Ci sono personaggi che appartengono alla storia del cinema e altri che appartengono alla storia dell’immaginario collettivo. Robin Hood appartiene a entrambe le categorie. Da quasi un secolo il cinema torna nella foresta di Sherwood per raccontare ancora una volta il celebre fuorilegge, ma ogni nuova versione sembra avere una domanda diversa da porsi: chi è davvero Robin Hood?
Dal 12 agosto arriva nelle sale Robin Hood – Il Prezzo del Sangue, il nuovo film diretto da Michael Sarnoski, con Hugh Jackman nei panni del leggendario arciere. Una versione che sceglie di distruggere l’immagine più conosciuta del personaggio: non il nobile ribelle che ruba ai ricchi per aiutare i poveri, ma un uomo segnato dalla violenza, dalle sue scelte e dal peso della propria leggenda. È proprio questa la forza del mito di Robin Hood: non è mai stato un personaggio immobile. Ogni generazione lo ha trasformato per raccontare qualcosa del proprio presente.
Robin Hood non è un solo eroe: è uno specchio delle epoche
Il motivo per cui il cinema continua a tornare su Robin Hood è semplice: la sua storia contiene un conflitto universale. Da una parte c’è il potere, dall’altra chi decide di sfidarlo. C’è la legge e c’è chi sceglie di infrangerla in nome di una giustizia più grande.
Per questo Robin Hood può diventare praticamente qualsiasi cosa. Negli anni Trenta, in un’epoca in cui il cinema cercava grandi eroi capaci di incarnare coraggio e speranza, era un avventuriero elegante e invincibile. Negli anni Novanta diventava il protagonista di un grande spettacolo hollywoodiano, pieno di romanticismo, battaglie e personaggi sopra le righe. Oggi, invece, sembra interessare soprattutto la parte più oscura del personaggio: quella dell’uomo dietro la leggenda. La domanda non è più soltanto “perché Robin Hood combatte?”, ma “quanto costa diventare un simbolo?”.

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Dal principe dei ladri all’antieroe: la trasformazione di Robin Hood al cinema
Il primo grande successo cinematografico di Robin Hood arriva nel 1922 con Douglas Fairbanks, in un’epoca in cui il cinema muto aveva bisogno di protagonisti capaci di riempire lo schermo con il solo linguaggio del corpo. Quel Robin Hood è atletico, spettacolare, quasi un antenato dei supereroi moderni.
Ma è il film del 1938 con Errol Flynn a definire davvero l’immagine del personaggio. Qui nasce il Robin Hood che tutti conosciamo: sorridente, brillante, romantico, capace di combattere il male con una freccia e una battuta ironica. È probabilmente la versione che più di tutte ha fissato il modello dell’eroe ideale. Poi arriva Disney nel 1973 e trasforma Robin Hood in una favola universale. La scelta di raccontarlo attraverso una volpe antropomorfa non cambia il cuore della storia: rimane un protagonista che sfida l’arroganza del potere e difende chi non ha voce. È una delle versioni più amate proprio perché riesce a rendere il mito accessibile a ogni generazione.
Negli anni Novanta, invece, Hollywood decide di trasformare Robin Hood in un vero blockbuster. Robin Hood – Principe dei ladri con Kevin Costner porta la leggenda nella dimensione del grande spettacolo: azione, amore, avventura e una dose di ironia. Il film ha alcuni eccessi tipici del cinema dell’epoca, ma ha lasciato un segno soprattutto grazie ad Alan Rickman, il cui sceriffo di Nottingham è ancora oggi uno dei migliori villain mai associati alla storia.
È interessante notare come proprio i personaggi negativi abbiano spesso rubato attenzione al protagonista. Lo sceriffo di Nottingham, da semplice antagonista, è diventato negli anni una figura sempre più complessa: non solo il simbolo del potere oppressivo, ma spesso un uomo ambiguo, capace di mostrare fragilità e contraddizioni.

Le versioni migliori? Quelle che hanno qualcosa da dire
Stabilire quale sia il miglior Robin Hood non è semplice, perché ogni adattamento risponde a un’esigenza diversa. Se si cerca il Robin Hood più iconico, la risposta resta probabilmente Errol Flynn: è la versione che ha trasformato il personaggio in un modello eterno di avventura e libertà. Se invece si parla di capacità di entrare nell’immaginario popolare, il Robin Hood della Disney è quasi imbattibile: ha reso la leggenda familiare a milioni di spettatori. Per chi ama una rilettura più adulta, il film di Ridley Scott del 2010 con Russell Crowe ha avuto il merito di togliere la patina romantica al personaggio e provare a raccontare l’uomo prima del mito.
Anche le versioni più recenti hanno seguito questa strada. La serie Robin Hood del 2025 e ora il film di Sarnoski sembrano appartenere alla stessa tendenza: il pubblico contemporaneo non cerca più soltanto eroi perfetti, ma personaggi feriti, pieni di contraddizioni, costretti a confrontarsi con il lato più oscuro delle proprie azioni.

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Hugh Jackman e il nuovo Robin Hood: la fine del mito?
Con Robin Hood – Il Prezzo del Sangue, Michael Sarnoski sembra voler arrivare al punto estremo della trasformazione del personaggio. Dopo essere stato eroe romantico, ribelle, simbolo di giustizia e protagonista d’avventura, Robin Hood diventa finalmente una domanda aperta: può un uomo che ha vissuto nella violenza diventare davvero un simbolo di speranza? Può una leggenda sopravvivere quando si scopre che dietro il mito c’è un uomo pieno di errori?
Forse è proprio questo il motivo per cui Robin Hood continua a tornare al cinema: perché non parla soltanto di un fuorilegge medievale, ma del nostro bisogno di trovare eroi, anche quando sappiamo che nessuno è davvero senza colpe. E ogni epoca, alla fine, sceglie il Robin Hood di cui ha bisogno. Oggi sembra essere arrivato il momento di conoscerne uno molto più umano.









