Per una sera la Galleria Vittorio Emanuele II ha smesso di essere soltanto il salotto di Milano ed è diventata una passerella vista in tutto il mondo. Vogue World Milano 2026 ha aperto la Fashion Week martedì 22 settembre riunendo celebrity, top model, musicisti, attori, sportivi e alcune delle maison che hanno costruito la storia della moda italiana.
Dopo New York, Londra, Parigi e Los Angeles, Vogue ha scelto Milano per la quinta edizione del suo grande evento internazionale. Al centro dello spettacolo non soltanto gli abiti, ma il rapporto tra artigianato, industria, tecnologia e futuro, raccontato attraverso diverse epoche della creatività italiana.
La Galleria Vittorio Emanuele II è stata chiusa al pubblico durante lo show, mentre la serata è stata trasmessa in streaming in tutto il mondo. E il parterre, così come la passerella, ha riunito nomi provenienti da mondi molto diversi: Roberto Bolle, Cardi B, Bianca Balti, Ghali, Arianna Fontana, Matteo Bocelli, Beatrice Borromeo, Monica Bellucci, Jennifer Lopez e molti altri.

Da Anna Wintour a Francesca Ragazzi, chi ha costruito Vogue World Milano
Dietro Vogue World Milano c’è innanzitutto il lavoro di Anna Wintour e Francesca Ragazzi, Head of Editorial Content di Vogue Italia, insieme a un ampio team internazionale. La direzione creativa è stata affidata a Juan Costa Paz dello studio Convoy, mentre il dipartimento moda è stato guidato da Lady Amanda Harlech, affiancata da Peter Aluuan per lo styling e Luca Galasso per i performer e l’extended cast.
Le coreografie hanno coinvolto Charm La’Donna, mentre Laccio ha lavorato sulla performance di Roberto Bolle. Judith Clark, docente di Moda e Museologia alla University of the Arts London, ha assunto il ruolo di Show Curator. Tra i produttori esecutivi anche Marco Balich e Balich Wonder Studios. Un gruppo di creativi che ha costruito Vogue World non come una semplice sequenza di look, ma come uno spettacolo in più atti capace di passare dal Rinascimento alla Rivoluzione Industriale, dal Made in Italy fino alle riflessioni sul rapporto tra creatività e tecnologia.
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Roberto Bolle apre Vogue World tra Dolce&Gabbana ed Etro
Tra le immagini più riconoscibili dell’apertura c’è Roberto Bolle, protagonista del momento dedicato al Rinascimento. L’étoile ha indossato una cappa couture di Dolce&Gabbana, mentre attorno a lui avanzavano figure misteriose completamente avvolte in monumentali mantelli burgundy creati da Etro.
Le cappe raccontavano già da sole il tema dell’intera serata. Per ciascuna sono stati utilizzati circa sette metri e mezzo di tessuto, con un velluto di seta dévoré proveniente dal distretto serico di Como e decorato con il Paisley, uno dei codici più riconoscibili di Etro. A completare la scena, le lampade disegnate da Jony Ive e portate dalle figure incappucciate. Il movimento del velluto, la luce e i marmi della Galleria hanno trasformato l’inizio dello show quasi in una processione contemporanea.

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Cardi B riporta in passerella uno storico Versace
Se l’apertura guardava al Rinascimento, Cardi B ha portato Vogue World direttamente dentro l’archivio di Versace. La rapper ha partecipato alla sezione “Patterns” indossando un abito della collezione Versace Primavera/Estate 2018, caratterizzato dalle reinterpretazioni pop art delle copertine di Vogue.
Una scelta con un significato preciso. Quella stagione è conosciuta come The Tribute Collection, la collezione attraverso la quale Donatella Versace rese omaggio al fratello Gianni Versace nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, tornando alle stampe e ai motivi grafici che avevano segnato il suo lavoro. Cardi B ha completato il look con i bracciali Bone di Elsa Peretti per Tiffany & Co. e sandali Versace. Una delle apparizioni che meglio ha riassunto il gioco tra archivio e contemporaneità cercato dallo show.

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Matteo Bocelli modello per una sera
Tra le sorprese della passerella c’è stato anche Matteo Bocelli. Questa volta niente esibizione musicale: il figlio di Andrea Bocelli è entrato in Galleria esclusivamente nelle vesti di modello. Per il secondo atto, dedicato alla “Industrial Revolution/Machine Made”, ha indossato un completo Caruso in lana grigia mélange con lavorazione grisaglia, abbinato a camicia bianca, cravatta bordeaux e calzature Fratelli Rossetti.
Sulle note di Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano, Bocelli ha raggiunto l’attrice Anna Ferzetti, condividendo con lei alcuni passi sulla passerella. Il suo look rappresentava uno dei lati più classici del Made in Italy: la sartoria maschile. Dietro la giacca Caruso, costruzioni e materiali tradizionali incontravano così il tema industriale del secondo capitolo dello show.
Gigi Hadid, Vittoria Ceretti e le top model di Vogue World
Accanto alle celebrity, naturalmente, c’erano le modelle. E il cast ha riunito alcuni dei nomi più richiesti della moda internazionale. Gigi Hadid e Vittoria Ceretti hanno attraversato la parte dello show dedicata alla rivoluzione artigianale e ai tessuti ispirati al Rinascimento. Con loro hanno sfilato anche Mariacarla Boscono, Paloma Elsesser e Imaan Hammam, insieme a numerose altre protagoniste delle passerelle internazionali.
Vittoria Ceretti era stata anche scelta come volto dei video realizzati dal regista Bardia Zeinali per anticipare Vogue World. Un progetto costruito proprio intorno alla trasformazione della manifattura: dall’abito confezionato interamente a mano all’arrivo delle macchine, fino alle tecnologie contemporanee. La presenza delle top model non era quindi separata dalla narrazione dello show. Ogni uscita apparteneva a una fase diversa del viaggio nella moda italiana.

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Le stampe italiane diventano protagoniste
Uno dei capitoli più colorati è stato dedicato alle stampe che hanno segnato la storia della moda italiana. Accanto al Versace scelto per Cardi B, lo show ha riportato l’attenzione su motivi provenienti dagli archivi delle maison. Dalla stampa “Vogue” di Versace alla celebre Newspaper Print di Moschino, pattern e grafiche sono diventati il modo per raccontare un Made in Italy meno rigoroso, più ironico e immediatamente riconoscibile. Un passaggio importante all’interno di uno spettacolo che non voleva presentare soltanto le nuove collezioni, ma mettere in relazione epoche differenti della moda.
Beatrice Borromeo sceglie Dior
Tra gli ospiti, Beatrice Borromeo ha portato in Galleria il suo lungo sodalizio con Dior. La giornalista e regista ha scelto un look black & white costruito intorno a una camicia fluida di raso bianco e una gonna nera satinata, una reinterpretazione della slip skirt con un importante drappeggio laterale. A completare l’outfit, sandali T-bar in raso nero decorati con un bocciolo di rosa tridimensionale. Anche il beauty è rimasto essenziale: rossetto rosso mattone, occhi nei toni del rosa antico e del bronzo e capelli biondi lasciati in onde morbide, con le ciocche anteriori portate indietro.

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Pat McGrath e Cyndia Harvey portano il Rinascimento nel beauty
Gli abiti non sono stati l’unico elemento attraverso il quale Vogue World ha guardato alla storia italiana. Per il make-up, Pat McGrath e il suo team hanno reinterpretato i colori della pittura rinascimentale. Il blush rosso, applicato e sfumato verso le tempie, richiamava il rossore delle guance dei ritratti dell’epoca e i cosiddetti “moti dell’animo”, ovvero la rappresentazione delle emozioni attraverso il volto.
L’hairstyling di Cyndia Harvey, realizzato con prodotti Davines, ha invece guardato alla Dama con l’ermellino, a Ginevra de’ Benci di Leonardo da Vinci e alla Venere di Botticelli. Ricci naturali, sezioni lucidate con il gel, intrecci e costruzioni tridimensionali hanno portato le citazioni artistiche dentro un linguaggio da passerella. Uno dei riferimenti ha raggiunto anche gli anni Sessanta, riprendendo l’immagine di Veruschka von Lehndorff fotografata da Franco Rubartelli per Vogue nel maggio 1968, in un incontro tra retrofuturismo e lavorazioni scultoree.

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Hunter Schafer in Prada e il red carpet delle star
Vogue World non si è giocato soltanto sulla passerella. Prima dello show, il red carpet della Galleria ha dato spazio ai look degli ospiti internazionali. Tra questi Hunter Schafer, arrivata con un look Prada composto da crop top e gonna decorata, in un’estetica minimal che richiamava gli anni Novanta.
Il parterre ha riunito moda, cinema, musica e spettacolo, con Monica Bellucci, Jennifer Lopez, Bianca Balti, Ghali e Arianna Fontana tra i nomi che hanno contribuito a trasformare la serata in uno degli appuntamenti più osservati dell’apertura della Fashion Week. Non tutti, però, erano semplicemente seduti ad assistere: una delle caratteristiche di Vogue World è proprio quella di mescolare i ruoli. Cantanti diventano modelli, sportivi e attori entrano nella performance e le top model condividono la scena con personalità provenienti da altri mondi.
Armani, Valentino, Gucci, Prada e le maison del gran finale
Il finale ha riunito alcuni dei nomi che hanno scritto la storia della moda italiana attraverso una serie di Memory Dresses, creazioni bianche e avorio pensate per l’ultimo atto dello spettacolo. Tra le maison coinvolte figurano Valentino, Giorgio Armani, Dolce&Gabbana, Gucci, Fendi, Ferragamo, Bottega Veneta e Prada.
Il bianco è diventato una sorta di pagina aperta sulla quale linguaggi molto diversi potevano convivere. Abiti impalpabili, sfumature avorio e superfici iridescenti hanno chiuso un percorso partito secoli prima con l’artigianato rinascimentale. È probabilmente qui che il concetto di Vogue World è diventato più evidente: non scegliere un’unica idea di moda italiana, ma mettere una accanto all’altra maison, generazioni e tradizioni differenti.
Da eBay a Meta Glasses, tutti i partner dietro lo show
Anche i partner raccontano la dimensione internazionale raggiunta dall’evento. ALO, eBay, Eli Lilly and Company e Meta Glasses sono stati i presenting sponsor, con il sostegno anche di FedEx e OpenAI. eBay ha avuto inoltre un ruolo direttamente collegato alla moda, fornendo una selezione di capi e accessori vintage e pre-loved utilizzati nello show. Tra i nomi ringraziati da Vogue figurano poi Benetton, Campari, Davines, Eataly, Fiat, Galvanina, Novelty, Palazzo Giureconsulti, Santa Maria Novella e Teatro alla Scala.
La città ha partecipato anche attraverso l’ospitalità, con strutture come Casa Brera, Château Monfort, Mandarin Oriental Milan, NH Collection Milano Touring, Palazzo Cordusio Gran Meliá, Rosa Grand Milano – Starhotels Collezione, Residenza del Cardinale Meliá Collection, Straf Hotel e Vik Retreats.
Il progetto di Vogue World per Quarto Oggiaro
Dietro la quantità di star, maison e immagini destinate ai social c’è infine una parte del progetto che guarda oltre la notte del 22 settembre. Il ricavato di Vogue World Milano contribuirà alla riqualificazione della Biblioteca di Quarto Oggiaro, nel nord-ovest della città, con l’obiettivo di creare un nuovo polo culturale rivolto soprattutto ai giovani e alla comunità del quartiere. È la continuità di una componente filantropica presente nelle precedenti tappe di Vogue World, che negli anni hanno sostenuto realtà culturali e creative delle città ospitanti.
Milano è stata così una passerella globale per una notte, ma il racconto costruito sotto la cupola della Galleria andava oltre il red carpet. Versace, Etro, Dolce&Gabbana, Prada, Dior, Caruso, Fratelli Rossetti, Valentino, Armani, Gucci, Fendi, Ferragamo e Bottega Veneta hanno rappresentato linguaggi diversi dello stesso sistema, mentre modelle, musicisti, ballerini, attori e sportivi hanno eliminato per qualche ora i confini tra passerella e spettacolo.
Il punto di arrivo coincide così con quello da cui Vogue World era partito: nell’era dell’intelligenza artificiale e delle trasformazioni tecnologiche, raccontare il Made in Italy significa ancora raccontare chi crea, chi disegna, chi cuce, chi interpreta e chi porta in scena la moda.






