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Amendola: “Non voglio vivere in un Paese che chiude i suoi porti”

L’attore contro le politiche del Governo sull’immigrazione

Claudio Amendola, per la prima volta los corso aprile, ha raccontato il grave problema di salute che lo ha colpito qualche mese prima e di cui non aveva mai parlato: “A settembre ho avuto un piccolo infarto, di quelli che è meglio correre all’ospedale”, ha confessato  l’attore nel salotto di Silvia Toffanin, ospite di Verissimo e aveva continuato dicendo che la sua vita è cambiata radicalmente: “Ho smesso di fumare, sono dimagrito dodici chili e ora mi sento come un trentenne”.

E ora con la grinta di un trentenne interviene nel dibattito politico: “Non voglio vivere in un Paese che chiude i suoi porti”, ha detto Claudio Amendola, ospite dell’arena organizzata dal Piccolo Cinema America presso il Porto Turistico di Roma a Ostia, commentando le politiche sull’immigrazione del nuovo governo giallo-verde e, in particolare, del neo ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

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Dopo la proiezione del suo film Il permesso – 48 ore fuori, dal palco allestito davanti al maxi-schermo, l’attore e regista romano ha detto: “Salvini sta dando voce a un sentimento che è più lontano da me di qualunque cosa voi possiate pensare, ma vedo che è un sentimento che purtroppo fa proseliti e che cresce in Italia. Ho intuito che Salvini cavalcava delle sensazioni che sono facili, sono naturali nell’uomo, sono semplici da portare avanti. Io credo che stiamo perdendo di vista la nostra indole, che è quella di un paese con quattromila chilometri di coste, siamo partenti e siamo arrivanti”.

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“Non possiamo nascondere questa nostra antichissima tradizione – ha continuato l’attore – siamo un popolo di mare. Anche chi vive in Padania in qualche modo è un mezzo marinaio. Tutti noi dobbiamo avere un pochino di coscienza e un pochino di paura, di non lasciare andare questo meraviglioso paese in una deriva che non ci appartiene e non ci è mai appartenuta, credo sia il momento di risvegliare delle coscienze un po’ troppo sopite. Forse se siamo uno dei pochi Paesi europei a non aver mai fatto una vera rivoluzione è proprio perché ogni tanto ci mettiamo seduti e lasciamo che le cose passino e forse questa cosa qua invece non deve passare. Non lo dico per ideologia, lo dico per umanità. Io non sono credente, ma lo dico per umanità cristiana: non voglio far parte di un paese che chiude i porti e lo voglio dire da qua (dal Porto di Roma, ndr)”.



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