CASO VECCHIONI

Roberto Vecchioni, il processo per diffamazione prosegue: la precisazione dei legali

l procedimento per diffamazione contro Roberto Vecchioni prosegue. La difesa interviene per precisare la decisione del giudice

di Naomi Lanciano | 17 Settembre 2026
Foto: Instagram @vecchioniofficial

Il procedimento che vede Roberto Vecchioni accusato di diffamazione aggravata nei confronti di Geronimo La Russa prosegue davanti al Tribunale di Firenze. A poche ore dalle prime notizie circolate sull’esito dell’udienza predibattimentale del 15 settembre, però, i legali del cantautore sono intervenuti per precisare la natura della decisione presa dal giudice.

Martedì era stato l’avvocato Vinicio Nardo, legale di Geronimo La Russa, costituitosi parte civile, a comunicare che il giudice monocratico del Tribunale di Firenze aveva disposto il rinvio a giudizio di Vecchioni. La prima udienza del dibattimento è prevista per febbraio 2027.

Il giorno successivo è arrivata la precisazione degli avvocati del cantautore, Simone Ciro Giordano e Ugo Cerruti: secondo i due legali, il Tribunale, nella funzione di giudice predibattimentale, avrebbe disposto «la prosecuzione del giudizio e non il rinvio a giudizio». Una distinzione tecnica, ma importante per ricostruire con precisione una vicenda giudiziaria nata da alcune dichiarazioni pronunciate da Vecchioni nel 2023 e che affonda le proprie radici in una storia di quasi trent’anni fa.

Foto: Instagram @vecchioniofficial

Roberto Vecchioni e Geronimo La Russa: cosa accadde nel 1997

Per capire l’origine del caso bisogna tornare al 1997. Nella casa milanese di Roberto Vecchioni si tenne una festa per il compleanno di una delle figlie del cantautore. Secondo quanto raccontato anni dopo dallo stesso artista, al termine della serata dall’abitazione sarebbero risultati mancanti diversi oggetti e alcuni dei ragazzi presenti sarebbero stati identificati dopo la denuncia.

La posizione di Geronimo La Russa venne archiviata. Il procedimento proseguì invece nei confronti di altri ragazzi: secondo le ricostruzioni pubblicate in questi giorni, alcuni furono successivamente riconosciuti responsabili. Quell’episodio sarebbe rimasto una storia del passato se Vecchioni non fosse tornato a raccontarlo pubblicamente molti anni dopo.

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Le parole di Roberto Vecchioni a La Gaberiana nel 2023

È il luglio del 2023 quando Roberto Vecchioni partecipa a La Gaberiana, la manifestazione fiorentina dedicata a Giorgio Gaber. Sul palco il cantautore rievoca quella festa e racconta che dalla sua abitazione erano stati portati via diversi oggetti.

Nel ricostruire l’episodio, Vecchioni fa riferimento a un ragazzo di nome Geronimo, senza pronunciarne il cognome. Secondo la prospettazione dell’accusa, tuttavia, il riferimento a Geronimo La Russa sarebbe stato riconoscibile.

Da quelle dichiarazioni nasce la vicenda giudiziaria attuale. La Russa ha ritenuto le parole del cantautore false e lesive della propria reputazione e ha presentato querela. Secondo quanto riportato da Elle, Geronimo La Russa ha spiegato di essersi costituito parte civile sostenendo che Vecchioni lo avrebbe accusato, a distanza di quasi trent’anni, di aver sottratto oggetti durante quella festa.

Sarà il processo a stabilire se le dichiarazioni pronunciate nel 2023 abbiano o meno rilevanza penale sotto il profilo della diffamazione aggravata contestata al cantautore.

roberto vecchioni
Foto: Instagram @francesca_vecchioni

Gli atti della difesa di Vecchioni e il nodo del fascicolo

A rendere più complesso il passaggio davanti al giudice predibattimentale c’è però un altro elemento: una parte della documentazione presentata dalla difesa non era presente nel fascicolo del pubblico ministero. È questo il punto sul quale si concentra la nota diffusa il 16 settembre dagli avvocati Simone Ciro Giordano e Ugo Cerruti.

Secondo i legali, la documentazione era stata depositata subito dopo l’interrogatorio di Vecchioni, ma non sarebbe poi stata riversata nel fascicolo del PM. Il giudice si sarebbe trovato quindi nell’impossibilità di valutarla durante l’udienza.

La questione degli atti era già emersa nelle ricostruzioni precedenti. Elle riferisce che la documentazione era stata consegnata in Procura dalla difesa oltre un anno e mezzo fa e che già a luglio il giudice aveva rinviato l’udienza nella speranza che il materiale venisse recuperato. Secondo la difesa di Vecchioni, quei documenti sarebbero rilevanti perché offrirebbero una ricostruzione dei fatti diversa da quella proposta dal querelante. Saranno dunque gli ulteriori passaggi processuali a stabilirne il peso.

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I legali di Vecchioni: «Non è stato disposto il rinvio a giudizio»

È proprio sulla definizione di quanto accaduto il 15 settembre che le ricostruzioni delle parti divergono. L’avvocato Vinicio Nardo, legale di Geronimo La Russa, aveva comunicato che il giudice aveva disposto il rinvio a giudizio di Vecchioni. Nelle ore successive la notizia era stata riportata da numerose testate.

Il giorno seguente è arrivata la precisazione della difesa del cantautore. Giordano e Cerruti sostengono che il Tribunale abbia invece disposto, ai sensi dell’articolo 554-ter, comma 3, del codice di procedura penale, «la prosecuzione del giudizio e non il rinvio a giudizio», non avendo potuto esaminare la documentazione difensiva.

Nella stessa nota i due avvocati hanno richiamato il principio di presunzione di innocenza e ribadito la fiducia di Roberto Vecchioni nella giustizia.

Foto: instagram @vecchioniofficial

Il procedimento contro Roberto Vecchioni prosegue

Al di là della diversa qualificazione del provvedimento fornita dai legali delle parti, un dato rimane: la vicenda giudiziaria non si è conclusa con l’udienza predibattimentale del 15 settembre.

Saranno quindi i prossimi passaggi davanti al Tribunale di Firenze, nel contraddittorio tra accusa e difesa e dopo l’esame della documentazione, a stabilire se le dichiarazioni pronunciate da Roberto Vecchioni nel 2023 integrino il reato di diffamazione aggravata che gli viene contestato.

Nel frattempo, nei confronti del cantautore vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Una cautela necessaria soprattutto in un caso nel quale, nel giro di ventiquattro ore, sono emerse due differenti letture dello stesso passaggio processuale.

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