Foto: Maurizio D'Avanzo/ IPA

La musica è protagonista ma non coinvolge

L’evento musicale italiano più atteso dell’anno è iniziato. La prima puntata del Festival di Sanremo è stata all’insegna della sobrietà, della musica e della funzionalità. Pochi fronzoli, poche chiacchiere. Ci sono 24 concorrenti in gara, e bisogna correre. I tre mattatori di questa sessantanovesima edizione arrivano sul palco su una pedana sospesa: Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio. Intonano insieme Via, canzone del direttore artistico. Brevi saluti, e si parte. 

In veloce sequenza si esibiscono sei artisti. Il primo è Francesco Renga, seguono Nino D’Angelo e Livio Cori, la svolta rock e orecchiabile di Nek, la quota indie con gli Zen Circus, Il Volo, Loredana Berté in minigonna. Non si riesce a prendere fiato. I presentatori sono rapidi e professionali, e tutti i siparietti scorrono veloci. L’imbarazzo della prima serata c’è e si vede, ma è perdonabile. I momenti commoventi, l’esibizione di Andrea Bocelli e il figlio Matteo, il ricordo di Fabrizio Frizzi, aiutano a riequilibrare i ritmi.

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Foto: Ufficio Stampa

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Nella stessa direzione vanno i siparietti comici, che non si dilungano mai troppo. Bisio sceglie la coraggiosa strada del sarcasmo tagliente per difendere Baglioni dalle accuse di essere troppo politico, Virginia Raffaele e l’ospite Pierfrancesco Favino, che aveva condotto lo scorso anno, dimostrano la loro ecletticità esibendosi in un medley di brani tratti da musical, con Claudio Santamaria si ricorda il Quartetto Cetra. Tocca poi a Daniele Silvestri e a Rancore, che criticano aspramente l’abuso di internet da parte dei giovani, Shade e Federica Carta, Ultimo, Paola Turci. Motta stupisce con un inno sull’incertezza dei giovani adulti italiani, i BoomDaBash portano sul palco l’estate reggae.

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Patty Pravo e Briga segnano il primo problema tecnico di una serata filata velocissima. Qualcosa non va, e i due artisti stanno sul palco qualche secondo, in silenzio, nell’imbarazzo generale. Tutto si risolve e via avanti con la cavalcata. Simone Cristicchi commuove, Achille Lauro sconvolge, Arisa dimostra ancora una volta di essere di casa sul palco dell’Ariston. Il comandante di cui parlano i Negrita sarà Matteo Salvini? Ma la vera rivelazione della serata è Ghemon, con Rose Viola. Il resto della puntata scorre in una nube sonnolenta con Einar, gli Ex Otago, Irama, Anna Tatangelo, Enrico Nigiotti, Mahmood. Un debutto senza infamia né lode, di prova e di rodaggio, un po’ sottotono e incolore, che non riesce a convincere appieno. Non ci sono momenti che spiccano e tutto sembra confondersi con le luci di un palco avveniristico e semovente. 

Priscilla Lucifora 

Foto: Maurizio D’Avanzo/IPA

 

 

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