Cosa potevamo aspettarci da Emanuela Fanelli? Probabilmente proprio questo: riuscire ancora una volta a spiazzare tutti facendo qualcosa che, apparentemente, sembra soltanto uno scherzo.
Al suo arrivo alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, l’attrice romana si è presentata con una parrucca bionda, gli occhiali, il volto segnato da finte rughe e ventitré anni in più addosso. O, almeno, così sembrava. Giornalisti e fotografi non hanno perso l’occasione per giocare con lei, facendole notare ironicamente di averla trovata «leggermente invecchiata» rispetto all’ultima volta. Fanelli, naturalmente, è stata al gioco.
Del resto, solo un anno fa era stata uno dei volti centrali della Mostra, conducendo le cerimonie di apertura e chiusura di Venezia 82. Nel 2026 è tornata al Lido con un ruolo completamente diverso: non madrina, ma protagonista di una storia che comincia ancora prima di accendere lo schermo. Perché quella arrivata a Venezia non era esattamente Emanuela Fanelli. Era Emanuela Fanelli nel 2049.

Perché Emanuela Fanelli è arrivata a Venezia invecchiata
Il look non è soltanto una provocazione estetica. È il primo ingresso nell’universo di Peccato, la nuova serie Max Original ideata e interpretata dalla stessa Fanelli e diretta da Valerio Vestoso.
Nella serie l’attrice interpreta una versione immaginaria di sé stessa a 63 anni: non recita più, vive lontana dai riflettori in un piccolo paese della Valle d’Aosta e sembra essere stata quasi dimenticata dal mondo dello spettacolo dopo un misterioso scandalo. Una biografia possibile, raccontata però come se fosse realmente accaduta.
Peccato è infatti una mockumentary comedy, un falso documentario che utilizza i codici del reale per raccontare una storia inventata. E già questa premessa basterebbe a rendere interessante il progetto.
Ma Fanelli ha fatto qualcosa in più: ha portato il personaggio fuori dallo schermo. E ha scelto di farlo proprio a Venezia, forse il luogo in cui quel gesto poteva assumere il significato più forte.
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Venezia 83, quando il red carpet diventa parte dello spettacolo
Da anni il red carpet della Mostra non racconta più soltanto il cinema. Racconta gli abiti, i gioielli, le maison, gli ambassador, i beauty look. Ogni apparizione viene fotografata, analizzata, commentata e inevitabilmente trasformata in una piccola competizione di glamour: chi ha indossato cosa, chi ha osato di più, chi ha sbagliato, chi sarà ricordato. È parte dello spettacolo e sarebbe ingenuo fingere che non lo sia.
Ci sono le pagelle dei look, le classifiche degli abiti più belli, i brand che vestono le star e una presenza sempre più importante di influencer e personalità che con il cinema hanno rapporti differenti. Il Festival è anche questo: industria, moda, immagine, comunicazione. Poi arriva Emanuela Fanelli, e invece di provare a sembrare più bella, più giovane o più glamour, si mette una parrucca, si disegna addosso le rughe e si presenta a 63 anni.
In quella che sembra ogni giorno una gara per conquistare la fotografia più bella del Festival, Fanelli sceglie una strada laterale. E, paradossalmente, è proprio lei a conquistare una delle immagini più difficili da dimenticare di questa edizione.
Emanuela Fanelli sceglie il mestiere prima del glamour
Sul red carpet di Venezia ogni dettaglio conta. L’abito, i gioielli, il trucco, i capelli, il brand che firma il look. Fanelli decide invece di presentarsi già nei panni della protagonista di Peccato: parrucca bionda, rughe e ventitré anni in più. Una scelta che dice molto anche del modo in cui ha deciso di presentare il suo nuovo lavoro. Prima dell’immagine viene il mestiere di attrice. E in un luogo in cui l’immagine ha un peso enorme, non è un dettaglio.
Le fotografie iniziano a circolare, tutti si chiedono cosa sia successo e inevitabilmente si comincia a parlare di Peccato. La promozione della serie è già dentro quello che Fanelli porta sullo schermo.
In mezzo ad abiti firmati, gioielli, beauty look e pagelle del red carpet, per qualche ora l’attenzione cambia direzione. Non c’è nulla di sbagliato nel glamour, che da sempre accompagna la Mostra e contribuisce al suo fascino. Ma Venezia nasce per il cinema. Fanelli, con una parrucca e qualche ruga in più, è riuscita semplicemente a rimetterlo al centro.
Peccato e l’autofiction: quanto è vero quello che vediamo?
Ed è qui che la trovata veneziana si lega perfettamente al significato di Peccato.
Da almeno un decennio siamo sempre più attratti dalle storie che si muovono nella zona grigia tra realtà e invenzione. È successo soprattutto in letteratura, dove l’autofiction ha progressivamente conquistato uno spazio enorme, ma il meccanismo è ormai entrato anche nel cinema e nella televisione.
L’autore prende sé stesso, il proprio nome, la propria biografia e li trasforma in materia narrativa. Il risultato è un racconto che ci sembra vero proprio perché contiene frammenti riconoscibili di realtà, ma che continuamente ci costringe a chiederci: quanto di quello che sto vedendo è realmente accaduto? Peccato sembra voler portare questa ambiguità ancora più lontano.
La protagonista si chiama Emanuela Fanelli. Ha il suo volto, la sua voce, il suo mestiere. Intorno a lei compaiono persone realmente esistenti. Eppure la biografia che ci viene raccontata appartiene alla finzione. La serie è ambientata nel 2049. Fanelli ha 63 anni, vive lontana dai riflettori e non recita più. Qualcosa, nel frattempo, è successo alla sua carriera. Ma cosa? È il mistero dal quale parte il racconto.
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La Emanuela Fanelli del 2049 non esiste. Per ora
È qui che il gioco diventa ancora più sottile. Quella donna non è una ricostruzione del passato, ma un possibile futuro. Potrebbe esistere, ma non esiste ancora. Potrebbe diventare Emanuela Fanelli, oppure non assomigliarle affatto. È una versione immaginaria che, tuttavia, ci viene mostrata attraverso i codici visivi della realtà.
Presentandosi davvero al Lido con quel volto, Fanelli ha complicato ulteriormente il confine. Per qualche ora il personaggio inventato è entrato nel mondo reale, si è fatto fotografare, ha incontrato giornalisti ed è diventato notizia. La serie, in sostanza, era già iniziata.
A rafforzare il cortocircuito c’è un cast composto da numerosi protagonisti reali del cinema e dello spettacolo italiano: Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Geppi Cucciari, Ferzan Özpetek, Paolo Virzì, Paolo Genovese e Paola Cortellesi, tra gli altri. Persone vere dentro la biografia falsa di una persona vera.

Emanuela Fanelli ci ricorda perché siamo a Venezia
In mezzo agli abiti da sogno, ai gioielli, alle maison e alle immancabili pagelle del giorno dopo, Emanuela Fanelli è riuscita a farsi ricordare senza giocare fino in fondo la partita del glamour. Ha scelto di presentarsi attraverso un personaggio, portando sul red carpet il suo lavoro prima ancora della propria immagine. Ed è un dettaglio che pesa, soprattutto a Venezia, dove ormai ciò che accade fuori dalle sale finisce spesso per occupare tanto spazio quanto i film che vengono presentati.
Questo non significa mettere moda e cinema l’una contro l’altro. Il red carpet, gli abiti firmati, i grandi brand e la mondanità fanno parte della storia e del fascino della Mostra. Negli ultimi anni, però, a tutto questo si sono aggiunti influencer, classifiche dei look, contenuti social e una copertura sempre più concentrata su ciò che accade sulla passerella.
Fanelli si inserisce nello stesso meccanismo, ma lo usa in maniera diversa: invece di affidare la propria apparizione a un vestito destinato a finire tra i migliori look della serata, arriva con una parrucca, delle rughe finte e l’aspetto che avrà il suo personaggio nel 2049. E finisce comunque per essere una delle più fotografate e raccontate.
Il risultato è che si parla di lei, certo, ma soprattutto si parla di Peccato. La curiosità per quella trasformazione porta direttamente alla serie, alla sua storia e al gioco tra realtà e finzione su cui è costruita. È una promozione perfettamente coerente con il mestiere che Fanelli è venuta a rappresentare a Venezia: quello dell’attrice.
Per qualche ora, allora, possiamo anche lasciare da parte chi fosse la meglio vestita, quale maison abbia conquistato il red carpet o quale influencer abbia attirato più flash. Non perché siano elementi estranei alla Mostra, ma perché Fanelli ci ha ricordato che dietro quella passerella esiste ancora il motivo per cui tutto questo è nato. Il cinema rimane un luogo in cui si costruiscono identità, si inventano vite e si rende credibile persino ciò che non è mai accaduto. Nel suo caso, addirittura ciò che deve ancora accadere.
Peccato, composta da sei episodi, sarà presentata a Venezia nella sezione Open – Fuori Concorso Serie e arriverà dal 2 ottobre su HBO Max. Nel frattempo, la Emanuela Fanelli del 2049 ha già fatto la sua prima apparizione pubblica. E difficilmente, tra tanti abiti perfetti, sarà quella che dimenticheremo.
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