Ci siamo abituati a riempire ogni attesa. La mano cerca il telefono quasi prima che la mente abbia avuto il tempo di accorgersi del vuoto: qualche minuto prima dell’arrivo della metropolitana, una fermata più lunga del previsto, il tragitto verso l’ufficio, persino quei pochi istanti trascorsi immobili su una scala mobile. Scorriamo immagini, notizie e video che spesso dimentichiamo ancora prima di essere arrivati a destinazione. A Varsavia, qualcuno ha deciso di intervenire proprio in questo spazio apparentemente insignificante, trasformandolo in un’occasione per tornare a leggere.
Si chiama Metroteka ed è una biblioteca di circa 150 metri quadrati realizzata all’interno della stazione Kondratowicza, nella capitale polacca. Un luogo pensato per insinuarsi nella quotidianità dei pendolari senza chiedere loro di cambiare percorso, trovare più tempo o aggiungere un altro impegno alla giornata. I libri sono già lì, esattamente dove passano le persone, inseriti nel ritmo di una città che continua a muoversi. Forse è proprio questo l’aspetto più interessante del progetto: Metroteka non pretende di rallentare una società che corre, ma prova a suggerirle un modo diverso di abitare quella velocità.
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Metroteka a Varsavia, la biblioteca nata nella metropolitana
Dietro la nascita di Metroteka c’è un dato che racconta molto più delle abitudini culturali di un Paese. Secondo le cifre riportate dal Guardian, soltanto il 41 per cento della popolazione polacca legge almeno un libro all’anno, mentre circa cinquant’anni fa la percentuale raggiungeva il 50 per cento. Dagli anni Novanta a oggi, il numero dei lettori è progressivamente diminuito.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto l’aver smesso di aprire romanzi e saggi, perché a essere cambiato profondamente è il modo in cui scegliamo di occupare il nostro tempo. Continuiamo a ripeterci che non leggiamo perché non ne abbiamo abbastanza e, in parte, è certamente vero. Le giornate sono affollate, gli spostamenti lunghi, il lavoro invade spazi che un tempo appartenevano alla vita privata. Eppure, dentro quelle stesse giornate, trascorriamo una quantità crescente di minuti davanti allo schermo, spesso senza aver realmente deciso di farlo, inseguendo un contenuto dopo l’altro in una successione che sembra non conoscere una conclusione.
È qui che l’idea di Metroteka diventa quasi provocatoria nella sua semplicità. Se il tempo per leggere sembra essere scomparso, allora la biblioteca va portata là dove quel tempo continua a esistere, seppure frammentato: tra un punto A e un punto B, dentro quei minuti che normalmente consideriamo troppo brevi per meritare qualcosa di diverso da uno sguardo al telefono.

L’arte di abitare l’immaginazione
Leggere invece di scrollare: l’idea di Metroteka contro il doomscrolling
Metroteka mette a disposizione dei viaggiatori oltre 16 mila titoli, con un sistema basato su microchip progettato per rendere rapido il prestito. Anche la restituzione segue la stessa logica: un corner automatizzato rimane disponibile 24 ore su 24, eliminando buona parte di quelle piccole complicazioni che potrebbero trasformarsi nell’ennesimo motivo per rimandare.
Non è necessario programmare una visita in biblioteca, deviare il proprio percorso o ritagliare un pomeriggio che probabilmente non arriverà mai. Un libro può essere preso andando al lavoro e restituito tornando a casa, facendo entrare la lettura nella giornata senza pretendere che sia la giornata ad adattarsi alla lettura.
La forza di Metroteka sta proprio nel non chiedere ai lettori uno sforzo ulteriore. Non suggerisce di trovare un’ora libera a fine giornata, né di trasformare la lettura nell’ennesima buona abitudine da inserire in agenda. Si limita a mettere un libro nel posto in cui, ogni giorno, migliaia di persone hanno già qualche minuto a disposizione.
È un’intuizione semplice, ma dice molto delle nostre abitudini. Abbiamo imparato a considerare ogni pausa troppo breve per iniziare qualcosa e abbastanza lunga per prendere in mano il telefono. Il viaggio in metropolitana diventa così uno dei tanti momenti assorbiti distrattamente dallo schermo. Metroteka interviene esattamente lì, offrendo un’alternativa che non pretende di cambiare il ritmo della città: permette semplicemente di trascorrere qualche fermata dentro una storia, anziché dentro l’ennesimo feed.
Una biblioteca nella metropolitana che diventa spazio culturale
Definire Metroteka soltanto una biblioteca sarebbe però riduttivo. Il progetto è stato immaginato come un piccolo centro culturale sotterraneo, con spazi nei quali fermarsi a studiare o lavorare, laptop e connessione internet a disposizione degli utenti, sedute, caffè e ambienti destinati agli incontri.
C’è persino un giardino idroponico, elemento quasi straniante all’interno di una stazione della metropolitana, dove natura, libri e tecnologia finiscono per convivere nello stesso spazio. Accanto al giardino è stato pensato anche un muro sul quale lasciare pensieri e riflessioni dedicati a questioni come il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare, trasformando il passaggio quotidiano di migliaia di persone in una possibile occasione di confronto.
La vicedirettrice Grażyna Strzelczak-Batkowska ha spiegato che l’ambizione è quella di trasformare Metroteka in un centro educativo e culturale, non semplicemente in un luogo dal quale prendere libri in prestito. Ed è probabilmente qui che il progetto acquista il suo significato più contemporaneo. Non combatte la tecnologia fingendo che non esista, né costruisce una nostalgica contrapposizione tra il libro virtuoso e lo smartphone colpevole di tutti i nostri mali. Computer, connessione e sistemi automatizzati convivono con scaffali e pagine stampate. La questione non è rinunciare al presente, ma scegliere con maggiore consapevolezza come attraversarlo.
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Il lusso contemporaneo è ritrovare il tempo per leggere
La lettura oggi si scontra soprattutto con una concorrenza molto più agguerrita rispetto al passato. Lo smartphone è sempre a portata di mano, offre una distrazione immediata e non richiede nemmeno la decisione consapevole di iniziare qualcosa. Un libro funziona diversamente: chiede qualche minuto in più e, soprattutto, di non interrompersi continuamente. È forse anche per questo che portarlo direttamente nei luoghi dell’attesa può fare la differenza. Metroteka non prova a convincerci che dovremmo leggere di più; rende semplicemente più facile scegliere di farlo.
Forse oggi il lusso non coincide sempre con ciò che possiamo aggiungere alle nostre vite, ma anche con ciò che riusciamo finalmente a sottrarre: rumore, distrazioni, velocità e stimoli continui. Da questo punto di vista, una biblioteca nascosta sotto le strade di Varsavia racconta qualcosa che supera abbondantemente i suoi 150 metri quadrati, perché pone una domanda semplice ma tutt’altro che banale su quanto valore attribuiamo ancora alla nostra attenzione.
Metroteka non cerca di arrestare il cambiamento della società, operazione probabilmente impossibile e forse nemmeno desiderabile. Prova piuttosto a reindirizzarlo verso un modo di vivere più ricco, utilizzando gli stessi strumenti della contemporaneità per recuperare un gesto antichissimo: prendere un libro e lasciare che qualche pagina accompagni il viaggio mentre la città continua a muoversi intorno a noi. Non servirà a fermare il tempo, naturalmente, ma forse può insegnarci nuovamente ad accorgerci che esiste e che persino il breve intervallo tra una fermata e l’altra può diventare uno spazio da abitare, anziché semplicemente da riempire.









