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Quando si dice: “Amici amici, e poi ti rubano la bici”

Truffato per più di  700 mila euro, Corrado Guzzanti, attore comico e conduttore televisivo è stato vittima di un raggiro durano per ben 10 anni.  “E’ una vicenda che mi ha segnato dal punto di vista umano e professionale”, queste le sue parole di ieri, 12 marzo, durante l’udienza al tribunale Monocratico di Roma. Le persone coinvolte in questo processo sono due: il produttore ed anche manager del Gruppo Ambra, Valerio Trigona Terenzio e il suo collaboratore, nonché braccio destro, Cesare Vecchio.

“Ho scoperto di essere talmente rovinato che 500 euro mi avrebbero fatto comodo”, ricordando il Guzzanti di quel periodo. Ma da cosa nasce tutta questa storia? Bene, è stata proprio l’amicizia con il suo stesso produttore Terenzio Valerio Trigona, ad intrappolare il povero, è proprio il caso di dirlo, Guzzanti. Il manager ed il collabratore Cesare Vecchio sono, entrambi, accusati di truffa ai danni dell’Attore romano, ascoltato ieri in udienza come persona offesa.

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“Il nostro rapporto professionale (quello fra il comico e Trigona) inizia nel 1994, durato 19 anni, fino al 2013”, spiega Guzzanti al microfono del tribunale monocratico, dando così inizio ad una lunga deposizione, durata, infatti, oltre tre ore. Di tre anni fa l’interruzione di tale sodalizio “dopo avermi causato un danno da quasi un milione di euro e con la mia abitazione pignorata dalla banca”. Trigona, stesso, avrebbe addirittura confidato al comico di averlo truffato. Eppure sembrava essere un’amicizia speciale la loro, vera, tanto che Trigona, avendo collaborato con artisti del calibro di Lucio Dalla e Gino Paoli, avrebbe deciso, con la complicitàdi Vecchio di prendersi cura della contabilità di Guzzanti. “Un conflitto d’interesse, perché da una parte era il mio pagatore e dall’altra chi doveva emettere le fatture”, così continua il Comico Conduttore.

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I pubblici minitesri, però, sostengono che il raggiro sia stato ben più ampio. Il Produttore infatti, avendo a sua disposizione e sotto il suo controllo anche altri conti correnti “ometteva il pagamento delle imposte o pagava parte di tali imposte in ritardo, generando un debito del Guzzanti verso l’erario di 900mila euro”, come si legge dagli atti giudiziari.

La truffa iniziata nel 2004, si è estesa fino al 2013. “Era il 10 giugno e Terenzio mi confessò: si è vero ti ho truffato. Poi ha preso una borsa di cuoio piena di documenti in ufficio e se ne è andato”. Da lì ebbe inizio per Guzzanti il fallimento, costringendolo ad andare avanti “a scatolette di tonno”, come lui stesso ironizza.

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