Musica italiana

Valeria Rossi, 25 anni dopo Tre parole: «Ero ingenua». Oggi aiuta gli altri come terapeuta

A venticinque anni dal successo di Tre parole, Valeria Rossi ripercorre la sua carriera, racconta gli errori del passato e la scelta di una nuova vita come terapeuta, lontano dai riflettori

di Giorgia Servidio | 31 Luglio 2026
Foto: Instagram @valeriarossiofficial

Ci sono canzoni che finiscono per appartenere a un’intera generazione. Brani che diventano la colonna sonora di un’estate e che, anche a distanza di decenni, bastano poche note per essere immediatamente riconosciuti. Tre parole è una di queste. Era il 2001 quando il ritornello «Sole, cuore, amore» conquistò le radio italiane, trasformando Valeria Rossi in uno dei volti più popolari della musica pop di quegli anni.

Quello che sembrava l’inizio di una lunga carriera ai vertici delle classifiche, però, prese una direzione diversa. Oggi, a venticinque anni da quel successo, la cantante guarda al passato con lucidità e senza rimpianti. In un’intervista rilasciata a La Repubblica, ha raccontato il percorso che l’ha portata lontano dai riflettori, fino a costruire una nuova professione dedicata al benessere delle persone.

Il successo improvviso di Tre parole

L’estate del 2001 fu quella della consacrazione di Valeria Rossi. Tre parole rimase ai vertici delle classifiche italiane per settimane, riuscendo persino a superare artisti del calibro di Vasco Rossi e Zucchero. Un risultato straordinario per una cantante allora quasi sconosciuta, che in pochissimo tempo si ritrovò travolta dalla popolarità.

Il celebre ritornello «Sole, cuore, amore» è entrato nell’immaginario collettivo, diventando un’espressione riconoscibile anche da chi, oggi, non ricorda necessariamente il titolo della canzone. È uno di quei casi in cui un singolo brano riesce a superare il proprio tempo, continuando a vivere nella memoria popolare molto oltre la stagione che lo ha visto nascere. Eppure, dietro quel successo esplosivo, Valeria Rossi racconta di aver vissuto un’esperienza molto più complessa di quanto il pubblico potesse immaginare.

Foto: Instagram @valeriarossiofficial

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«Ero ingenua»: il rapporto difficile con la notorietà

Ripensando a quegli anni, la cantante ammette di non essere stata pronta a gestire ciò che stava accadendo. «Ero ingenua: una parte di me voleva il successo, un’altra desiderava restare nascosta. Non mi ascoltavo e mi sono fidata delle persone sbagliate. Abbiamo lavorato male, ma la colpa è mia: non ero pronta. Volevo solo lasciare un’impronta», racconta.

Parole che restituiscono il ritratto di un’artista capace di guardare alla propria storia con grande onestà, senza cercare responsabilità esclusivamente all’esterno. Il successo, spiega, non arrivò per caso, ma il contesto in cui si trovò a viverlo non era quello in cui riusciva davvero a riconoscersi. «Non ho trovato il successo per caso, solo quello non era il mio mondo. E, giocoforza, l’ho perso presto. Sono fatalista, è stato giusto così», afferma. Una riflessione che racconta quanto il rapporto tra notorietà e realizzazione personale possa essere molto più complesso di quanto spesso appaia.

Una seconda vita lontana dai riflettori

Se il pubblico continua ad associarla inevitabilmente a Tre parole, la vita di Valeria Rossi ha preso da tempo una direzione completamente diversa. Oggi è una terapeuta e lavora come libera professionista, collaborando con diverse Asl e con altre realtà del settore sanitario. Il suo lavoro continua a ruotare intorno alla voce, ma con un obiettivo profondamente differente rispetto al passato.

«Aiuto le persone a conoscersi, a ritrovare le proprie emozioni, anche attraverso la voce e la musica. Tutto torna. Mi interessa la salute mentale e sto lavorando a un progetto che informi gli artisti sui rischi del mestiere, che sono tanti», spiega. È un percorso che sembra riunire tutte le esperienze vissute negli anni precedenti: la musica non è scomparsa dalla sua vita, ma è diventata uno strumento al servizio dell’ascolto e del benessere psicologico.

Foto: Instagram @valeriarossiofficial

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Il successo non è stato un rimpianto

Molti artisti che hanno vissuto un grande successo improvviso raccontano con amarezza la difficoltà di accettarne la fine. Valeria Rossi, invece, descrive un processo più graduale. Ammette che inizialmente sia stato doloroso vedere spegnersi quell’attenzione mediatica, ma col tempo ha imparato a interpretare quella svolta come una parte naturale del proprio percorso. «Sul momento sì, poi ho capito che era destino», racconta rispondendo alla domanda se le sia dispiaciuto vedere terminare così rapidamente quella stagione artistica.

Dopo aver continuato a lavorare come autrice, ha anche superato un concorso pubblico, convinta di poter contribuire a cambiare il sistema dall’interno. Un’esperienza che, ancora una volta, le ha insegnato qualcosa su sé stessa. «Pensavo di cambiare il sistema da dentro, ingenua anche lì. Così sono passata alla libera professione», ricorda con un sorriso.

La musica continua a far parte della sua vita

Anche se oggi il suo lavoro è molto diverso rispetto agli anni delle classifiche, il legame con Tre parole non si è mai interrotto. La cantante racconta di non essersi mai stancata di parlare di quel brano, che continua a rappresentare una parte importante della propria identità artistica.

«Non mi sono stancata di parlarne. È una responsabilità: il brano resta, ha vita a sé; io racconto chi sono diventata nel frattempo», spiega. I diritti d’autore della canzone le consentono ancora oggi di togliersi qualche soddisfazione personale, ma soprattutto rappresentano il filo che continua a collegare la Valeria Rossi del 2001 con la donna che è diventata oggi.

Foto: Instagram @valeriarossiofficial

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L’esperienza della malattia e un nuovo equilibrio

Nel raccontare la propria trasformazione personale, la cantante affronta anche un capitolo molto delicato della sua vita. Spiega infatti che una brutta malattia le ha offerto il tempo necessario per approfondire interessi che coltivava già da anni, come la meditazione e il Qi Gong, pratiche che oggi fanno parte del suo percorso personale e professionale.

Alle spalle c’è anche una storia familiare complessa. I suoi genitori lasciarono la Libia durante il regime di Mu’ammar Gheddafi, un’esperienza che, come racconta, ha contribuito a modellare il suo carattere e il modo di guardare al mondo. «L’ascolto di me stessa e un senso del collettivo che, per vicende familiari, mi era mancato» sono gli elementi che, secondo Valeria Rossi, hanno dato significato a quella che definisce la sua seconda vita.

A distanza di venticinque anni, il pubblico continua a ricordarla per un ritornello che ha segnato un’intera estate. Lei, invece, sembra aver scelto di non restare imprigionata in quel ricordo. Ha trasformato la voce che l’ha resa celebre in uno strumento per aiutare gli altri, trovando una strada lontana dalle classifiche ma molto più vicina alla persona che desiderava diventare. In fondo, è proprio questa la storia che oggi sente di voler raccontare: non soltanto quella di un successo, ma quella di una trasformazione.

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