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La sua riflessione sul mestiere dell’attore

Stefano Accorsi, classe 1971, è un attore affermato. Uno dei volti più famosi e riconoscibili del cinema italiano, quello con velleità serie e impegnate. Il film che lo consacrò fu certamente l’Ultimo Bacio, di Gabriele Muccino. Era il 2001. Da quel momento in poi Accorsi ha lavorato con Ferzan Özpetek, Michele Placido, Nanni Moretti e molti altri.

Ma anche lui, a volte, è insicuro per quanto riguarda la sua carriera e il suo lavoro. O almeno lo è stato: “Sono stato in Francia nove anni, girando solo quattro film in Italia. Per fortuna ho fatto dei film francesi. Gli ultimi anni in cui ho vissuto a Parigi ho temuto che il cinema italiano non mi cercasse più” ha rivelato l’attore. “Magari dall’esterno non si percepisce, ma il mio è un mestiere dove non si è mai al riparo. Io mi diverto molto e non vorrei perderlo quel divertimento.”

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Le sue confessioni al settimanale Grazie non si fermano qui, Accorsi infatti rivela un buffo aneddoto risalente alla sua esperienza teatrale: “Avevo ripassato bene il testo, ma a un certo punto, sul palcoscenico, ho avuto un buco della memoria, e mi sono sentito solo come mai nella mia vita. Ho farfugliato qualcosa che però non era in rima, finché non ho ritrovato la memoria. Dopo, quando il testo torna, ci si sente pieni di adrenalina. C’erano miei amici tra gli spettatori, e ho chiesto se si fossero accorti dell’impasse. Niente. Come il dramma di un moscerino: non se ne accorge nessuno. L’attore è un cavallo che deve saltare l’ostacolo. Se non lo fa, non va bene per questo mestiere.”

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Una vita difficile e insicura, quella dell’attore, quindi, ma Stefano la consiglierebbe ai giovani, anche se con qualche avvertimento: “Se un ragazzo sente la chiamata, vale la pena di provare. Anzitutto consiglio di studiare recitazione, in una delle scuole riconosciute dal ministero. Secondo me bisogna restare in Italia, non andare all’estero, perché è molto difficile entrare negli stilemi di un’altra cultura. Si rimane degli stranieri. Però è importante essere pronti per un’eventuale occasione internazionale, studiando le lingue e viaggiando molto.”

P.L.

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