Vita Privata

Pamela Anderson, la malattia e quella «sentenza di morte»

L’attrice ha raccontato a Venezia il difficile percorso vissuto dopo la diagnosi di epatite C e la paura per i suoi figli

di Giorgia Buscaino | 10 Settembre 2026
Foto: Instagram @pamelaanderson

Pamela Anderson ha ripercorso a Venezia uno dei capitoli più difficili della sua vita: la diagnosi di epatite C ricevuta alla fine degli anni Novanta. Durante il gala amfAR Venezia 2026, l’attrice ha ricordato la paura di allora, le parole dei medici e soprattutto il pensiero rivolto ai suoi due figli ancora piccoli.

Pamela Anderson e la diagnosi di epatite C

La 59enne canadese, diventata celebre in tutto il mondo grazie al ruolo di protagonista nella serie cult Baywatch, ha raccontato dal palco del gala amfAR quanto quella diagnosi avesse cambiato il corso della sua vita.

«Era una sentenza di morte», ha ricordato Anderson, riferendosi alle parole ricevute dai medici all’epoca. Secondo quanto le era stato detto, avrebbe potuto avere circa dieci anni di vita. Una prospettiva che, in un periodo in cui non esisteva ancora una cura capace di eliminare il virus, aveva un peso completamente diverso rispetto a oggi. Per l’attrice, però, la paura più grande non era legata alla propria morte. A preoccuparla erano soprattutto le conseguenze che avrebbe avuto sui suoi bambini.

«Non era paura della morte, ma paura di ciò che sarebbe potuto accadere ai miei figli piccoli», ha spiegato. Una preoccupazione comprensibile per una madre che all’epoca aveva due figli ancora molto giovani.

Foto: Instagram @pamelaanderson

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Il contagio durante il matrimonio con Tommy Lee

Pamela Anderson aveva già raccontato in passato di aver contratto l’epatite C durante il matrimonio con Tommy Lee, il batterista dei Mötley Crüe. La coppia è stata sposata dal 1995 al 1998 e ha avuto due figli, Brandon Thomas e Dylan Jagger. Secondo il racconto dell’attrice, il virus sarebbe stato trasmesso dopo che i due avevano condiviso un ago utilizzato per un tatuaggio. Anderson aveva reso pubblica la sua diagnosi già nel 2002, portando così alla luce una vicenda personale che per anni aveva preferito affrontare lontano dai riflettori.

La malattia, ha spiegato oggi, non ha rappresentato soltanto una questione medica. «Mi ha sconvolto completamente la vita», ha raccontato, descrivendo l’impatto che quella diagnosi ebbe sulle sue scelte e sul modo in cui guardava al futuro.

Foto: Instagram @pamelaanderson

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Pamela Anderson e la cura arrivata molti anni dopo

Per anni Pamela Anderson ha convissuto con l’epatite C senza avere a disposizione un trattamento in grado di eliminare definitivamente il virus. I farmaci antivirali ad azione diretta, capaci di rivoluzionare la cura dell’infezione, hanno iniziato a essere approvati a partire dal 2011.

Nel 2015 l’attrice annunciò pubblicamente di essere finalmente guarita. Un momento che segnò una svolta dopo anni di incertezza. A Venezia, però, Anderson ha ricordato anche quanto fosse stato difficile arrivare a quel risultato. «Ci è voluto tutto quello che avevo in banca», ha raccontato parlando del costo sostenuto per il trattamento.

Nel 2015, prima di comunicare la guarigione, aveva spiegato di non aver avuto sintomi e di aver continuato a vivere normalmente nonostante la diagnosi. Una condizione che rendeva ancora più complesso il rapporto con una malattia che, per molto tempo, aveva rappresentato soprattutto una minaccia invisibile.

Foto: Instagram @pamelaanderson

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Pamela Anderson parla del peso della vergogna

La guarigione fisica non ha cancellato però le conseguenze emotive di quegli anni. Anderson ha parlato di un percorso fatto anche di vergogna e senso di colpa, sentimenti che, a suo dire, sono rimasti dentro di lei nel tempo. L’attrice ha collegato questa esperienza anche agli abusi sessuali subiti da bambina, spiegando di aver avuto la sensazione che entrambe le esperienze fossero diventate una sorta di marchio impossibile da nascondere.

«Merce danneggiata», ha detto, raccontando il modo in cui per anni si è percepita e si è presentata agli altri. Parole particolarmente personali, che mostrano quanto la vicenda dell’epatite C abbia lasciato una traccia anche dopo la guarigione.

«Sono una vincitrice»: la nuova prospettiva di Pamela Anderson

Nonostante il dolore e le difficoltà attraversate, Pamela Anderson non vuole raccontarsi come una vittima. Il messaggio affidato al pubblico del gala amfAR è stato infatti molto diverso. «Sono una vincitrice», ha dichiarato l’attrice, aggiungendo di sentirsi «forte e capace», più di quanto avrebbe mai immaginato. Anderson ha anche rifiutato l’immagine della «damigella in pericolo», un ruolo che, secondo le sue parole, sarebbe fin troppo facile attribuirle.

A Venezia, dunque, la diva ha scelto di tornare su una diagnosi che aveva segnato profondamente la sua vita, ma lo ha fatto con una prospettiva diversa. Dalla paura di non avere un futuro alla guarigione, passando per il senso di colpa e per il timore legato ai suoi figli, il racconto di Pamela Anderson è diventato soprattutto quello di una donna che ha imparato a non definirsi attraverso la malattia.

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