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La forma dell’acqua: amore, morte e resurrezione in un capolavoro

Il film, ricco di simboli, che ha trionfato agli Oscar

Agli Oscar 2018, la novantesima edizione, La forma dell’acqua di Guillermo del Toro ha trionfato aggiudicandosi 4 statuette (miglior film, migliore regia, migliore scenografia e colonna sonora). Un successo più che meritato per questo apologo straordinario sulla solitudine e la diversità.

Una donna muta (Elisa Esposito interpretata da Sally Hawkins) negli Stati Uniti degli anni ’60 (a Baltimora per la precisione) lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio dove avvengono inquietanti esperimenti. Suo unico amico un artista gay (Giles: Richard Jenkins) in pausa di riflessione dal lavoro e dall’amore, sua unica confidente una collega afroamericana (Zelda Delilah Fuller: Octavia Spencer).

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Tra solitudini e piccole miserie quotidiane, la tenera Elisa saprà guadagnarsi una vita nuova accanto al suo grande amore, ma prima dovrà avventurarsi tra le meschinità della vita quotidiana: fatta di discriminazioni e di lotte per il potere, piccolo o grande che sia.

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La forma dell’acqua di Del Toro, una favola di ricca di simboli

Il verde domina come colore nelle sue varie tonalità: è il verde della luce in cui si muovono i personaggi del film e dell’acqua di cui ha bisogno per vivere la creatura anfibia, che nella sua terra d’origine è venerata come un Dio. Verde, ma di una tonalità più chiara, è anche la torta di cui fa incetta il tenero Giles, da quando si è invaghito del commesso di una pasticceria, ma sarà allontanato dal locale dopo che il ragazzo ha scoperto la sua omosessualità. Quando il verde chiaro arriva a confondersi con l’azzurro ghiaccio di una macchina potente, come quella comprata dall’arcigno colonnello Richard Strickland (Michael Shannon), allora può anche diventare simbolo di arroganza.

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La forma dell’acqua è un apologo fantastico e come tutte le favole ha una forte e potente simbologia. La creatura anfibia, ad esempio, che convince persino un duro e spietato come il colonnello Strickland (Michael Shannon) a considerarlo un dio, a noi sembra più un Cristo che subisce la sua personale e umiliante Via Crucis in laboratorio, ma poi risorge e dona ad altri la salvezza.

Ruggero Biamonti



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