un racconto intimo e politico allo stesso tempo, nel quale le vicende personali diventano lo specchio delle trasformazioni vissute dall’Italia nella prima metà del Novecento. Un’opera divisa in due atti, sostenuta da capitali internazionali e interpretata da star mondiali, ma profondamente legata alla cultura, ai paesaggi e alla memoria contadina dell’Emilia. Il film uscì nelle sale italiane nel settembre del 1976 e continua ancora oggi a suscitare discussioni per la sua grandezza visiva e per il suo messaggio politico.
Il ricordo del regista e il messaggio ai giovani
Parlando di Novecento, Robert De Niro ha voluto soprattutto restituire il senso della visione di Bertolucci. Secondo l’attore, il regista cercava di raccontare l’oppressione, il fascismo e le ingiustizie del proprio tempo senza rinunciare alla complessità. De Niro ha spiegato di non sapere quale definizione politica lo rappresentasse davvero, ma di aver sempre percepito in lui una posizione precisa: Bertolucci era «dalla parte della gente».
È forse questo l’aspetto che rende Novecento ancora così attuale. Il film non osserva la Storia da lontano, ma la racconta attraverso i corpi, le passioni, le paure e le contraddizioni dei suoi personaggi. La divisione tra Alfredo e Olmo non è soltanto economica: è una distanza che condiziona le loro scelte e che prova continuamente a spezzare un legame nato durante l’infanzia.
Prima di lasciare il palco, De Niro ha rivolto un pensiero anche ai più giovani, invitandoli a prestare attenzione alle proprie sensazioni quando percepiscono che qualcosa non è giusto. «Fidatevi del vostro istinto», ha detto, ricordando quanto sia importante decidere se e come reagire davanti alle situazioni che coinvolgono noi stessi e le persone che ci circondano. Un messaggio che, pronunciato davanti a un film dedicato alla libertà, alla partecipazione e alla lotta contro l’oppressione, ha assunto un significato ancora più forte.
Novecento – Atto II, il gran finale a Trastevere
La scelta di celebrare il film proprio in piazza San Cosimato non è casuale. Trastevere era un luogo particolarmente caro a Bertolucci, che nel 2017 aveva presentato nella stessa piazza Ultimo tango a Parigi. San Cosimato è inoltre il luogo simbolo della storia del Cinema America: da qui partì nel 2012 la mobilitazione per difendere la storica sala dalla demolizione e dalla possibile trasformazione in parcheggi e appartamenti.
La presenza di Robert De Niro ha quindi rappresentato qualcosa di più di un omaggio cinematografico. È stata anche una celebrazione degli spazi culturali aperti, gratuiti e accessibili, capaci di trasformare una piazza in un luogo di incontro. Il cinema è tornato così alla sua dimensione più popolare: non un’esperienza riservata a pochi, ma un racconto condiviso da una comunità.
Il viaggio prosegue questa sera, martedì 14 luglio, con la proiezione di Novecento – Atto II. Il secondo capitolo attraversa gli anni più duri del regime fascista fino alla Liberazione, portando a compimento il confronto tra Alfredo e Olmo e tra le due Italie che rappresentano. L’appuntamento è ancora una volta in piazza San Cosimato alle 21:15, con ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.
Sarà l’ultimo appuntamento della dodicesima edizione de Il Cinema in Piazza, ma anche la conclusione ideale di un omaggio che ha saputo unire memoria, spettacolo e partecipazione. Robert De Niro ha salutato Roma con un entusiasta «God bless Italy!». E per una notte, davanti allo schermo acceso nel cuore di Trastevere, la distanza tra la Hollywood delle grandi star e il cinema vissuto in una piazza è sembrata davvero scomparire.







