UNA NUOVA ERA

Linkin Park: Unshatter, il ritorno che diventa una rinascita

Diretto da Joe Hahn, il documentario racconta la rinascita dei Linkin Park dopo la morte di Chester Bennington, tra nuove canzoni, l’ingresso di Emily Armstrong e Colin Brittain e il ritorno sul palco con From Zero

di Irene Biondi | 25 Settembre 2026
Foto: Ufficio Stampa

Come si ricomincia quando, nella musica come nella vita, manca una persona che per vent’anni è stata parte dell’identità di un gruppo? È da questa domanda, più ancora che dalla musica, che parte Linkin Park: Unshatter, il documentario diretto da Joe Hahn che arriva al cinema dal 30 settembre al 3 ottobre e racconta il percorso della band dopo la morte di Chester Bennington, fino alla nascita di una nuova formazione e all’album From Zero.

Il titolo stesso, Unshatter, sembra suggerire la direzione del racconto: non cancellare ciò che è accaduto, né fingere che nulla si sia spezzato, ma provare a rimettere insieme i pezzi. E non è un caso che Unshatter sia anche il titolo di una delle prime canzoni scritte dai Linkin Park insieme a Emily Armstrong, poi entrata nell’universo creativo di From Zero. Il risultato è un film che attraversa sette anni di silenzio, dubbi, prove, nuove canzoni e concerti senza trasformare la scomparsa di Chester nel suo unico centro emotivo. Al contrario, il dolore rimane sullo sfondo di una storia che parla soprattutto di ripartenza.

Foto: Ufficio Stampa

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Linkin Park: Unshatter racconta la rinascita della band dopo Chester Bennington

Il documentario parte dal momento più difficile: la morte di Chester Bennington nel 2017 e il vuoto lasciato all’interno dei Linkin Park. I membri della band raccontano quegli anni con una sincerità che si percepisce anche nei momenti in cui le parole sembrano lasciare spazio alle emozioni. Gli occhi lucidi e le esitazioni davanti alla telecamera restituiscono il peso di una perdita che non viene mai banalizzata.

La scelta più interessante, però, è quella di non rimanere troppo a lungo nel dolore. Dopo i primi minuti dedicati a quello che è successo, Unshatter sposta progressivamente lo sguardo verso il futuro. I Linkin Park raccontano infatti il momento in cui hanno iniziato a chiedersi se fosse ancora possibile fare musica insieme e, soprattutto, se quella musica avesse ancora senso senza una voce principale. Prima ancora di pensare a una nuova formazione, il gruppo prova a ritrovare il proprio equilibrio. Mike Shinoda si dedica anche a un progetto solista, pubblicando nel 2018 Post Traumatic. Ma manca qualcosa. O, forse, manca qualcuno. La sensazione è che continuare semplicemente come se nulla fosse successo non sia possibile.

Da qui nasce uno dei passaggi più interessanti del documentario: l’idea di non cercare immediatamente il nuovo membro dei Linkin Park, ma di provare a fare musica con altre persone e capire, strada facendo, cosa sarebbe successo. È un processo graduale, e proprio per questo il ritorno della band non appare come una decisione presa da un giorno all’altro. Il film mostra dubbi, tentativi e prove, fino a quando quella possibilità comincia a trasformarsi in qualcosa di concreto. È anche per questo che Unshatter non si presenta come un semplice tributo a Chester né come un tradizionale making of di From Zero. Il documentario raccoglie infatti materiali realizzati nel corso degli anni, molti dei quali non erano stati inizialmente girati con l’idea di diventare parte di un film, e li trasforma in un racconto che unisce il percorso artistico a quello più personale della band.

Emily Armstrong entra nei Linkin Park e dà una nuova identità alla band

Tra gli elementi centrali di Unshatter c’è naturalmente Emily Armstrong, la nuova voce dei Linkin Park insieme al nuovo batterista Colin Brittain. Il documentario evita però di presentarla semplicemente come la persona arrivata per occupare il posto lasciato libero da Chester. Anzi, uno dei concetti più chiari che emerge dal racconto è proprio il rifiuto dell’idea di trovare qualcuno che potesse essere una copia del frontman scomparso. I Linkin Park avevano bisogno di una persona capace di portare qualcosa di proprio. Ed è proprio questo che il film mostra progressivamente.

All’inizio Emily è una presenza ancora da conoscere, inserita all’interno di un progetto che non ha nemmeno la certezza di diventare davvero la nuova versione dei Linkin Park. Più il racconto procede, però, più la sua presenza sembra naturale. Si vede la cantante prendere confidenza con il gruppo, con le canzoni e con il palco, fino ad arrivare alla sicurezza mostrata durante il concerto di San Paolo. La sua energia diventa parte dell’identità del gruppo.

La sua voce si inserisce nelle canzoni senza dare l’impressione di voler replicare quella di Chester e, arrivati al grande palco di San Paolo, la sensazione è quasi quella di assistere a qualcosa che ormai esiste da molto più tempo. È una trasformazione che, almeno per chi non conosce già profondamente la storia della band, risulta particolarmente evidente proprio perché viene mostrata passo dopo passo. Emily non appare immediatamente come qualcuno che deve dimostrare di meritare un posto nei Linkin Park: è il percorso stesso del documentario a mostrare come, prova dopo prova, quel posto diventi sempre più naturale.

Foto: Screenshot trailer ufficiale

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Come nasce From Zero e perché il ritorno dei Linkin Park funziona

Parallelamente alla costruzione della nuova formazione, Unshatter racconta la nascita di From Zero, l’album che nel 2024 ha segnato il ritorno dei Linkin Park. Anche in questo caso il documentario non si limita a mostrare il risultato finale, ma torna alle prove, alle sessioni in studio e ai momenti in cui le nuove canzoni prendono forma. È proprio questa parte a rendere il film una vera storia di rinascita e non soltanto un lungo concerto. La band racconta anche la preparazione dell’evento con cui ha annunciato al pubblico il proprio ritorno. I fan invitati non sapevano esattamente cosa aspettarsi e le loro reazioni, alternate alle immagini dell’evento, diventano uno dei momenti più spontanei del film. La sorpresa lascia presto spazio all’entusiasmo, soprattutto quando viene presentata Emily Armstrong.

È interessante vedere quelle reazioni anche attraverso i video dei fan che seguivano l’evento in diretta: persone che fino a pochi istanti prima non sapevano cosa stesse per succedere e che si trovano improvvisamente davanti al ritorno di una band che, per anni, sembrava destinata a non tornare più. Le immagini restituiscono così un’altra dimensione della storia: mentre i Linkin Park stanno cercando di capire cosa significhi tornare a essere i Linkin Park, dall’altra parte ci sono milioni di persone che aspettavano semplicemente di rivederli insieme. Unshatter non racconta soltanto il rapporto tra una band e il proprio pubblico. Nel corso del film emerge anche l’amicizia tra i membri, il legame che continua a tenerli insieme al di là della musica e che diventa fondamentale proprio nel momento in cui devono capire se esiste ancora un futuro per il gruppo.

Linkin Park: Unshatter alterna interviste, studio e concerti senza perdere il ritmo

Dal punto di vista della costruzione, il montaggio è probabilmente uno dei punti di forza del film. Unshatter dura circa due ore, ma la sensazione è che scorrano molto più velocemente. Il motivo è soprattutto l’equilibrio trovato tra le diverse componenti del racconto. Non ci sono lunghi blocchi dedicati esclusivamente alle interviste, né una successione continua di esibizioni dal vivo. Il film passa dalle parole dei componenti della band alle immagini delle sessioni in studio, dalle prove prima dei concerti alle performance di San Paolo. Poi, quando una canzone finisce, la narrazione riparte e porta avanti la storia.

È una struttura semplice, ma efficace proprio perché segue un ordine cronologico. Non si ha la sensazione di saltare casualmente da un periodo all’altro: ogni passaggio contribuisce a raccontare il percorso che porta dalla perdita di Chester alla nuova formazione. Il racconto procede per tappe, seguendo la band dalle sessioni del 2022 fino al ritorno sul palco e all’uscita di From Zero. Anche le performance dal vivo non sembrano inserite soltanto per dare spettacolo. Servono a mostrare concretamente il punto a cui è arrivato quel percorso. Ed è proprio sul palco di San Paolo che questa rinascita trova la sua forma più evidente.

Foto: Ufficio Stampa

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Il concerto di San Paolo porta la rinascita dei Linkin Park sul grande schermo

Le immagini del concerto sono probabilmente la parte più spettacolare di Linkin Park: Unshatter. Il palco, il pubblico, le luci, le inquadrature e il montaggio delle performance costruiscono un’esperienza che funziona. La componente musicale non viene mai percepita come un’interruzione del racconto: è il suo naturale punto di arrivo. E forse è proprio questo a rendere efficace il passaggio dalle prove al palco. Prima vediamo una band che cerca di capire come tornare a suonare insieme; poi la vediamo farlo davanti a uno stadio pieno.

Anche in sala il coinvolgimento è evidente: durante alcune canzoni, qualche fan non riesce a trattenersi e inizia a cantare. È un dettaglio piccolo, ma racconta bene la differenza tra assistere semplicemente a un film musicale e vivere, anche indirettamente, un concerto dei Linkin Park.

Linkin Park: Unshatter, la recensione di un ritorno che diventa una rinascita

Alla fine, Unshatter non è soltanto il racconto di un gruppo musicale che torna sul palco. È il racconto di una band che deve prima capire se esiste ancora, e in quale forma. La morte di Chester Bennington è il punto da cui tutto parte, ma non è il punto in cui il film decide di fermarsi. Il documentario sceglie di guardare avanti, seguendo i Linkin Park mentre provano a ritrovare una voce, un equilibrio e una nuova identità. Emily Armstrong e Colin Brittain diventano così parte di un processo più grande: non la semplice sostituzione di due componenti, ma la costruzione di una nuova fase della storia della band.

Il risultato è un film che non sembra mai troppo lungo, che dosa bene interviste, musica, immagini di studio e concerti e che trova nel palco di San Paolo la conclusione naturale del proprio percorso. E forse la parola che rimane più impressa dopo i titoli di coda è rinascita. Non una cancellazione del passato, non il tentativo di sostituire ciò che non può essere sostituito, ma la scelta di capire se, dopo essere stati spezzati, sia ancora possibile tornare a essere una band.

Linkin Park: Unshatter arriva nelle sale italiane dal 30 settembre al 3 ottobre 2026. Il 25 settembre arriva invece UNSHATTER (Live in São Paulo), la colonna sonora live del documentario, con performance che attraversano la carriera della band e registrazioni esclusive non presenti nel film. Un altro modo, anche attraverso la musica, per prolungare quella ripartenza oltre lo schermo.

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